Arte Egizia:
produzione artistica
e architettonica dell'antico Egitto dai tempi preistorici fino all’annessione
all’impero romano, avvenuta nel 30 a.C. L'Egitto conobbe uno sviluppo
culturale molto più lineare e continuo rispetto alle altre civiltà mediterranee,
svoltosi senza rotture nette o bruschi mutamenti dalla fine del IV millennio
a.C. al I secolo a.C. Quando, a partire dall’XI secolo a.C., diverse
potenze straniere si avvicendarono nel controllo della regione, gli apporti
delle culture esterne vennero assorbiti in misura ridotta e rielaborati senza
tradire i caratteri fondamentali della civiltà egizia. L'arte in ogni sua espressione
era principalmente al servizio del faraone, considerato un dio in terra, o
destinata alla decorazione di edifici pubblici e religiosi. Fin dalle epoche
più remote, la fede in una vita dopo la morte portò a seppellire
i defunti con un corredo di beni materiali che assicurasse loro ogni agio anche
nell'aldilà. I cicli naturali – le piene annuali del Nilo, il
susseguirsi delle stagioni, l’alternarsi del giorno e della notte – venivano
considerati espressione del volere degli dei (vedi Mitologia egizia);
nel pensiero, nella morale e nella cultura era profondamente radicato un
profondo rispetto per l'ordine e l'equilibrio. I cambiamenti e le innovazioni
non erano incoraggiati; perciò anche lo stile e le convenzioni figurative dell'arte
egizia, stabiliti agli albori di questa civiltà, rimasero pressoché inalterati
per oltre tre millenni.
LA PREISTORIA E IL PERIODO DINASTICO ANTICO
I primi abitanti dell'area
del Nilo si insediarono sui terrazzamenti creati dal fiume. Gli strumenti e
i manufatti rinvenuti documentano l'evoluzione dallo stadio di cacciatori-raccoglitori
a quello di agricoltori stanziali. Intorno al 4000 a.C., la civiltà egizia
entrò nella sua prima fase di sviluppo, che viene fatta convenzionalmente
terminare nel 3100 ca. a.C. Intorno a quella data, il paese, diviso in
Alto Egitto a sud e Basso Egitto a nord, fu riunificato sotto la guida di potenti
condottieri meridionali, che diedero inizio al periodo dinastico antico, conclusosi
nel 2778 ca. a.C. La nascita del potere centrale è commemorata nella Stele
del re Narmer (3100 ca. a.C., Museo egizio, Il Cairo), una pietra scolpita
che raffigura il re, con il capo cinto dalla corona tipica del Regno del Sud,
nell'atto di soggiogare i popoli settentrionali. Risalgono a questa lunga epoca,
durata circa un millennio e duecento anni, alcuni resti di insediamenti organizzati
e numerosi manufatti rinvenuti nelle necropoli, oggetti deposti nelle tombe
insieme al corpo imbalsamato – la mummia – affinché lo spirito
potesse usarli nella sua nuova vita. Ci sono giunte così importanti
testimonianze della vita del tempo, soprattutto attraverso il vasellame, le
armi e gli utensili ritrovati. Le ceramiche venivano decorate con scene ispirate
alla quotidianità; tra i motivi ricorrenti vi sono figure di uccelli
e animali che abitavano le sponde del Nilo e, nelle opere del tardo periodo
predinastico, compaiono anche le imbarcazioni a più remi caratteristiche
del fiume. Il rame era impiegato in quantità limitata per realizzare
grani per collane e semplici utensili, mentre quasi tutti gli attrezzi erano
scolpiti nella pietra (notevoli tra i reperti sono ad esempio i mortai per
macinare i pigmenti usati per truccare gli occhi). Molto comuni erano le
piccole sculture in avorio e in osso intagliati o in creta.
L’ANTICO REGNO
L'Antico Regno, databile dalla
III alla VI dinastia, occupò i cinque secoli compresi tra il 2778 ca.
e il 2220 a.C. Nonostante la riunificazione politica fosse già compiuta
nel 3100 ca. a.C., la divisione dell'Egitto in due parti distinte, a sud e
a nord, rimase forte per tutto l’Antico Regno.
Le tombe dei regnanti delle
prime dinastie, costruite ad Abido e Saqqara, imitavano la struttura dei
palazzi o dei templi; il gran numero di ceramiche e oggetti in pietra, in avorio
e in osso intagliato che vi sono stati rinvenuti attestano l'elevato livello
di sviluppo artistico e artigianale dell'Egitto dell'Antico Regno. La scrittura
a geroglifici, con cui si esprimeva la lingua egizia, si trovava allora nello
stadio iniziale della sua evoluzione. Durante la III dinastia,
l'architetto Imhotep costruì per il faraone Zoser (2737 ca. - 2717 ca. a.C.)
a Saqqara, nei pressi della capitale Menfi, un intero complesso funerario composto
da un gruppo di templi ed edifici annessi, e dalla grande piramide a gradoni
nella quale fu deposto il corpo del re: quest’ultima è forse il
più antico esempio conservatosi di architettura monumentale e una delle
prime versioni della tipica piramide egizia. Le piramidi di Giza, in
cui furono sepolti i faraoni della IV dinastia, testimoniano la perizia ingegneristica
degli architetti egizi, capaci di edificare monumenti che sono ancora oggi
considerati fra le meraviglie del mondo. La grande piramide di Cheope raggiungeva
originariamente l'altezza di 147 m ed era formata da circa 2.300.000 blocchi
di pietra del peso medio di 2,5 tonnellate ognuno. Oltre che dalla piramide,
ogni impianto funerario era costituito da un tempio a valle, una strada d'accesso
e un tempietto o una cappella in cui venivano celebrati i riti religiosi
in onore dello spirito del faraone. Intorno a Giza – dove
si trova, oltre alle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino, anche la nota
Sfinge – si sviluppò una necropoli formata da numerose mastabe (termine
antico che significa "panche in mattoni d'argilla"), cioè tombe a
tronco di piramide, con tetto piatto e pareti a scarpata, chiamate così per
la loro somiglianza con le panche allora poste di fronte alle case. Le mastabe
erano riservate ai membri della famiglia reale, agli alti ufficiali, ai cortigiani
e ai funzionari: per la maggior parte avevano un pozzo perpendicolare che conduceva
alla camera funeraria, contenente la mummia e il corredo funerario. In epoche
successive, alla tomba costruita in conci di pietra subentrò un’altra
tipologia, quella della sepoltura scavata direttamente nella roccia. Dalla disposizione delle tombe
di Giza e Saqqara si deduce il modello urbanistico al quale i costruttori si
erano ispirati. Poco si conosce invece dell'architettura domestica dell'Antico
Regno, poiché le abitazioni comuni e i palazzi erano costruiti in adobe
e non si sono conservati. Le testimonianze più interessanti sui costumi
e le condizioni di vita degli antichi egizi derivano quindi dai templi e
dalle tombe, realizzati in pietra e destinati a durare.
Rispetto al periodo dinastico
antico, la scultura egizia conobbe nell’Antico Regno una rapida evoluzione:
fin dal tempo di Zoser, tipiche furono le grandi statue dei faraoni, che
si credeva ne ospitassero lo spirito. La tecnica ricorrente prevedeva che il
blocco di pietra venisse dapprima squadrato fino ad assumere la forma di un
parallelepipedo, quindi sbozzato sul lato frontale e sui due laterali secondo
la figura umana da rappresentare: la scultura che ne risultava era pensata
per essere osservata frontalmente. Dovendo creare un'immagine atemporale
ed eterna della persona ritratta, l'artista non era interessato a una descrizione
naturalistica della sua fisionomia: inoltre rappresentava la figura perlopiù in
piedi, bloccata in una posizione statica, anche quando la situazione evocata
doveva essere di movimento. L'anatomia umana era nota, ma veniva tradotta in
forma astratta; le immagini dei regnanti, in particolare, venivano idealizzate
e caricate di una grande dignità. Una statua in diorite di
Chefren (2530 ca. a.C., Museo egizio, Il Cairo), il faraone per il
quale fu costruita la seconda grande piramide di Giza, riassume tutte le caratteristiche
tipiche del modo di rappresentare i sovrani nell’Antico Egitto: il re è assiso
su un trono decorato da un emblema delle terre riunificate, con le mani sulle
ginocchia, il capo eretto e lo sguardo rivolto lontano. Il falcone del dio
Horus posto alle sue spalle simboleggia che egli è "Horus vivente".
I volumi sono compatti, quasi geometrici, e tutte le parti della figura sono
bilanciate, dando vita a una potente immagine di regalità divina. I personaggi della famiglia
del faraone e gli alti dignitari potevano venire raffigurati anche in gruppi
scultorei, insieme a congiunti e consanguinei ancora viventi. Le statue erano
in pietra, in legno e raramente in metallo, e venivano dipinte; gli occhi erano
fatti con altri materiali, come il cristallo di rocca, e incastonati nella
statua per aumentarne l'effetto di verosimiglianza. Le sculture ritraevano
quasi esclusivamente persone altolocate; talvolta venivano rappresentati anche
personaggi umili intenti a preparare il cibo o a svolgere attività artigianali,
in statue da deporre nella tomba degli aristocratici, quale immagine imperitura
della loro servitù. Se i rilievi sui muri
dei templi dovevano perlopiù glorificare il re, quelli nelle camere
interne delle tombe rappresentavano gesti e cose gradite allo spirito del defunto,
che lo accompagnassero nella vita dell’aldilà. Spesso si tratta
di scene in cui il defunto prende parte o sovrintende a varie attività,
come quando era in vita. Il tipico metodo di raffigurazione bidimensionale
della figura umana, sia scolpita sia dipinta, fu dettato dall’intento
di cogliere l’essenza della persona; combinava la rappresentazione di
profilo del capo e della parte inferiore del corpo a un’immagine frontale
del torso, offrendo così la descrizione più chiara di ogni parte.
Questa regola era sempre adottata nei ritratti dei re e dei membri della nobiltà;
mentre per i servitori e i lavoratori dei campi erano concesse variazioni e
interpretazioni più libere. Per completare l'effetto di verosimiglianza
i bassorilievi venivano colorati e alcuni dettagli aggiunti solo a pennello;
abbiamo anche testimonianze, risalenti all'Antico Regno, di rare decorazioni
non scolpite, ma interamente affrescate. Dai bassorilievi funerari si
possono trarre molte indicazioni relative alla vita e ai costumi egizi; vi
sono illustrati i metodi per allevare il bestiame, le varietà dei cibi
e i modi per prepararli, la cattura degli animali selvatici, la costruzione
delle navi e diverse attività artigianali. Le immagini erano disposte
sulle pareti in bande orizzontali, o registri, e dovevano essere lette come
narrazioni di eventi ricorrenti, ciclici.
Le ceramiche riccamente decorate
del periodo dinastico antico lasciarono il posto nell’Antico Regno a
manufatti di fine fattura privi di ornamentazione, spesso con la superficie
brunita, elaborati in una grande varietà di forme. La ceramica era materiale
utilizzato per tutti i tipi di recipienti, sia per quelli impiegati per mangiare
e bere, sia per quelli di grandi dimensioni destinati a conservare cibi o
bevande, come ad esempio la birra. I gioielli erano in oro
e pietre dure, ornati di quei motivi zoomorfi e vegetali ai quali si ispirarono
sempre, in tutta la loro storia, le arti decorative egizie. Ci sono giunti
ben pochi esempi di mobili del tempo, ma dalle pitture tombali si desume
che sedie, letti, sgabelli e tavoli fossero di forma piuttosto essenziale,
decorati a motivi vegetali e con gambe terminanti con una parte scolpita a
foggia di zampa animale. Al termine della VI dinastia
il potere centrale si era indebolito; i governatori locali presero a farsi
seppellire nelle rispettive province invece che nei pressi dei complessi funerari
del loro re. Risale a quest'epoca la più antica statua in metallo conservatasi,
una figura in rame (Museo egizio, Il Cairo) di Pepi I, che regnò dal
2395 ca. al 2360 a.C.
MEDIO REGNO
Il cosiddetto "primo periodo
intermedio" (dalla VII alla X dinastia) rappresentò un'epoca di generale
confusione e anarchia; si tentò di tenere in vita le tradizioni artistiche
dell'Antico Regno, ma, fino al momento in cui i potenti signori di Tebe riunirono
nuovamente il paese, le manifestazioni del gusto estetico e decorativo non
eguagliarono il vigore del periodo precedente. Mentuhotep II, faraone dell'XI
dinastia che regnò dal 2061 al 2010 a.C., fu il primo sovrano del
Medio Regno unito; promosse un nuovo stile nei monumenti funerari, in parte
ispirato ai complessi piramidali dell’Antico Regno. Nella valle sulla
riva sinistra del Nilo, a Tebe, fece costruire una serie di templi disposti
lungo la strada lastricata che conduceva a un santuario; quest’ultimo
era posto su una piattaforma scavata nel fianco della montagna e recava scolpita
sui suoi muri l’immagine del faraone in compagnia degli dei.
L'architettura del Medio Regno
non è degnamente rappresentata dagli esempi conservati. Notevole è solo
un piccolo edificio, risalente al periodo di Sesostri I (che regnò dal
1962 al 1928 a.C.) della XII dinastia, venuto alla luce fra i templi di
Karnak. Si tratta di una sorta di cappella, corrispondente a una stazione della
processione del battello sacro: la sua struttura cubica, realizzata con un
sistema complesso di pilastri e architravi, è caratterizzata da purezza
di linee e proporzioni armoniose. Alcune parti sono decorate da fini rilievi
con immagini del re e delle divinità.
Nella scultura del Medio
Regno viene spesso riconosciuta un’inedita tendenza realistica. Se le
prime opere di questo periodo imitavano ancora da vicino lo stile dell'Antico
Regno, nell’intento di ripristinare le antiche tradizioni, la scultura
della XII dinastia rivela un certo interesse nei confronti della realtà.
Le statue ben caratterizzate dei faraoni Amenemhet III e Sesostri III sono
molto differenti da quelle dei loro predecessori, idealizzate e in tutto assimilabili
alle astratte rappresentazioni delle divinità. Ora, il viso dei personaggi
ritratti esprime la loro indole e la loro determinazione, e al di sotto delle
superfici levigate si intuisce una struttura anatomica particolare, che produce
un effetto di verosimiglianza del tutto nuovo nell'arte egizia.
L'abitudine, diffusa tra i
funzionari del faraone, di costruire monumenti funerari nei centri delle regioni
da essi controllate, piuttosto che nella capitale del regno, perdurò a
lungo. Alcune di queste tombe furono ornate da rilievi simili a quelli di Assuan,
mentre nel Medio Egitto molte furono semplicemente affrescate, a opera di artigiani
locali che tentavano di uniformarsi agli stili ufficiali. Vi compaiono talora
nuovi motivi pittorici, ma in genere la scelta dei soggetti e lo stile sono
ispirati ai modelli più antichi. Dipinte erano anche le decorazioni
dei sarcofagi rettangolari in legno caratteristici di quest'epoca.
Risalgono al Medio Regno
oggetti preziosi e raffinati, tra i quali spiccano i gioielli realizzati
con metalli preziosi e intarsiati con pietre policrome. La terracotta invetriata
conobbe largo impiego nella produzione di amuleti e figurine.
Il Nuovo Regno
L’epoca della XIII dinastia
fu caratterizzata dall’avvicendarsi di governanti deboli, che regnarono
ciascuno per pochissimo tempo (se ne contano circa 50 nell'arco di centoventi
anni). Durante il cosiddetto "secondo periodo intermedio" (dalla XIV alla XVII
dinastia) il paese fu nuovamente diviso. Gli hyksos, invasori stranieri originari
dell'Asia occidentale, penetrarono in Egitto e ne divennero i signori. A loro
si deve l'introduzione nella regione di nuove conoscenze tecnologiche, grazie
alle quali la civiltà egizia poté di lì a poco tornare
a svolgere un ruolo dominante nel Mediterraneo orientale. Nel XVI secolo a.C.
da Tebe ripartì la lotta per la riunificazione, che portò alla
cacciata degli occupanti hyksos e al ripristino di un unico potere regale.
Il Nuovo Regno (1580-1085 a.C.), iniziato con la XVIII dinastia, rappresentò un
periodo di grande ricchezza e potenza per l’Egitto; il commercio con
l'estero si intensificò e si moltiplicarono le conquiste.
I re della XVIII, XIX
e XX dinastia promossero grandemente l'architettura religiosa. Riportata la
capitale a Tebe, il dio locale Ammone divenne la principale divinità egizia.
Quasi tutti i faraoni del Nuovo Regno commissionarono nuovi templi e costruzioni
a Karnak, centro del culto di Ammone, contribuendo così a creare uno
dei più imponenti complessi religiosi della storia. Grandiosi portali,
cortili colonnati e sale sorrette da colonne polimorfe, decorate con obelischi
e statue, erano sfarzosa testimonianza del potere del re e dello Stato. Sulla riva sinistra del
Nilo, nei pressi della necropoli di Tebe, sorsero numerosi templi per il culto
dei defunti. Durante il Nuovo Regno le spoglie dei faraoni vennero deposte
nelle tombe scavate nella roccia dell'arida Valle dei Re; all’ingresso
della valle sorgevano vari edifici religiosi, tra cui si distingue il tempio
funerario (1478 ca. a.C.) della regina Hatshepsut a Dayr el-Bahri.
Costruito dall'architetto reale Senemut e collocato sulle alte sponde del Nilo
nei pressi del tempio di Mentuhotep II, faraone dell'XI dinastia, era una struttura
terrazzata dotata di numerosi altari e ornata di rilievi che illustravano le
imprese di Hatshepsut. Altri faraoni vollero costruire i propri templi più in
basso, sui terreni coltivati. Diverse tombe furono scavate
nelle pendici rocciose della Valle dei Re, nel tentativo – non sempre
riuscito – di celare le sepolture reali. I lunghi e ripidi corridoi,
le scale e le camere funerarie erano decorati con bassorilievi e affrescati
con scene ispirate a testi religiosi (vedi Letteratura egizia): tali
immagini dovevano proteggere e aiutare lo spirito nella nuova vita. Il faraone della XIX dinastia
Ramesse II fece edificare il gigantesco tempio rupestre di Abu Simbel in Nubia,
nel sud del paese, addossato alla montagna e presidiato da quattro colossali
statue del re. Tra il 1963 e il 1972, per impedire che tali superbi resti dell’antica
civiltà egizia venissero sommersi dalle acque raccolte dalla nuova
diga di Assuan, si smontò l’intero complesso e lo si ricostruì a
una quota superiore. Come nelle epoche precedenti,
anche nel Nuovo Regno le dimore comuni e i palazzi dei nobili erano in adobe.
I reperti conservati rivelano che le case aristocratiche si articolavano in
più stanze, con pavimenti, mura e soffitti dipinti. Gli esponenti dei
ceti benestanti abitavano sovente in piccole tenute, con edifici residenziali
e altri di servizio, circondate da un recinto. Si sono scoperti anche resti
di modeste abitazioni comuni, raggruppate in villaggi del tutto simili a
quelli dell'Egitto moderno.
Durante il Nuovo Regno
la scultura raggiunse altissimi livelli di precisione tecnica e qualità artistica.
La severa stilizzazione dell'Antico Regno e il realismo del Medio Regno furono
abbandonati a favore di uno stile raffinato, di tono nobile e sostenuto, e
al contempo attento alla delicatezza dei dettagli e alla grazia della linea.
Inaugurato durante i regni di Hatshepsut e Tutmosi III, questo stile raggiunse
la piena maturità all'epoca di Amenofi III, che diede inizio ai lavori
per il tempio di Luxor. L'arte del periodo di
Akhenaton, figlio di Amenofi III, riflette i cambiamenti nella religione ufficiale
voluti dal faraone: unico dio degno di venerazione, e di conseguenza di rappresentazione
artistica, era adesso Aton, il sole. Akhenaton favorì un’arte
realistica e dapprincipio in certe manifestazioni perfino caricaturale, che
si sviluppò tuttavia nel tempo in forme più eleganti, conservando
una forte carica espressiva. Ne è esempio il famoso busto in calcare
dipinto (1365 ca. a.C., Staatliche Museen, Berlino), ritratto di
Nefertiti, la regina sposa di Akhenaton.
Se gli edifici religiosi
erano ornati soprattutto con elaborati ed estesi bassorilievi, durante il Nuovo
Regno la decorazione delle tombe private fu affidata principalmente alla pittura.
I resti di affreschi rinvenuti nella necropoli di Tebe, riproducenti scene
della vita del tempo, costituiscono una ricca fonte di informazioni sul graduale
mutamento della tradizione pittorica. Rispetto alla scultura, si nota una maggiore
libertà rappresentativa e un più consapevole realismo, sia
nella resa delle espressioni e delle fisionomie dei soggetti, sia nella raffigurazione
delle molteplici attività economiche, commerciali e artigianali (notevole
la descrizione dei vivaci empori fluviali e delle botteghe dei villaggi). Anche i riti funebri erano
illustrati nei minimi dettagli, dalla processione alla cerimonia della deposizione
della tomba. Uno dei motivi caratteristici delle pitture tombali tebane, i
cui primi esempi risalgono ancora all'Antico Regno, è la rappresentazione
del defunto nell'atto di cacciare e pescare tra i papiri, passatempi ai quali
lo spirito avrebbe potuto dedicarsi nell'eternità.
Le arti decorative del
Nuovo Regno conobbero uno sviluppo qualitativo analogo a quello della scultura
e della pittura. Gli oggetti di uso comune destinati alla corte del faraone
e alla nobiltà erano di raffinata fattura, come testimonia il corredo
funerario ritrovato nella tomba di Tutankhamon nel 1922: notevoli i pezzi realizzati
con materiali preziosi magistralmente combinati, alabastro, ebano, oro, avorio
e pietre dure. Anche la ceramica del Nuovo Regno rivela grande perizia tecnica
e cura nella decorazione, segnando l’affermarsi di uno stile basato sull’uso
di colori brillanti e sulla predilezione per i motivi floreali.
EPOCA TARDA
Agli energici re della XVIII
e XIX dinastia e ai primi faraoni della XX succedettero sovrani più deboli,
ai quali sfuggì il controllo del paese. Ramesse III (che regnò dal
1197 al 1165 a.C.), l'ultimo potente faraone della XX dinastia, costruì sulla
sponda occidentale del Nilo l'immenso tempio funerario di Medinet Habu, uno
dei meglio conservati del periodo; vi era annesso un palazzo, che fu utilizzato
dal faraone in vari momenti del suo regno. Sulle mura del tempio sono scolpite
scene di battaglia ispirate alle campagne di guerra di Ramesse III, condotte
contro invasori stranieri. Durante le dinastie che
vanno dalla XXI alla XXIV l’Egitto visse un periodo di decadenza e frammentazione
politica, durato oltre 350 anni; i centri più importanti furono in quest’epoca
Sais, Tanis e Bubasti, nell'area del delta del Nilo. I sovrani della XXV
dinastia erano originari di Kush, in Sudan; abbracciarono tuttavia la religione
e i costumi egizi e adottarono i nomi di famosi faraoni del passato, ritenendo
che fosse loro compito riportare il paese agli antichi splendori. I re cusciti
restaurarono i templi caduti in rovina e ne costruirono di nuovi: la loro
arte si rifaceva sia nello stile sia nei motivi figurativi e decorativi ai
grandi monumenti egizi del passato, anche nelle tipologie funerarie, tra le
quali conobbe nuova fortuna la piramide. Nel VII secolo a.C. gli assiri invasero
l'Egitto e posero termine alla dinastia cuscita. Psammetico I, fondatore della
XXVI dinastia, era vassallo del re assiro; trasferì la capitale a Sais
e riunificò il regno. Il faraone promosse le arti, dando impulso soprattutto
alla scultura, nella quale si affermò la tecnica di fusione del bronzo.
Molto importanti in questo periodo furono i contatti con la civiltà greca,
mentre gli scambi con i regni di Israele e Giuda sono provati dalla presenza
di una colonia ebraica nella città di Assuan. Oltre alla ripresa e alla
rielaborazione di forme e motivi dell’arte antica egizia, si sviluppò la
ritrattistica dal vero, già diffusa in misura minore durante la XXV
dinastia, alla quale si devono splendide opere. La XXVI dinastia ebbe termine
nel 525 a.C., quando Psammetico III venne sconfitto dal re persiano Cambise
II; dal quel momento in poi, salvo brevi periodi, l'Egitto non fu mai più completamente
libero dal controllo straniero. La conquista del paese da parte di Alessandro
Magno nel 332 a.C. e l’annessione nell’impero romano nel 30 a.C.
fecero entrare la civiltà egizia nella costellazione culturale del mondo
classico; tuttavia, le antiche tradizioni stilistiche rimasero vive ancora
a lungo in terra d’Egitto, come mostra ad esempio l’iconografia
locale di Alessandro e dei suoi successori. Sia durante la dinastia dei Tolomei,
sia nel periodo romano furono costruiti in Egitto templi che non si allontanavano
nella struttura e nelle forme dalle tipologie architettoniche consolidate
nel corso dei millenni precedenti.