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Il mito di Osiride
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Fonte e spiegazione. Il testo ci è stato trasmesso da Plutarco (46-120 d.C.), De Iside et Osiride, capp. 12-20. Per la traduzione più recente vd. J. G. Griffiths, Plutarch's De Iside et Osiride, Univ. of Wales Press, 1970, p. 135 sgg. Il rogo del bambino è un'aggiunta greca (cfr. il mito di Peleo già in Pindaro: anche Teti abbandona Peleo poiché egli l'ha disturbata durante il tentativo di rendere invulnerabile suo figlio Achille). Da altri punti di vista i tratti del dio e la sua storia sono stati modificati. Il racconto che presentiamo si ispira a fonti egiziane.
Osiride è il dio tellurico della fertilità che vive, muore e resuscita come il grano e che rappresenta l'eternità del mondo vegetale. La ciclicità della morte e della sua resurrezione, oltre alla rinascita nel figlio Horo, fornirono le immagini per il succedersi al trono dei regnanti. La guerra per l'eredità inizia dopo la morte di Osiride, ma Horo riesce a sconfiggere Seth, il pretendente illegittimo (e assassino di Osiride) e a salire al trono. Osiride è il signore dell'Ade e presidente della corte che giudica i morti. Nel mito sono stati inseriti altri personaggi. Iside, moglie del dio, compiange il defunto e si prende cura del cadavere; dopo la sua morte ella concepisce il piccolo Horo e lo cresce tra grandi difficoltà. Una serie di singoli miti si intreccia con quello principale e i misteri delle versioni successive vengono ripresi e ampliati dalle comunità religiose ellenistiche.
Anche se Osiride fu una delle figure più significative della religione egiziana, tanto che il suo culto influenzò quello diffusosi successivamente in tutto il bacino mediterraneo, l'Egitto non ci ha tramandato nessun mito coerente a lui riferibile. In realtà dobbiamo basarci su una serie di accenni sparsi – anche se numerosi – e a singoli motivi, cioè a varianti di carattere fiabesco-popolare (cfr. nn. 13-15). E solo grazie a Plutarco che possediamo la versione integrale. Tuttavia egli conobbe il mito quando già era disarticolato e fuso con le concezioni culturali greche.
Plutarco, seguendo la consuetudine greca, diede di solito nomi di divinità greche agli dèi egiziani che, per le loro caratteristiche, presentassero affinità con l'Olimpo greco. Rà fu chiamato Helios, Geb divenne Kronos, Nut fu chiamata Rhea, Thoth, il dio dei messaggeri, fu chiamato Hermes; inoltre Seth fu identificato con Tifone e ad Hathor venne dato il nome di Afrodite. Nella nostra traduzione non abbiamo inserito gli elementi tipicamente greci e neanche le parti di testo contenenti spiegazioni etimologiche ed eziologiche. Inoltre abbiamo usato il discorso diretto.



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