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Il mito di Osiride
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Il re di Byblos ammirava la grandezza dell'albero, tagliò il tronco che invisibilmente avvolgeva la cassa e lo mise sotto il proprio tetto come stata una colonna.
Iside, così si racconta, venne messa al corrente del fatto grazie al soffio divino della fama; giunse a Byblos e, gonfia di pianto e abbattuta, si sedette presso una fontana, senza parlare con nessuno. Fu gentile e cordiale soltanto con le serve della regina, intrecciava i loro capelli e cospargeva la loro pelle con un meraviglioso profumo, che lei stessa emanava. Quando la regina vide le serve, ebbe desiderio della straniera i cui capelli e la cui pelle emanavano ambrosia. Per questo la mandò a chiamare, entrò in confidenza con lei e la fece balia del suo figlioletto. Il re si chiamava Malcandro, sua moglie secondo alcuni Astarte, secondo altri Saosis o Nemanús; i Greci la chiamerebbero Atena.
Iside dunque allevava il piccolo dandogli da succhiare il dito invece che i seni. Una notte bruciò la parte mortale del piccolo, lei invece si trasformò in una rondine e volò lamentandosi attorno alla colonna; la regina, vedendo il bambino in preda alle fiamme, si mise a gridare, privandolo così dell'immortalità.
La dea, ormai scoperta, chiese la colonna del tetto: la tirò fuori facilmente e sfrondò i rami di erica. La avvolse poi in un panno di lino, vi versò dell'unguento e la diede alla coppia reale. Ancora oggi gli abitanti di Byblos venerano questo legno, che si trova nel tempio di Iside.
La dea si gettò poi sulla bara e pianse così forte che il figlio minore del re morì. Il più grande invece lo prese con sé; caricò la bara su una nave e partì. Quando, verso mattina, il fiume Fedro fece alzare un vento troppo forte, ella si infuriò e fece seccare la sua corrente.
Non appena giunse in un posto isolato e fu finalmente sola, aprì la bara, appoggiò il suo viso sul corpo, lo baciò e pianse. Il bambino, nel frattempo, le si era avvicinato silenziosamente da dietro e aveva visto tutto. Lei se ne accorse, si voltò e nella rabbia gli gettò un'occhiata tremenda: il piccolo non riuscì a sopportare lo sguardo e morì...
Iside era in viaggio per raggiungere suo figlio Horo, che veniva allevato a Buto, e mise da parte la bara. Tifone la vide una notte mentre cacciava al chiaro di luna. Riconobbe il cadavere, lo fece in quattordici pezzi e lo disperse. Quando Iside se ne accorse, cominciò ad aggirarsi per le paludi in una barca di papiro per rimettere assieme le parti del corpo... Anche per questo motivo si parla delle tante tombe egiziane di Osiride: Iside infatti, per ognuno dei pezzi ritrovati, costruì una tomba lì dove li aveva rinvenuti. Altri lo negano: sostengono invece che abbia fatto alcune copie del cadavere e che le abbia regalate a singole città, come se desse loro il vero cadavere. Voleva infatti che venisse adorata da più persone e che Tifone, nel caso avesse sconfitto Horo e cercasse la vera tomba, si scoraggiasse, visto che gli venivano nominate e mostrate diverse tombe...
Dall'Ade Osiride si recò da Horo, lo preparò per la battaglia e lo addestrò. Dopodiché gli chiese quale secondo lui fosse la cosa più nobile. Quando rispose: "Vendicare il padre e la madre che abbiano subito un torto", Osiride gli fece un' altra domanda, cioè quale animale considerasse il più utile a chi uscisse in battaglia. Horo rispose: "Il cavallo", ed egli, meravigliato, domandò perché avesse scelto il cavallo invece del leone. Horo disse che il leone era utile per colui che avesse bisogno di un aiuto, il cavallo invece a disperdere il nemico in fuga e a distruggerlo completamente. Udito ciò, Osiride si rallegrò perché evidentemente Horo si era strato a sufficienza...
La battaglia durò molti giorni e Horo rimase vincitore. Quando Iside si imbatté in Tifone legato non lo uccise, ma lo sciolse dalle funi e lo liberò. Horo non accettò questa decisione, ma picchiò la madre e le strappò corona dal capo. Ma Hermes (Thoth) al posto di quella le pose sulla te elmo con la testa di bue. Horo fu accusato da Tifone di essere figlio illegittimo ma, con l'aiuto di Hermes e degli dèi, fu riconosciuto come legittimo. In due battaglie successive Tifone subì una disfatta totale. Iside nel frattempo portò alla luce Arpocrate, figlio prematuro e dalle gambe rachitiche: lo aveva avuto da Osiride, che si era unito a lei anche dopo la sua morte.
Questi sono, all'incirca, i momenti salienti del mito, tralasciando lei più tremende, nelle quali rientrano lo smembramento pezzo per pe Horo (come punizione per la decapitazione di sua madre) e la decapitazione di Iside...




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