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Abido: vivere e morire all’alba dell’antica civiltà egizia
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Da Abido giungono molti dei più antichi manufatti egiziani. Nel 1988 Gùnter Dreyer, un archeologo tedesco, portò alla luce delle tavolette d'osso e avorio che riportavano incise una delle più antiche forme di scrittura al mondo: grezzi geroglifici risalenti più o meno all'epoca della scrittura cuneiforme mesopotamica. Nel 1991 il mentore di Adams, nonché direttore del progetto, David O'Connor, scoprì una bizzarra flotta di navi di legno. Attualmente gli scavi di O'Connor e Adams riguardano l'inizio della I dinastia egiziana, un periodo chiave in cui i re posero le basi della religione, del governo e dell'architettura per i 3000 anni a seguire. A differenza delle colossali piramidi dei faraoni di epoca successiva, i più modesti complessi funerari dei re di Abido erano composti da due strutture indipendenti: una tomba e un recinto cerimoniale. Queste grandi cinte murarie in cui venivano celebrati i riti si trovavano ai confini della città, mentre le tombe sotterranee erano collocate a più di un chilometro oltre le porte del desolato Deserto Occidentale, un luogo che gli antichi Egizi consideravano la terra dei morti.
ImageTutte le tombe della I dinastia e la maggior parte dei recinti portati alla luce finora sono accompagnati da varie tombe secondarie (in alcuni casi addirittura centinaia) che contengono i resti di funzionari d'alto rango. L'idea che queste tombe potessero ospitare le vittime di sacrifici non è nuova, ma per gli egittologi era anche possibile che potesse trattarsi semplicemente di sepolcri riservati ai cortigiani del re, preparati per accoglierli il giorno in cui questi personaggi fossero morti per cause naturali.
È dalla fine dell'Ottocento che gli archeologi si interrogano sulla possibilità che gli antichi Egizi praticassero sacrifici umani. Nel 1902, il francese Émile Amélineau e il suo rivale inglese Sir Flinders Petrie avevano già scavato tutte le tombe della I dinastia nel deserto. Erano state saccheggiate già in tempi antichi e quindi non vi furono trovati resti regali, a parte un braccio ornato di gioielli. Re-stava però ancora molto da scoprire. Nella tomba di Aha si trovarono i resti di decine di vasi di vino, utensili, alcuni gioielli e tracce di cibo. Accanto alla tomba Petrie scoprì 35 sepolcri secondari, a cui diede il nome di Grande Cimitero dei Domestici. Pur non soffermandosi su questa ipotesi nei saggi che pubblicò, l'archeologo accennò a possibili sacrifici umani. Più di recente, negli anni Ottanta, un gruppo di archeologi tedeschi scoprì i resti di almeno sette giovani leoni.
L'unica cinta funeraria giunta fino all'epoca di Petrie era il massiccio Shunet el-Zebib, risalente a 4600 anni fa e costruito dal re della II dinastia Khasekhemwy. L'imponente shuneh (magazzino), con le sue mura alte tre piani che racchiudono un et-taro di spazio, domina ancora oggi il paesaggio.
Due colleghi di Petrie scoprirono un'altra cinta della II dinastia, costruita da re Peribsen, mentre Petrie tornò negli anni Venti e trovò centinaia di tombe secondarie. I sepolcri circondavano tre cinte risalenti alla I dinastia, ma stranamente Petrie ne trovò solamente una.
Queste scoperte indussero i primi archeologi a credere di avere risolto solo metà del rompicapo di Abido, e che per ciascuna tomba che avevano portato alla luce nel deserto vi dovesse essere una cinta ancora nascosta ai confini della città.
ImageNel 1967 David O'Connor si recò ad Abido per cercare, tra le altre cose, le cinte funerarie che erano sfuggite a Petrie. Quasi vent'anni dopo, scavando ai piedi dello shuneh, fece una scoperta del tutto inaspettata. «Aprii un pozzo di scavo e in un angolo vidi un oggetto sporgente», ricorda O'Connor. «Sapevo che doveva trattarsi di qualcosa che risaliva alle prime dinastie, ma non sapevo cosa potesse essere». Con grande stupore di O'Connor, l"oggetto sporgente" si rivelò essere una delle 14 antiche navi, sepolte ciascuna nella propria tomba rinforzata con mattoni accanto alla cinta di un re ancora senza nome. Le navi, lunghe fino a 27 metri, erano state realizzate da mani esperte ed erano perfettamente funzionanti all'e-poca dell'interramento: si sarebbero rivelate le più antiche imbarcazioni costruite con tavole (anzi-ché con canne o tronchi scavati) giunte fino a noi. «Le navi sono come i servi sepolti ad Abido», dice O'Connor. «Il re pensava di usarle nell'aldilà come le aveva usate prima di morire». Quando era in vita le navi consentivano al re di spostarsi rapidamente su e giù per il Nilo facendo grande sfoggio di ricchezza e potenza militare. Poiché i re egizi si aspettavano di essere tali anche nell'aldilà, le navi sarebbero state loro di grande utilità.



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