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Pagina 1 di 5 L'Egitto conobbe uno sviluppo culturale molto più lineare e continuo rispetto alle altre civiltà mediterranee, svoltosi senza rotture nette o bruschi mutamenti dalla fine del IV millennio a.C. al I secolo a.C. Quando, a partire dall’XI secolo a.C., diverse potenze straniere si avvicendarono nel controllo della regione, gli apporti delle culture esterne vennero assorbiti in misura ridotta e rielaborati senza tradire i caratteri fondamentali della civiltà egizia. L'arte in ogni sua espressione era principalmente al servizio del faraone, considerato un dio in terra, o destinata alla decorazione di edifici pubblici e religiosi. Fin dalle epoche più remote, la fede in una vita dopo la morte portò a seppellire i defunti con un corredo di beni materiali che assicurasse loro ogni agio anche nell'aldilà. I cicli naturali – le piene annuali del Nilo, il susseguirsi delle stagioni, l’alternarsi del giorno e della notte – venivano considerati espressione del volere degli dei (vedi Mitologia egizia); nel pensiero, nella morale e nella cultura era profondamente radicato un profondo rispetto per l'ordine e l'equilibrio. I cambiamenti e le innovazioni non erano incoraggiati; perciò anche lo stile e le convenzioni figurative dell'arte egizia, stabiliti agli albori di questa civiltà, rimasero pressoché inalterati per oltre tre millenni.
LA PREISTORIA E IL PERIODO DINASTICO ANTICO
I primi abitanti dell'area del Nilo si insediarono sui terrazzamenti creati dal fiume. Gli strumenti e i manufatti rinvenuti documentano l'evoluzione dallo stadio di cacciatori-raccoglitori a quello di agricoltori stanziali. Intorno al 4000 a.C., la civiltà egizia entrò nella sua prima fase di sviluppo, che viene fatta convenzionalmente terminare nel 3100 ca. a.C. Intorno a quella data, il paese, diviso in Alto Egitto a sud e Basso Egitto a nord, fu riunificato sotto la guida di potenti condottieri meridionali, che diedero inizio al periodo dinastico antico, conclusosi nel 2778 ca. a.C. La nascita del potere centrale è commemorata nella Stele del re Narmer (3100 ca. a.C., Museo egizio, Il Cairo), una pietra scolpita che raffigura il re, con il capo cinto dalla corona tipica del Regno del Sud, nell'atto di soggiogare i popoli settentrionali. Risalgono a questa lunga epoca, durata circa un millennio e duecento anni, alcuni resti di insediamenti organizzati e numerosi manufatti rinvenuti nelle necropoli, oggetti deposti nelle tombe insieme al corpo imbalsamato – la mummia – affinché lo spirito potesse usarli nella sua nuova vita. Ci sono giunte così importanti testimonianze della vita del tempo, soprattutto attraverso il vasellame, le armi e gli utensili ritrovati. Le ceramiche venivano decorate con scene ispirate alla quotidianità; tra i motivi ricorrenti vi sono figure di uccelli e animali che abitavano le sponde del Nilo e, nelle opere del tardo periodo predinastico, compaiono anche le imbarcazioni a più remi caratteristiche del fiume. Il rame era impiegato in quantità limitata per realizzare grani per collane e semplici utensili, mentre quasi tutti gli attrezzi erano scolpiti nella pietra (notevoli tra i reperti sono ad esempio i mortai per macinare i pigmenti usati per truccare gli occhi). Molto comuni erano le piccole sculture in avorio e in osso intagliati o in creta.
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