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Prima di lasciare definitivamente Saqqara ci fermiamo a visitare la tomba di Mereruka composta da 31 camere con pareti interamente coperte da iscrizioni e da eleganti incisioni raffiguranti una serie di scene della vita del proprietario della tomba e di sua moglie. Questi rilievi, come tutti i rilievi egizi in interni, sono solo leggermente incisi e non colpiscono direttamente l'occhio, concedendosi e rivelandosi solo a chi sappia ammirarli con pazienza, lasciandosi prendere dall'armonia delle linee. E infatti mentre osservo le scene di caccia e di pesca, la grande varietà di animali e di pesci raffigurati, le processioni di uomini che vanno ad onorare il proprietario, la mia osservazione si fa piano piano sempre più attenta e comincio a leggere e a soffermarmi sui particolari, scoprendo dettagli curiosi e interessanti e soprattutto innamorandomi dell'armonia e dell'eleganza delle linee. Sono proprio queste le cose che mi affascinano di più: sono le tombe, i templi, i reperti, i disegni, le incisioni considerati di secondaria importanza che non si vedono riprodotti su libri e riviste e che, quando ce li troviamo davanti, abbiamo l'impressione di scoprire. Riprendiamo il viaggio verso sud sull'unica strada che, attraversando campi interamente coltivati con il solo aiuto di asini e buoi, costeggia come sempre il corso del Nilo. Facciamo una breve sosta a Beni Suef dove, in un mercato lungo la strada, accompagnati passo per passo da un paio di soldati con mitra, acquistiamo frutta e acqua minerale . C'è un discreto movimento di uomini che stanno aspettando l'arrivo di alcuni furgoni.
 | | clicca per ingrandire | Le donne, pur a volto scoperto, sono tutte vestite in maniera tradizionale, con lunghe gonne e capo rigorosamente coperto da una mantella che scende sino alla vita. Dal finestrino del pulmino osservo e resto con la voglia di fotografare, decine di immagini di uomini con galabiyya bianca, grigia o celeste completata da una specie di turbante bianco, che si armonizza elegantemente con l'ambiente intorno a loro, fatto dalle solite casette di fango cotto al sole. E così per donne e bambini radunati in cerchio sulla povera aia di una casa, contadini che lentamente, cavalcando un asino sul ciglio della strada o al bordo di un campo, stanno facendo ritorno a casa prima del tramonto del sole, uomini che giocano a domino o a backgammon seduti ai tavoli di un bar fumando il narghilè e infine gli instancabili asinelli quasi sommersi da incredibili carichi più grossi di loro. Tra continui cambi di scorta e un mega-ingorgo di camion, auto, carrozze e carretti vari nel quale ci troviamo coinvolti nell'attraversamento della cittadina di Al-Minya e dal quale usciamo grazie all'intervento della nostra scorta, arriviamo poco prima delle ventidue alla cittadina di Asyut dove resteremo solo per una notte. Anzi, trattandosi di zona calda per il problema della lotta tra copti e fondamentalisti islamici, ceniamo in albergo senza uscire e per fare una telefonata all'albergo di fronte veniamo addirittura scortati da un poliziotto armato.
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