- [M] : Grazie 1000!
- silvia : AUGURI M.
- [M.] : un po inutili le previsioni x l'egitto.. c'è sempre il sole :-)
- silvia : meteo e previsioni...altro "servizio utile " per gli utenti di Aton Ra o per i fortunati che in questi giorni preparano preparando i bagagli ..destinazione EGITTO.... :-)
- Admin : Da oggi ci sono le previsioni e il meteo in egitto per i prossimi 4 giorni. Vedere a fondo pagina.
- Admin : grazie a te :-)
- silvia : un saluto a tutti i vecchi e nuovi amici di Aton Ra e buona estate... ps:bella la nuova sezione video .. ciao :-)
- Giuseppe : Salute a te Dorino Magistris; nuovo da queste parti o solo di passaggio?
- [Nefertari] : è tanti anni che studio i geroglifici..e mi rendo conto che..sono veramente vivi.è stata definita la scrittura più bella del mondo.e sono ottimi per stimolare il cervello inoltre si ha sempre ina comprensione maggiore via via che se ne prende confidenza.un bacio!
- [Nefertari] : ciao a tutti l'egitto è meraviglioso..
- [guest_357] : ciao a tutti
- silvia : ops.. dimenticavo ..prego Admin (era quello che pensavo) ciao a tutti :-)
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- Errore
| Tiziano Terzani |
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Bene! Siete capitati in questa pagina che non c'entra nulla con l'antico Egitto ma potrebbe essere enormemente più interessante. Ho dedicato alcune pagine di Aton-Ra.com al più grande giornalista italiano: Tiziano Terzani. Consiglio a chi non conoscesse Tiziano Terzani (e sono molti purtroppo)di scaricare e ascoltare questa bellissima intervista in mp3. La registrazione inizia con un ricordo delle persone che lo hanno conosciuto. Seguono due interviste a Terzani: la prima a Controradio di Firenze, la seconda, più lunga ed articolata a Radio Popolare di Milano. In questa lunga intervista Trezani parla del famigerato "scontro di civiltà" caldeggiato dai neocon e dalla guerra al terrorismo. Nelle guerre dell'amministrazione Bush-figlio non c'è stata nessuna copertura delgi eventi da parte del giornalismo indipendente, completamente escluso dal teatro degli eventi. Una scaltra strategia di comunicazione ha reso possibile nascondere o giustificare le barbarie degli "alleati" come ad esempio le escuzioni di massa e il ricorso alla tortura che - proprio ora - con la nuova amministrazione Obama, stanno venendo alla luce sui media internazionali. - "L'admin" di www.aton-ra.com Clicca qui per scaricare il libro "Lettere contro la guerra" nell'edizione inglese. (Formato PDF)Il libro è nato come una pacata riflessione di Tiziano Terzani sulla guerra in Afganistan e sulle esaltate prese di posizione della sua concittadina Oriana Fallaci che in quel periodo vomitava la sua bile sul maggiore quotidiano italiano. (Il libro "Lettere contro la guerra" è acquistabile in italiano anche in edizione economica su IBS). La versione inglese è libera per volontà dello stesso Tiziano Terzani e della sua famiglia. Clicca qui per ascoltare o scaricare l'mp3 di una splendida intervista a Tiziano Terzani realizzata da Radio Popolare di MilanoIn questa brillante intervista che dura oltre un'ora, Tiziano Terzani parla in modo straordinariamente lucido e appassionato della situazione venutasi a creare dopo l'11 settembre e l'attacco americano a Afganistan e Iraq. Assolutamente da non perdere! Alcune notizie su Tiziano Terzani
Tiziano Terzani (Firenze 1938 – valle di Orsigna, Pistoia 2004) scrittore e giornalista. Nel 1973 Tiziano Terzani pubblicò il primo libro, Pelle di leopardo, sulla guerra del Vietnam, e nel 1975 fu l'unico giornalista occidentale a rimanere a Saigon (oggi Ho Chi Min) dopo la fuga delle truppe statunitensi e ad assistere alla presa di potere dei comunisti, che racconterà nel libro Giai Phong! La liberazione di Saigon (1976). In seguito fu uno dei primi giornalisti a tornare in Cambogia dopo l'invasione del paese da parte dei vietnamiti, esperienza rievocata in Holocaust in Kambodscha (1981).
La porta proibita (1985) racconta invece gli anni in cui visse in Cina (Terzani parlava perfettamente il cinese). La sua permanenza in Cina terminò con l'espulsione per “attività controrivoluzionaria”. Un indovino mi disse (1995)- il suo libro di maggior successo - è il resoconto di un anno vissuto come corrispondente nei paesi del Sud-Est asiatico senza mai usare un aeroplano per spostarsi. Per chi non abbia mai letto nulla di Terzani è senz'altro questo il libro da cui cominciare. Tiziano Terzani: "Lettere contro la guerra"Tiziano Terzani è stato un pacifista convinto (dopo essere stato per trent'anni su tutti i fronti di guerra), impegnato contro le guerre e contro i fanatismi, di qualsiasi tipo essi siano, nel 2002 pubblicò Lettere contro la guerra, una meditazione sugli attentati terroristici dell'11 settembre 2001 e sulla risposta del mondo occidentale a tali atti. L'ultimo libro, Un altro giro di giostra (2004), che trae spunto dalla scoperta di essere malato di tumore, è il racconto della malattia e della ricerca di una cura, ma anche un testamento spirituale, una riflessione sull’epoca contemporanea. Breve cronologia della vita di Tiziano Terzanitratta dal sito a lui dedicato www.tizianoterzani.com (a cura di Àlen Loreti) 1938. Tiziano Terzani nasce il 14 settembre del 1938 a Monticelli, quartiere di Firenze. A 17 anni conosce Angela Staude, sua futura moglie (nata nel 1939 a Firenze da genitori tedeschi, padre pittore e madre architetto). 1961. Tiziano Terzani si laurea con lode in Giurisprudenza presso il Collegio Medico-Giuridico di Pisa, l'attuale Scuola Superiore Sant'Anna, frequentata grazie all'ottenimento di una borsa di studio su concorso pubblico bandito nel 1957 dallo stesso collegio. 1965. Terzani mette piede per la prima volta in Asia, quando viene inviato in Giappone dall'Olivetti per tenere alcuni corsi aziendali. 1969. Tiziano Terzani consegue un Master in Affari Internazionali alla Columbia University di New York seguendo corsi di storia e lingua cinese. Nell'agosto dello stesso anno nasce il primo figlio, Folco. Ansioso di partire per l'Asia, rinuncia alle richieste di grandi quotidiani come "il Giorno", bussa alle porte del The Guardian e Le Monde, finendo per accettare un contratto con il settimanale tedesco Der Spiegel che lo manda a Singapore: diventa così corrispondente dall'Asia, lo sarà per 30 anni. 1971. A marzo nasce la secondogenita, Saskia. 1973. Terzani pubblica Pelle di Leopardo dedicato alla guerra in Vietnam. 1975. Tiziano Terzani è tra i pochi giornalisti al mondo a rimanere a Saigon: assiste così alla presa di potere da parte dei comunisti. Da questa esperienza nascerà Giai Phong! La liberazione di Saigon (1976). Il libro viene tradotto in varie lingue e selezionato in America come "Book of the Month". 1979. Dopo quattro anni passati ad Hong Kong, Terzani si trasferisce, sempre con la famiglia, a Pechino. Fra i primi corrispondenti a tornare a Phnom Penh dopo l'intervento vietnamita in Cambogia, racconta il suo viaggio in Holocaust in Kambodscha (1981). 1984. Il lungo soggiorno di Tiziano Terzani in Cina si conclude a febbraio con l'arresto per "attività controrivoluzionarie" e successiva espulsione. L'intensa esperienza cinese, con il suo drammatico epilogo, dà origine a La porta proibita (1985), pubblicato contemporaneamente in Italia, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. 1985. Tiziano Terzani risiede ad Hong Kong per tutto l'anno, poi si trasferisce a Tokyo dove rimane fino al 1990, quindi a Bangkok. 1991. In agosto, mentre si trova in Siberia con una spedizione sovietico-cinese, apprende la notizia del golpe anti-Gorbacëv e decide di raggiungere Mosca. Il lungo viaggio diventerà Buonanotte, Signor Lenin! (1992), uscito anche in Germania e Gran Bretagna. Questo libro rappresenta una fondamentale testimonianza in presa diretta del crollo dell'impero sovietico e viene selezionato per il Thomas Cook Award, il premio inglese per la letteratura di viaggio. Collabora nel frattempo, già dalla metà degli anni ottanta, con diversi quotidiani e riviste italiane (Corriere della Sera, la Repubblica, L'Espresso) e con la radio e tv svizzera in lingua italiana insieme all'amico Leandro Manfrini. 1994. Tiziano Terzani si stabilisce in India con la moglie Angela Staude, scrittrice, e i due figli. 1995. Esce il capolavoro di Terzani: "Un indovino mi disse" (1995) è la cronaca di un anno vissuto come corrispondente dall'Asia senza mai prendere aerei e visitando ogni sorta di indovini: il libro ottiene un notevole successo di critica e di pubblico. E' assolutamente il libro da cui comincire se non avete mai letto nulla di Tiziano Terzani! 1997. A ritorno da Calcutta Terzani avverte i primi sintomi che porteranno alla diagnosi di cancro. Ad Orvieto gli viene conferito il prestigioso Premio Luigi Barzini all'inviato speciale. 1998. La sua esperienza lo accredita a livello internazionale tra i massimi conoscitori del continente asiatico: in questo anno pubblica In Asia dove descrive le multiformi realtà storiche, culturali ed economiche del continente. Un libro a metà tra reportage e racconto autobiografico. 2001. Pochi mesi dopo gli attentati dell'11 settembre e dell'attacco militare degli Stati Uniti in Afghanistan, interviene nel dibattito sul terrorismo pubblicando Lettere contro la guerra (I ed. marzo 2002), dedicate al nipote Novalis. Il libro per i suoi contenuti decisamente forti, ma onesti, viene rifiutato da tutti gli editori di lingua anglosassone. Significativa, anche se non molto conosciuta, la protesta dell'Ambasciata americana a Roma, che sottolinea la gravità di alcuni passaggi del libro. Comunque sia, per contrastare questa "censura", Terzani paga di tasca propria la traduzione del libro e la rende disponibile gratuitamente su internet nel sito del "Fun" Club, dimostrando così una libertà assoluta delle proprie opinioni. Curiosamente proprio in India comincia a girare una copia in inglese: Terzani stesso racconterà divertito questo episodio, a riprova di come la censura non possa nulla contro la libertà di sapere, ribadendo una volta per tutte come "i fatti siano un velo dietro cui si nascondono le verità". E la sete di verità - in un mondo in piena guerra - è legittimamente tanta. 2002. Tiziano Terzani inizia il "pellegrinaggio di pace" attraverso scuole e incontri pubblici appoggiando la causa di Emergency "Fuori l'Italia dalla guerra" insieme a Gino Strada. Questo impegno civile viene documentato in due modi. Il primo è raccolto in un volume di Federica Morrone dal titolo Regaliamoci la Pace. Una lunga conversazione con Tiziano Terzani con allegati quindici contributi per una cultura di pace tra cui spiccano il Nobel Dario Fo, Gianni Mina', Vauro, Alda Merini, Margherita Hack, Padre Zanotelli, Giulietto Chiesa ecc. (prima ediz. novembre 2002). Il secondo documento dell'impegno civile di Terzani è raccolto in un filmato che esce un mese più tardi con la nuova edizione di "Lettere contro la guerra". La vhs "Tiziano Terzani - Il kamikaze della pace" è un film-documento di circa un'ora realizzato dalla Radiotelevisione Svizzera in lingua italiana che vede la partecipazione di Jovanotti. Qui Terzani parla della sua vita, ma anche dell'attualità della guerra e dei valori di pace e civiltà che l'Uomo sta calpestando senza remore.
2004. Nel marzo 2004 Tiziano Terzani pubblica Un altro giro di giostra - Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo dove parla di sé, della sua malattia e di come "vede il mondo". Il 19 aprile 2004 registra un'ultima intervista radiofonica nella sede della storica emittente fiorentina Controradio (il dialogo verrà poi raccolto in un cd allegato al mensile "Rossofiorentino"). Quattro mesi dopo, il 28 luglio, proprio mentre tutte le sue opere vengono ristampate in edizione economica, si spegne nella sua casa all'Orsigna, piccolo borgo sull'Appennino pistoiese. Ma prima di "lasciare il suo corpo", raccoglie i suoi pensieri in un lungo dialogo autobiografico con il figlio Folco dal titolo La fine è il mio inizio. 2006. Viene pubblicato il libro di riflessioni La fine è il mio inizio. Libro bellissimo ed indispensabile per capire la straordianaria vita professionale di Tiziano Terzani. 2008. Esce il libro postumo di Tiziano Terzani: Fantasmi - Dispacci dalla Cambogia. Il libro contiene una lunga ed interessantissima prefazione della moglie Angela. Terzani è stato molte volte in Cambogia e ha anche rischiato di essere fucilato. Dopo aver letto e riletto tutti i sui altri libri sono stato contentissimo di poter iniziare una nuova lettura. Nota: su IBS trovate il libro a prezzo scontato. Recensione di IBS di Fantasmi - Dispacci dalla Cambogia - [apri] Terzani in Cambogia: illusione e autocritica - [apri]Un altro giro di GiostraUn altro giro di Giostra è uno dei migliori libri di Tiziano Terzani. L'11 marzo 2004, il Corriere aveva anticipato un capitolo di «Un altro giro di giostra». In questo capitolo Terzani racconta il suo viaggio in America, dove era andato per curarsi. La rivelazione della malattia, accolta dapprima con stupore misto a incredula indifferenza, in seguito con la frenesia di cure, visite, esami diagnostici e terapie, ha rappresentato per Terzani l’opportunità di compiere una riflessione sul significato dell’esistenza, tanto più intensa e coinvolgente in quanto intima e personale, vissuta sulla propria pelle. Di fronte all’imprevedibilità di un mare incurabile, anche il viaggiatore coraggioso, il cronista avventuroso, l’inviato di guerra sprezzante del pericolo si sente disarmato e vulnerabile, ma non si tira indietro. “Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere – scrive nelle prime pagine – e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio: un viaggio involontario, non previsto, per il quale non avevo carte geografiche, per il quale non mi ero in alcun modo preparato, ma che di tutti i viaggi fatti fino ad allora era il più impegnativo, il più intenso.” Il suo percorso di ricerca si snoda sulla scia della medicina tradizionale e alternativa: lo porta dapprima a New York e in un centro della California; segue un lungo girovagare per l’India, compresi tre mesi passati da semplice novizio in un ashram. E poi le Filippine, ancora gli Stati Uniti (a Boston), Hong Kong e la Thailandia. Infine, il ritorno nella quiete della regione himalayana, dove Terzani ha deciso di ritirarsi a vivere per molti mesi dell’anno. Tappa dopo tappa, il viaggio esterno alla ricerca di una cura si trasforma in un viaggio interiore, alla ricerca delle radici divine dell’uomo e all “scoperta” della “malattia che è di tutti: la mortalità.” Questa consapevolezza non significa però arrendersi al male. Al contrario, il libro di Terzani è un invito alla speranza e alla vita, un’esortazione a cercare l’unica cura risolutiva all’interno di se stessi. “La storia di questo viaggio non è la riprova che non c’è medicina contro certi malanni… tutto, compreso il malanno stesso, è servito tantissimo. E’ così che sono stato spinto a rivedere le mie priorità, a riflettere, a cambiare prospettiva e soprattutto a cambiare vita. E questo è ciò che posso consigliare ad altri: cambiare vita per curarsi, cambiare vita per cambiare se stessi.”
In India si dice che l'ora più bella è quella dell'alba, quando la notte aleggia ancora nell' aria e il giorno non è ancora pieno, quando la distinzione fra tenebra e luce non è ancora netta e per qualche momento l' uomo, se vuole, se sa fare attenzione, può intuire che tutto ciò che nella vita gli appare in contrasto, il buio e la luce, il falso e il vero non sono che due aspetti della stessa cosa. Sono diversi, ma non facilmente separabili, sono distinti, ma «non sono due». Come un uomo e una donna, che sono sì meravigliosamente differenti, ma che nell' amore diventano Uno. Quella è l' ora in cui in India - si dice - i rishi, «coloro che vedono», meditano solitari nelle loro remote caverne di ghiaccio nell' Himalaya caricando l' aria di energie positive e permettendo così anche ai principianti di guardare, appunto in quell' ora, dentro di sé, alla ricerca della spiegazione di tutto. Non so dove meditassero i rishi americani, ma l'alba era anche per me a New York l'ora più bella, quella in cui davvero l'aria mi pareva più carica di qualcosa di buono e di speranza. Certo era così perché i primi, rassicuranti bagliori del nuovo sole scioglievano, specie per un ammalato, le paure della notte, ma anche perché, affondata ancora in un relativo silenzio, la città, senza le folle dei suoi abitanti, era al suo poetico meglio: con le cartacce che svolazzavano come gabbiani per le grandi, dritte strade deserte, qualche raro taxi che lentamente andava in cerca di un primo cliente e i barboni ancora raggomitolati nelle loro coperte sui bocchettoni di sfiato della metropolitana. Misteriosi buchi qua e là nell' asfalto soffiavano in aria strane colonne di vapore bianco, come fossero le narici dei draghi ancora addormentati nelle viscere calde di quello straordinario cuore di New York che è Manhattan. Nella doppia luce di quell' ora la città stessa sembrava meditabonda, raccolta su di sé, concentrata sul suo essere, prima di diventare il campo di battaglia delle infinite guerre che ogni giorno si celebrano sulle scrivanie e nei letti dei suoi palazzi, ai tavoli dei suoi ristoranti, per le strade e nei suoi parchi: guerre di sopravvivenza, di potere, di avidità. New York mi piaceva moltissimo. Adoravo, quando ero in forze, attraversarla in lungo e in largo, a piedi, a volte per ore di seguito. Ma mi era anche impossibile in certi momenti non sentire il carico di lavoro, di dolore e sofferenza che ogni suo grattacielo rappresentava. Guardavo il Palazzo delle Nazioni Unite e pensavo a quante parole e quante menzogne, a quanto sperma e quante lacrime venivano versate nell' inutile tentativo di gestire una umanità che non può essere gestita, perché il solo principio che la domina è quello dell' ingordigia e perché ogni individuo, ogni famiglia, ogni villaggio o nazione pensa solo al suo e mai al nostro. Camminavo davanti al Plaza Hotel, passavo davanti al Waldorf Astoria, i grandi, famosi alberghi di New York, dove sono scesi e scendono ancora i dittatori, i capi di Stato e di governo, le spie e i rispettabili assassini di mezzo mondo, e ripensavo alle decisioni prese, ai complotti che, orditi in quelle stanze, hanno cambiato i destini di vari Paesi rovesciandone i regimi, uccidendone gli oppositori o facendo sparire nel nulla qualche dissidente prigioniero. Guardavo le insegne delle banche, le bandiere che sventolavano sugli edifici delle grandi società di varie nazionalità e di vari intenti, ma tutte, immancabilmente, con radici qui e immaginavo come qualche signore incravattato - uno per il quale nessuno ha votato, del quale i più non han mai sentito pronunciare il nome, uno che sfugge al controllo di tutti i parlamenti e di tutti i giudici del mondo - avrebbe da lì a qualche ora deciso, in nome del sacrosanto principio del profitto, di ritirare miliardi di dollari investiti in un Paese per metterli in un altro, condannando così intere popolazioni alla miseria. La razionale follia del mondo moderno era tutta concentrata lì, in quei pochi, meravigliosi, vitali chilometri quadrati di cemento fra l'East River e l'Hudson, sotto un cielo terso, sempre pronto a riflettere l' increspato splendore delle acque. Quello era il cuore di pietra del dilagante, disperante materialismo che sta cambiando l' umanità; quella era la capitale di quel nuovo, tirannico impero verso il quale tutti veniamo spinti, di cui tutti stiamo diventando sudditi e contro il quale, istintivamente, ho sempre sentito di dovere, in qualche modo, resistere: l'impero della globalizzazione. E proprio lì, lì nel centro ideologico di tutto quel che non mi piace, ero venuto a chiedere aiuto, a cercare salvezza! E non era la prima volta. A trent' anni c' ero arrivato, frustrato da cinque anni di lavoro nell' industria, per rifarmi una vita come la volevo. Ora c' ero tornato per cercare di guadagnare tempo sulla scadenza di quella vita. Anche la prima volta avevo sentito forte la profonda contraddizione fra la naturale gratitudine per ciò che l' America mi dava - due anni di libertà pagata per studiare la Cina e il cinese alla Columbia University per prepararmi a partire da giornalista in Asia - e il disprezzo, il risentimento, a volte l' odio, per ciò che l' America altrimenti rappresentava. Quando nel 1967 Angela e io, entusiasti, sbarcammo a New York dalla Leonardo da Vinci che ci aveva presi a bordo una settimana prima a Genova, l' America cercava, con una guerra sporca e impari, di imporre la sua volontà a un misero popolo asiatico armato solo della sua cocciutaggine: il Vietnam. Ora l' America, con una ben più sofisticata, meno visibile e per questo meno resistibile aggressione, stava cercando di imporre al mondo - assieme alle sue merci - i suoi valori, le sue verità, le sue definizioni di buono e di giusto, di progresso e... di terrorismo. A volte, vedendo entrare e uscire dai grandi, famosi edifici della Quinta Strada o di Wall Street eleganti signori con le loro piccole valigette di bel cuoio, mi veniva il sospetto che quelli fossero gli uomini da cui bisognava guardarsi e proteggersi. In quelle borse, camuffati come «progetti di sviluppo», c' erano i piani per dighe spesso inutili, per fabbriche tossiche, per centrali nucleari pericolose, per nuove, avvelenanti reti televisive che, una volta impiantate nei Paesi a cui erano destinate, avrebbero fatto più danni e più vittime di una bomba. Che fossero loro i veri «terroristi»? Con le strade che si popolavano subito dopo l'alba, New York perdeva ai miei occhi la sua aria incantata e a volte mi appariva come una mostruosa accozzaglia di tantissimi disperati, ognuno in corsa dietro a un qualche sogno di triste ricchezza o misera felicità. Alle otto la Quinta Strada, a sud di Central Park, a un passo da casa mia, era già piena di gente. Zaffate di profumi da aeroporto mi riempivano il naso a ogni donna che, correndo col solito cartoccio della colazione in mano, mi sfiorava per entrare in uno dei grattacieli. Che modo di cominciare una giornata! (...) La folla a quell' ora era di gente per lo più giovane, bella e dura: una nuova razza cresciuta nelle palestre e alimentata nei Vitamin-shops. Alcuni uomini più anziani mi pareva di averli già visti in Vietnam, allora ufficiali dei marines, e ora, sempre dritti e asciutti nell' uniforme di businessman, sempre «ufficiali» dello stesso impero, impegnati a far diventare il resto del mondo parte del loro villaggio globale. Quando stavo a New York la città non era ancora stata ferita dall' orribile attacco dell' 11 settembre e le Torri gemelle spiccavano snelle e potenti nel panorama di Downtown, ma non per questo, anche allora, l' America era un Paese in pace con se stesso e col resto del mondo. Da più di mezzo secolo gli americani, pur non avendo mai dovuto combattere a casa loro, non hanno smesso di sentirsi, e spesso di essere, in guerra con qualcuno: prima col comunismo, con Mao, con i guerriglieri in Asia e i rivoluzionari in America Latina; poi con Saddam Hussein e ora con Osama bin Laden e il fondamentalismo islamico. Mai in pace. Sempre a lancia in resta. Ricchi e potenti, ma inquieti e continuamente insoddisfatti. Un giorno, nel New York Times mi colpì la notizia di uno studio fatto dalla London School of Economics sulla felicità nel mondo. I risultati erano curiosi: uno dei Paesi più poveri, il Bangladesh, risultava essere il più felice. L' India era al quinto posto. Gli Stati Uniti al quarantaseiesimo! A volte avevo l' impressione che a goderci la bellezza di New York eravamo davvero in pochi. A parte me, che avevo solo da camminare, e qualche mendicante intento a discutere col vento, tutti gli altri che vedevo mi parevano solo impegnati a sopravvivere, a non farsi schiacciare da qualcosa o da qualcuno. Sempre in guerra: una qualche guerra. Una guerra a cui non ero abituato, essendo vissuto per più di venticinque anni in Asia, era la guerra dei sessi, combattuta in una direzione soltanto: le donne contro gli uomini. Seduto ai piedi di un grande albero a Central Park, le stavo a guardare. Le donne: sane, dure, sicure di sé, robotiche. Prima passavano sudate, a fare il loro jogging quotidiano in tenute attillatissime, provocanti, con i capelli a coda di cavallo; più tardi passavano vestite in uniforme da ufficio - tailleur nero, scarpe nere, borsa nera con il computer - i capelli ancora umidi di doccia, sciolti. Belle e gelide, anche fisicamente arroganti e sprezzanti. Tutto quello che la mia generazione considerava «femminile» è scomparso, volutamente cancellato da questa nuova, perversa idea di eliminare le differenze, di rendere tutti uguali e fare delle donne delle brutte copie degli uomini. http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2004/07_Luglio/29/terzani_ultimo.shtml Giuliano Amato, in questo articolo sul Corriere della Sera racconta la giovinezza comune con Tiziano Terzani.
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