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Terminata così la visita ai principali siti della sponda occidentale di Luxor, torniamo in albergo e, tanto per non restare in ozio, noleggiamo una feluca – tipica imbarcazione a vela - per goderci un'ora di rilassante navigazione lungo il Nilo fino al tramonto del sole. Con il vento in poppa - si fa per dire perché soffia solo una leggera brezza, comunque sufficiente a far volare irrimediabilmente in acqua il cappellino con i colori viola della Fiorentina di Mauro detto Mimmi lasciandolo stordito per il resto della giornata – raggiungiamo l'isola delle Banane sulla quale approdiamo pagando 5 L.E. a testa per l'attracco. E' un isolotto privato, interamente coperto da una ricca vegetazione di banani, aranci e mandarini in fiore che riempiono l'aria di un profumo dolcissimo e intenso. Durante il percorso di ritorno, effettuato contro vento a zig-zag, assistiamo al tramonto del sole che sparisce dietro la silhouette delle palme della riva occidentale del Nilo mentre il cielo si colora di giallo e di rosso. Trascorriamo l'ultima parte dell'intensa giornata tra acquisti di scarabei e cartigli d'oro, prenotazione biglietti aerei per Abu Simbel, cambio valuta e cena all'aperto al ristorante Amon di Luxor.
Il giorno successivo è dedicato alla visita dei templi di Luxor. Al mattino raggiungiamo a piedi il grande complesso dei templi di Karnak, situato a circa un paio di chilometri a nord dal centro di Luxor, dove abbiamo appuntamento con una guida locale. Qui ci troviamo all'interno di un gigantesco complesso monumentale costituito da cinte murarie, templi, piloni, cappelle, sale ipostile, colonnati, cortili, obelischi e statue costruiti, smantellati, modificati e decorati in un periodo di tempo di circa 1500 anni a partire dal Medio Regno, quando il dio Amon era al centro del culto egizio, sino al Nuovo Regno. Tutto questo insieme di costruzioni più o meno integre e apparentemente disordinate, oltre a farmi meravigliare ancora una volta delle incredibili capacità costruttive di una civiltà risalente a circa 4000 anni fa, finisce con il disorientarmi un po' e, nonostante la presenza e le spiegazioni della guida, non riesco a seguire un percorso logico. Osservo le sfingi con la testa di ariete che fiancheggiano il viale di ingresso; guardo incredulo gli altissimi piloni che scandiscono il succedersi di grandi cortili; ammiro le ormai consuete grandi statue in granito rosa di Ramses II; mi perdo nella grande sala ipostila formata da una indimenticabile foresta di un centinaio di gigantesche colonne di pietra con capitello a forma di papiro; alzo lo sguardo verso la punta degli obelischi risparmiati dai Romani e da Napoleone; mi riposo sulle rive del lago sacro ove si purificavano i sacerdoti di Amon e infine tento di ingraziarmi la fortuna, facendo qualche giro intorno ad un grosso scarabeo in pietra. Dai templi di Karnak ci trasferiamo in carrozza al tempio di Luxor, anche questo dedicato ad Amon e attribuito al regno del faraone Amenhotep III, il predecessore di Akhenaton e di Tutankhamon. Anche qui viale delle sfingi con testa di donna, altissimo pilone di 24 metri, due gigantesche statue del solito onnipresente Ramses II con piccola figura della moglie Nefertari ai suoi piedi, obelisco in granito rosa identico a quello portato a Parigi in Place de la Concorde, grandi incisioni che mostrano le vittorie del faraone e così via tra sale ipostile, cortili con porticati, templi, cappelle e sacrari. Con il dovuto rispetto, per oggi ci riteniamo abbastanza sazi dell'arte egizia e allora, dopo il tentativo di andare a visitare con il nostro pulmino il villaggio di Armant sulla sponda ovest del Nilo, non riuscito perché bloccati dalla polizia che ci ha impedito di viaggiare senza scorta, preferiamo dedicare il resto della giornata ad un più vivace giro per le strade di Luxor alla ricerca di immagini da rubare e cose da acquistare. Con Stefania e Valentina giriamo senza meta distribuendo caramelle e bascisc a frotte di ragazzini, acquistando direttamente da un sarto un paio di tipici pantaloni egiziani, fotografando incredibili botteghe, facendosi fare un tatuaggio di hennè sulle mani e concedendo ad un intraprendente piccolo lustrascarpe di pulire le mie logore scarpe da barca reduci da viaggi nei tre continenti. Stanchi della zona commerciale, ci spostiamo sulla strada lungo il Nilo, sempre alla ricerca di immagini, e infine andiamo sull'altra sponda utilizzando un grosso barcone che svolge un servizio continuato di traghetto. Nonostante il gran numero di persone che incessantemente vanno e vengono da una sponda all'altra, noi vediamo solo un piccolo nucleo di casette e ci fermiamo ad un bar a bere un tè e a fare una partita a domino con alcuni egiziani. Cena al buffet internazionale dell'albergo e poi nuovo attraversamento in notturna del Nilo per andare a trovare un italiano che da qualche tempo vive qui in Egitto. Due nostri compagni, Eleonora e Stefano, lo avevano conosciuto occasionalmente nel pomeriggio e avevano accettato il suo invito. Con una certa difficoltà troviamo la sua abitazione in una buia stradina. Si chiama G. N. giornalista in pensione, vive da solo in una casetta sulla riva occidentale del Nilo e ha scelto di vivere in Egitto perché è appassionato di egittologia, sta scrivendo un libro sui misteri di questa antica civiltà e, non ultimo, perché solo qui può vivere decentemente con una pensione di 900.000 lire italiane. E' un tipo strano, ha avuto cinque mogli, ma nessuna ha resistito più di tanto; ha un paio di figli che vivono a Roma più strani di lui; ha una mamma che aveva provato a vivere qui ma dopo un mese se ne è tornata a Roma disperata; ha sempre lavorato pochissimo, quel tanto che bastava per sopravvivere e appena ha potuto se ne è andato in pensione. Accettiamo volentieri un buon caffè italiano e un martini, ma ci troviamo tutti d'accordo nel rifiutare l'offerta di fumare uno spinello! Ha un modo piacevole ed accattivante di raccontare le cose e se non fosse per la stanchezza e il timore che magari il traghetto del fiume possa interrompersi ad una certa ora della notte, resteremmo volentieri ad ascoltare le sue storie. Ma il dovere ci chiama e domani mattina la partenza è prevista per le 6,45! Salutiamo Gianni e torniamo a Luxor senza problemi.
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