- [M] : Grazie 1000!
- silvia : AUGURI M.
- [M.] : un po inutili le previsioni x l'egitto.. c'è sempre il sole :-)
- silvia : meteo e previsioni...altro "servizio utile " per gli utenti di Aton Ra o per i fortunati che in questi giorni preparano preparando i bagagli ..destinazione EGITTO.... :-)
- Admin : Da oggi ci sono le previsioni e il meteo in egitto per i prossimi 4 giorni. Vedere a fondo pagina.
- Admin : grazie a te :-)
- silvia : un saluto a tutti i vecchi e nuovi amici di Aton Ra e buona estate... ps:bella la nuova sezione video .. ciao :-)
- Giuseppe : Salute a te Dorino Magistris; nuovo da queste parti o solo di passaggio?
- [Nefertari] : è tanti anni che studio i geroglifici..e mi rendo conto che..sono veramente vivi.è stata definita la scrittura più bella del mondo.e sono ottimi per stimolare il cervello inoltre si ha sempre ina comprensione maggiore via via che se ne prende confidenza.un bacio!
- [Nefertari] : ciao a tutti l'egitto è meraviglioso..
- [guest_357] : ciao a tutti
- silvia : ops.. dimenticavo ..prego Admin (era quello che pensavo) ciao a tutti :-)
Gli ospiti sono indicati tra [..]
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- Errore
| Abido: sacrifici umani |
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Abido: vivere e morire all’alba dell’antica civiltà egizia - Di John Galvin - Fotografie di Kenneth Garrett - National Geographic Italia - Aprile 2005 La notizia della sua dipartita fece serpeggiare il terrore tra i suoi cortigiani: per molti l'onore di servire il re in vita avrebbe comportato il meno ambito privilegio di servirlo da morto. Il giorno della sepoltura di Aha una solenne processione attraversò i recinti sacri di Abido, la necropoli dei primi re d'Egitto. Aperto da sacerdoti in fluenti abiti bianchi, il corteo funebre comprendeva la famiglia reale, il visir, il tesoriere, i funzionari commerciali e fiscali e il successore di Aha, Djer. La processione si fermò appena oltre le porte della città, presso una struttura monumentale con imponenti mura di mattoni che circondavano uno spiazzo aperto. All'interno delle mura i sacerdoti superarono una nube d'incenso per giungere a una piccola cappella, dove celebrarono dei riti esoterici per suggellare l'immortalità di Aha. All'esterno, disposte attorno alle mura del recinto, vi sono sei tombe. In un estremo atto di devozione, o coercizione, sei persone furono avvelenate e sepolte con vino e cibo da portare con sé nell'aldilà. Uno dei sacrificati era un bambino di quattro o cinque anni, forse il figlio o la figlia prediletti del re, adornato con braccialetti d'avorio e collane di lapislazzuli. Poi la processione si diresse verso il tramonto, attraversando dune di sabbia e risalendo il letto asciutto di un fiume fino a un cimitero isolato, alla base di un altopiano desertico. Qui la tomba di Aha, composta da tre camere, fu rifornita di tutto quanto gli sarebbe servito per una sontuosa vita eterna. Vi erano grandi tagli di carne di bue, uccelli acquatici appena uccisi, pagnotte, formaggio, fichi secchi, giare di birra e decine di vasi di vino, ciascuno con il sigillo ufficiale di Aha. Accanto alla sua tomba ne erano state create altre 30, disposte su tre file. Vari leoni furono uccisi e deposti in un apposito pozzo funebre. Il corpo di Aha fu calato in una camera mortuaria: fu a quel punto che anche un gruppo selezionato di cortigiani e schiavi si avvelenò per raggiungere il re nell'aldilà. È davvero così che si svolgeva il funerale di un faraone nel 2900 a.C.? Secondo gli esperti, è uno scenario plausibile. Gli archeologi hanno setacciato le sabbie di Abido per oltre un secolo; ora hanno trovato prove convincenti del fatto che gli antichi Egizi praticavano sacrifici umani, gettando una luce nuova su una delle grandi civiltà del mondo antico. «YELLAH! YELLAH, YELLAH!», abbaia Ibrahim Mohammed Ali, il sovrintendente egiziano, per incitare i suoi operai a darsi da fare. «Siete dei grassi bufali d'acqua!». I ragazzi, perlopiù adolescenti, che trasportano i secchi di sabbia ridacchiano nervosamente, ma aumentano il ritmo senza perdere d'occhio il caposquadra, che nel frattempo non ha mai smesso di urlare. «Chiacchierate più di un branco di donne!». Ibrahim, in galabia fluttuante e turbante bianco, sembra uno stregone in grado di vaporizzare gli scansafatiche con un incantesimo lanciato dalla lunga bacchetta che impugna dietro la schiena. Le 125 persone agli ordini di Ibrahim lavorano con una squadra di archeologi per portare alla luce una parte dell'immensa necropoli reale di Abido, a 420 chilometri dal Cairo risalendo il corso del Nilo. Mentre una fila di operai usa i tureyas simili a zappe per raschiare la sabbia, i cosiddetti "ragazzi dei secchi" portano via carichi di terra che versano come acqua in grembo ai setacciatori. Gli scavatori si danno da fare con le palette, i topografi tracciano le coordinate dei manufatti, un fotografo documenta ogni nuovo reperto e gli illustratori disegnano a matita un'antica bara e lo scheletro di un bambino. Da Abido giungono molti dei più antichi manufatti egiziani. Nel 1988 Gùnter Dreyer, un archeologo tedesco, portò alla luce delle tavolette d'osso e avorio che riportavano incise una delle più antiche forme di scrittura al mondo: grezzi geroglifici risalenti più o meno all'epoca della scrittura cuneiforme mesopotamica. Nel 1991 il mentore di Adams, nonché direttore del progetto, David O'Connor, scoprì una bizzarra flotta di navi di legno. Attualmente gli scavi di O'Connor e Adams riguardano l'inizio della I dinastia egiziana, un periodo chiave in cui i re posero le basi della religione, del governo e dell'architettura per i 3000 anni a seguire. A differenza delle colossali piramidi dei faraoni di epoca successiva, i più modesti complessi funerari dei re di Abido erano composti da due strutture indipendenti: una tomba e un recinto cerimoniale. Queste grandi cinte murarie in cui venivano celebrati i riti si trovavano ai confini della città, mentre le tombe sotterranee erano collocate a più di un chilometro oltre le porte del desolato Deserto Occidentale, un luogo che gli antichi Egizi consideravano la terra dei morti. È dalla fine dell'Ottocento che gli archeologi si interrogano sulla possibilità che gli antichi Egizi praticassero sacrifici umani. Nel 1902, il francese Émile Amélineau e il suo rivale inglese Sir Flinders Petrie avevano già scavato tutte le tombe della I dinastia nel deserto. Erano state saccheggiate già in tempi antichi e quindi non vi furono trovati resti regali, a parte un braccio ornato di gioielli. Re-stava però ancora molto da scoprire. Nella tomba di Aha si trovarono i resti di decine di vasi di vino, utensili, alcuni gioielli e tracce di cibo. Accanto alla tomba Petrie scoprì 35 sepolcri secondari, a cui diede il nome di Grande Cimitero dei Domestici. Pur non soffermandosi su questa ipotesi nei saggi che pubblicò, l'archeologo accennò a possibili sacrifici umani. Più di recente, negli anni Ottanta, un gruppo di archeologi tedeschi scoprì i resti di almeno sette giovani leoni. La notizia della scoperta delle navi si diffuse nel mondo dell'egittologia e diede nuovo impulso alla ricerca di O'Connor delle cinte perdute dei primi re. Per ridurre l'area di ricerca, O'Connor e Adams chiesero aiuto a Tomasz Herbich, un archeologo polacco specializzato nel ritrovare rovine sepolte con un gradiometro di tipo fluxgate, un magnetometro che misura le minime variazioni del campo magnetico terrestre causate da de-terminati tipi di ossido di ferro sotto la superficie. «Questi ossidi sono presenti nel fango del Nilo», spiega Herbich. «E qual è il materiale principale utilizzato dagli antichi costruttori egizi? Mattoni di fango del Nilo essiccati al sole!». Nel 2001, per una settimana, l'assistente di Herbich percorse su una griglia immaginaria più di 16 chilometri al giorno ed effettuò più di 80 mila misurazioni. Il rilevamento indicò la presenza di diverse piccole cappelle funerarie, ma nessun recinto. Poi, durante l'ultima ora che Herbich avrebbe passato sul campo, lo strumento trovò finalmente del fango regale. L'archeologo scaricò i dati sul portatile e, quando il software tracciò la mappa del rilevamento, gridò: «Abbiamo un recinto!». Adams e una piccola squadra si misero al lavoro per portare alla luce parte del recinto, ma la stagione di scavo volgeva al termine: ricoprirono tutto e tornarono a casa. Nel 2002 O'Connor chiese ancora ad Adams di andare ad Abido, questa volta per intraprendere uno scavo intensivo della nuova scoperta. Dopo un mese, Adams scoprì delle giare di vino e dei tappi che riportavano scritto il nome di Aha: la conferma che, finalmente, la sua cinta funeraria era stata trovata. Quando la squadra raggiunse il pavimento del recinto, scoprì sei tombe circostanti. Tre contenevano i corpi di donne adulte, una quarta i resti di un uomo e la quinta quelli di un bambino con 25 braccialetti adornati da collanine di lapislazzuli. La sesta tomba non è ancora stata scavata; ma finora, in ogni sepoltura, le testimonianze archeologi-che puntano in un'unica direzione: sacrifici umani. Come furono uccise? Petrie riteneva di avere visto nelle tombe dei segni di movimento successivi alla sepoltura, il che suggerirebbe che quelle persone fossero vive o semicoscienti quando furono interrate. Brenda Baker, anatomopatologa dell'Arizona State University, ha esaminato tutti gli scheletri del recinto di Aha e non ha trovato segni di traumi. «Il metodo con cui furono uccisi è ancora un mistero», dice Adams. «Io credo che siano stati avvelenati». Oppure strangolati, suggerisce Nancy Lovell, anatomopatologa dell'Università dell'Alberta. Lovell ha studiato i teschi rinvenuti nella tomba di Aha e ha scoperto delle macchie rivelatrici all'interno dei denti delle vittime. «Quando una persona viene strangolata», spiega, «l'aumento della pressione sanguigna può far sì che le cellule ematiche all'interno dei denti si rompano e macchino la dentina, la parte del dente sotto lo smalto». Già dalla II dinastia alcuni faraoni iniziarono a costruire le loro tombe più di 400 chilometri a valle, a Saqqara. Lì, con la III dinastia, ebbe inizio una nuova usanza: al posto della tomba con la cinta sorsero complessi funerari formati da una piramide circondata da una cinta cerimoniale. Abido fu abbandonata per i 700 anni successivi. Poi, nel Medio Regno, si affermò il culto di Osiride. Secondo la leggenda, il signore dell'aldilà era stato anche il primo re d'Egitto; perciò i faraoni inviarono i sacerdoti ad Abido per localizzare la sua tomba. Questi scavarono diverse sepolture della I dinastia e decisero che quella di Djer apparteneva a Osiride. Fu così che la necropoli di Abido divenne una sorta di Mecca dell'antico Egitto. I pellegrini giunti alla tomba di Osiride non sospettavano minimamente che centinaia di loro antenati, cortigiani sacrificati più di mille anni prima, fossero sepolti sotto i loro piedi. Per ottenere la benedizione di Osiride per il loro passaggio nell'aldilà, i fedeli portarono milioni di vasetti votivi in argilla colmi di frutta e incenso ardente. I frammenti di questi vasi si possono vedere ancora oggi, a ricordare l'imperitura speranza che, dopo la morte, giunga la vita eterna. Commenti (0)Scrivi commento
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Webcam live che inquadra il luogo simbolo della civiltà egizia: Le Piramidi di Giza! (Il Cairo)