|
Pagina 3 di 3 A Horemheb succede il compagno d'armi Ramses I (1306-1304), e quindi il figlio di quest'ultimo, Sethi I (1304-1290). Inaugurando una nuova dinastia, la XIX, abbandonano del tutto el Amarna; ma niente ormai poteva tornare coro prima. Una parte dell'eredità amarniana, pur incorporata nel classicismo faraonico, resta ancora viva; permane un accento nuovo: una sorta di spiritualizzazione, talvolta di malinconia, riflette l'inquietudine mistica di un episodio eccezionale. Originari del Delta orientale, i Ramessidi presentano caratteri somatici che ricordano quelli dei vicini semiti: crani allungati, nasi dominatori; l'assottigliarsi delle membra e le ampie vesti dagli eleganti drappeggi accentuano l'allungarsi delle proporzioni. Sotto Sethi I la volontà di epurazione appare totale: un sublime accademismo regna nel "tempio di milioni di anni" di Abido, in ammirevoli rilievi cesellati nel calcare compatto di Tura; in eterni dialoghi, l'immagine ripetuta del re sta di fronte ai grandi dei dell'Egitto, quelli dell'impero, Amon, Ra, Ptah, e a quelli dell'aldilà, Osiride, Iside e Horus. A Karnak, Sethi I, con un materiale che sfortunatamente è il grès piuttosto grossolano delle cave di Gebel Silsila, sviluppa a ogni lato del colonnato centrale edificato da Horemheb le due vaste ali della sala ipostila, orgogliosa costruzione che ha sfidato i secoli. "Mi guarderò bene dal descrivere qualcosa, perché le espressioni non renderebbero la millesima parte di ciò che si deve dire parlando di tali oggetti, oppure, se ne tracciassi un debole schizzo, anche molto scolorito, mi si prenderebbe per un entusiasta, in parole povere per un pazzo"; ha scritto Jean-Francois Champollion.
Viene poi il lunghissimo regno di Ramses II (1290-1224), altro momento grandioso dell'epopea faraonica. L'arte è imperiale, all'altezza delle infaticabili lotte egizie per l'egemonia. Ramses II combatte in Asia per arginare gli Ittiti, e anche se la battaglia di Kadesh è lungi dall'essere la schiacciante vittoria celebrata dal Poema di Pentaur, in seguito verrà firmato un trattato, preludio a una pace di compromesso, allietata da un matrimonio. Ramses II può così contenere la minaccia delle tribù della Marmarica nel fianco occidentale del paese e incorporare nel suo esercito, dopo averle sottomesse, le prime orde dei Popoli del Mare. Si affermano forme monumentali; trionfa il colossale; un disegno sistematicamente geometrico compone le sculture sulle superfici architettoniche; nella facciata dei due templi di Abu Simbel, le enormi figure regali sono scolpite nel corpo stesso della montagna. Il numero delle opere è tale da determinare una produzione in serie; frequente diventa l'appropriazione di monumenti di epoche precedenti. Accanto alle tendenze verso un ritorno all'arcaismo, sostenute dal principe Khaemuaset, ripristinatore del passato, esistono ricerche nuove: la tecnica del rilievo scavato è divenuta ormai comune, sia negli interni sia negli esterni, conseguenza forse del progredire dell'idea solare; al di là di un certo barocchismo, talvolta prende forma una sorta di romanticismo. La decorazione si fa sovraccarica; l'attenzione converge sugli ornamenti e le parures braccialetti, collane, orecchini. Ci si allontana da quella nobile semplicità che, senza dubbio, è l'essenza dell'arte egizia. Le influenze straniere, provenienti dalla Siria e dall'Egeo, si manifestano in alcuni caratteri nuovi: come le ricerche di movimento, che conducono a una delle glorie dell'epoca ramesside: le grandi scene storiche. Le imprese di Kadesh si sviluppano in vaste composizioni a Luxor e a Karnak, nel Ramesseum, ad Abido; un posto eminente è riservato al cavallo, prezioso acquisto a cui i Conquistatori del Nuovo Regno devono il successo. Prevale il gusto del particolare e, come nei dipinti tombali, l'artista apporta la sua impronta personale. Preziosi indizi sull'individualismo di un periodo del quale gli ostraca iscritti costituiscono una forma tipica d'espressione: spontaneità, fantasia, freschezza di tocco sono anche i valori di un'epoca molto complessa.
Le caratteristiche dell'arte di Ramses il Grande persistono durante la XIX e la XX dinastia. Le ultime grandi opere tebane sono quelle di Ramses III (1184-1153), vincitore della coalizione delle tribù libiche (Libu e Meshush) e dei Popoli del Mare. Egli fa costruire un tempio davanti all'attuale secondo pilone di Karnak e un altro nella cinta di Mut; forse dà inizio alla costruzione del tempio di Khonsu e, soprattutto, innalza "il castello di milioni di anni del re Usirmaatra amato da Amon, unendosi per l'eternità nel regno di Amon all'Ovest di Tebe"; l'enorme tempio di Medinet Habu, le cui rovine sono ancora fra le più importanti della riva funeraria.
Segue poi la successione di Ramessidi sempre più deboli e oscuri, fino alla silenziosa scomparsa di Ramses XI (intorno al 1070). L'impero va in frantumi, sia in Asia sia in Africa; a palazzo aumentano gli intrighi tra le donne di un harem onnipotente, fra principi rivali, sacerdoti cupidi, cortigiani tra i quali gli stranieri sono sempre più numerosi. I difetti dell'arte ramesside si amplificano: pesantezza, sovraccarico, dismisura senza vera grandezza, disordine. Ma nel barocco monumentale e nell'opulenza dei gioielli si individuano opere di valore, come quelle di Tauseret o i pendenti auricolari di Ramses XI; la forza creatrice si manifesta nel gran numero di statue; le qualità tecniche rimangono. È la chiusura di un capitolo della storia politica dell'Egitto più che la fine dell'arte egizia, come si è troppo spesso, a torto, lasciato credere.
Jean Leclant
|