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Il Nilo e la cività Egizia

Nell'ampio delta del Nilo, noto per le sue terre fertili che hanno dato vita a una delle più grandi civiltà della storia: le acque del fiume si dividono nei due rami del Nilo Rosetta e del Nilo Damietta, oltre che in parecchi canali navigabili. La prima diga di Assuan fu costruita nel 1902; la seconda diga, che forma il lago Nasser, fu iniziata nel 1960 e conclusa nel 1971. Una delle conseguenze negative della costruzione della diga è la diminuzione del flusso di sedimenti verso il delta, fenomeno da cui dipende la fertilità della regione.

Tra i numerosi esploratori europei del Nilo, che tentarono di scoprire il mistero delle sue sorgenti, si ricordano i britannici John Hanning Speke, che raggiunse il lago Vittoria nel 1858 e le cascate Ripon nel 1862, e Samuel White Baker, che avvistò il lago Alberto nel 1864, e il tedesco Georg August Schweinfurth, che esplorò, tra il 1868 e il 1871, gli affluenti occidentali del Nilo Bianco. Si ricorda inoltre il gallese Henry Morton Stanley che, nel 1875, circumnavigò il lago Vittoria, identificò il fiume Semliki nel 1889 e raggiunse il lago Edoardo e il massiccio del Ruwenzori.


Le opere di irrigazione

Sin dai tempi più antichi, il potere centrale coordinava la realizzazione e la manutenzione della rete di canali che consentiva di sfruttare le piene del Nilo. Uno dei mezzi più semplici per rendere fertile un terreno era la creazione di un bacino artificiale. Attorno a una zona raggiungibile dalle acque del Nilo in piena si costruiva un grande argine quadrato di terra di circa due chilometri di lato. Quando la piena, che innalzava il livello delle acque di circa sei metri, arrivava a riempire il bacino, l’uscita dell’acqua veniva bloccata con delle chiuse ed, in questo modo, il limo si depositava in grande quantità sul terreno recintato. Dopo circa un mese, quando il suolo era ormai saturo, l’acqua veniva fatta defluire in bacini di livello minore e infine nuovamente convogliata al Nilo. Una efficiente rete di canali raggiungeva i terreni distanti dal fiume, che le acque di piena non erano riuscite a coprire. Squadre di agrimensori stabilivano l'orientamento dei fossati e ne segnavano il tracciato sul terreno per mezzo di paletti e corde. Essi inoltre delimitavano gli appezzamenti di terreno dati in uso ad ogni bracciante e ne ridefinivano i confini dopo le inondazioni.


Flora e fauna del Nilo: La flora dell'Egitto era e in parte ancora è ricchissima. Il papiro, la ninfea loto, la canna e l'acacia crescevano abbondanti nella vallata interna e nelle oasi; accanto ad esse prosperavano poi il frumento sorgo, l’orzo, il lino, parecchi ortaggi (lattuga, cipolla, aglio) e la vite, ed, ancora, la palma dum (Hyphaene thebaica) a foglie palmate e la palma da datteri (Phoenix dactilifera) a foglie pennate, il carrubo, il fico, il tamarisco e il fico sicomoro. Mancavano invece alberi d’alto fusto, adatti a fornire buon legname, e mancava l’olivo, cui sopperiva tuttavia la pianta del ricino dalla quale si estraeva olio. Quanto alla fauna, era presente a Sud l’elefante e sull’intero territorio l’ippopotamo, il ghepardo, il leone, piccole scimmie delle famiglie cercopitechi e cinocefali, il coccodrillo, una specie arcaica di pecora, capre, antilopi, gazzelle, bovidi e asini, e ancora sciacalli, gatti selvatici, lepri e iene, uccelli e pesci in gran numero e varietà, e serpenti di piccola taglia (come il cobra e varie vipere che tra le altro sono spesso ricorrenti nei geroglifici). Già intorno al 2600 a.C. parecchi di questi animali erano diffusi in varietà domestiche e selezionate (bue, asino, pecora, insieme all’oca, all’anatra e al piccione); altri, come la gallina e il cavallo, vennero importati verso il 1500 a.C. dall’Oriente. Allevate largamente in ogni epoca furono poi le api, quali fornitrici di miele e di cera.
Si noti che gli antichi egizi non conoscevano il cammello importato in epoca posteriore dagli arabi.




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