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Il Sudan
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DA BERENICE AL NILO

articolo di Cecilia Martino - http://turismo.stile.it

Di Berenice Pancrisia, la città tutta d’oro dei Tolomei, si favoleggiò per secoli, fino a farla entrare nella leggenda e a dubitare della sua reale esistenza. Una leggenda? Sicuramente sì, ma come tutte le leggende forse con un fondo di verità.

Diverse fonti storiche, tra le quali l’autorevole Plinio il Vecchio, ci informano che gli antichi egiziani si procuravano gran parte dell’oro necessario alla loro opulenta civiltà nel Wawat, imprecisata località o regione nel deserto montuoso della Nubia sudanese situata genericamente tra il Nilo e il Mar Rosso. Peraltro la parola Nubia, che da sempre indica l’estrema regione settentrionale del Sudan, nella lingua degli antichi egizi significava oro (nbw). Gli Annali del faraone Thutmosi III, appartenente alla XVIII° dinastia del Nuovo Regno, confermano che in quel tempo (1400 a.C.) dalle miniere di quarzo aurifero del Wawat venivano estratti fino a 776 chilogrammi all’anno del prezioso metallo.

Di Berenice Pancrisia, la città tutta d’oro dei Tolomei, si favoleggiò per secoli, fino a farla entrare nella leggenda e a dubitare della sua reale esistenza, anche perché si diceva che gli afrite, gli spiritelli dispettosi suoi gelosi custodi, l’avrebbero fatta sparire dagli occhi di quanti fossero mai riusciti a vederla. Una leggenda? Sicuramente sì, ma come tutte le leggende forse con un fondo di verità.

Probabilmente il riflesso prodotto da un’intera montagna di cristalli di quarzo riusciva in effetti ad abbagliare chi vi fosse arrivato, impedendone la visuale. Berenice è stata infatti localizzata soltanto nel 1989 da una spedizione italiana guidata dai fratelli varesini e esploratori sahariani Castiglioni, basandosi sulla mappa di un geografo arabo del IX° secolo: si trova nell’alveo del wadi Allaqi, una vallata a 500 chilometri ad est del Nilo poco sotto alla latitudine di Abu Simbel e appena a sud del confine sudanese, popolata da rari pastori nomadi bisharin, gente diffidente e scontrosa che spesso non ha mai incontrato uomini bianchi. Sommarie ricerche hanno dimostrato che si tratta di un vasto insediamento capace di ospitare fino a diecimila abitanti, dominato e difeso da due imponenti roccaforti, con edifici costruiti con blocchi di granito.

Le macine, i muri crollati, gli strumenti, i cocci sembrano essere stati abbandonati appena ieri; invece... Saranno gli scavi archeologici in corso a raccontarci la storia di Berenice, la città mineraria dell’oro dei faraoni.



SUDAN, MAGIE DI DESERTO E ARCHEOLOGIA

Flaminia Giurato - http://turismo.stile.it

Lontano dalle abituali mete di viaggio, lo stato più esteso dell’Africa vanta paesaggi desertici ed antiche necropoli ancora poco conosciute, tra cui la zona archeologica di Meroe dichiarata patrimonio dell’Umanità. Approfondimenti e photogallery.

Tra gli stati che si affacciano sul Mar Rosso, oltre all’Egitto che vanta una più spiccata vocazione turistica, trova il suo spazio il Sudan, l'affascinante paese dei Nuba. Grande quasi otto volte l'Italia, è il paese più esteso del continente africano, anche se non è troppo popolato per la presenza di estese zone desertiche. Riassume in sé molte caratteristiche dell’area del Mar Rosso, con elementi di cultura a tratti tribale, a tratti araba e musulmana.

All'interno del suo territorio convivono molti gruppi etnici, come spesse volte accade in Africa, segno dell’eredità del periodo coloniale. Ciò che balza agli occhi sono le marcate differenze tra un nord arabo e musulmano e un sud prevalentemente composto da popolazioni nere, alcune cristiane e altre che seguono religioni locali. Al di là delle caratteristiche più marcatamente socio politiche, il Sudan è una terra ricca di paesaggi affascinanti, che gode di un clima mite ed offre splendide coste ormai diventate famosissime in tutto il mondo dei subacquei.

Lontano dalle abituali mete di viaggio, è in grado di offrire ai visitatori dotati di un discreto spirito di adattamento grandi spazi e siti archeologici poco noti, ma di bellezza incomparabile. Nel deserto è possibile lasciarsi avvolgere completamente da un paesaggio sconfinato, a volte crudele, in parte inesplorato, con qualche ciuffo d'erba, qualche cespuglio ingiallito dal sole, qualche piccolo rettile, i dromedari che corrono all’orizzonte: questo per assaporare un ambiente quasi lunare, nel quale l'occhio si perde nell’orizzonte.

Ma anche la storia ha fatto la sua parte: infatti ci sono interessanti resti di antiche necropoli, come quelli di Kerma, una località della Nubia, vale a dire la parte settentrionale del Sudan. Kerma è stata sede di una cultura neolitica attestata da un campo di sepolture che risalgono al 7500 a.C., ed è quindi uno delle zone archeologiche più antiche dell’Africa. A 200 km dalla capitale Khartoum si trova invece il sito di Meroe, quella che un tempo era una città reale: caratterizzata da una ventina di piramidi della necropoli, è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità.

A Naga si trova il sito archeologico meglio conservato della civiltà meroitica: due templi, tra cui quello di Apedemak, il dio leone, e un piccolo chiosco colpiscono per la bellezza delle decorazioni a rilievo. Nella vicina Musawwarat, in una bella vallata circondata da colline, si trova il sito più sorprendente ed enigmatico della Nubia sudanese: il Grande Recinto. Anche se non si sa molto sulla sua costruzione dovrebbe trattarsi di un tempio dedicato al dio elefante, dato che il pachiderma è raffigurato nelle più svariate dimensioni ovunque, su pareti e colonne.

KHARTOUM: ALL'INCROCIO DEI FIUMI

articolo di Federico Geremei - http://turismo.stile.it

Sull'isola di Tuti si sviluppa Khartoum, la capitale del Sudan, il paese più grande d'Africa. Metropoli e mega-villaggio allo stesso tempo: una città con una storia relativamente recente ma travagliata come poche.

Le acque del Nilo Azzurro scendono veloci dagli altopiani etiopi, mentre quelle del Nilo Bianco arrivano con fatica da Sud, attraversando un torrido percorso che ha inizio nel cuore dell'Africa, all'altezza dell'equatore. E il magico incontro avviene qui, sull'isola di Tuti. Intorno ad essa si sviluppa Khartoum, la capitale del Sudan, il paese più grande d'Africa. Metropoli e mega-villaggio allo stesso tempo: una città con una storia relativamente recente ma travagliata come poche.

I colori di Kartoum, il cui nome significa "proboscide", sono il marrone, il bianco e il blu: marroni gli edifici, bianchi i vestiti della gente e blu-cobalto il cielo che schiaccia questa città che non conosce l'ombra delle nuvole. L'arteria principale di Khartoum è la "Sharìa al Nil" (viale del Nilo): una strada che corre parallela all'ultimo tratto del Nilo Azzurro, prima che il fiume pieghi a Nord nella sua ostinata corsa verso il mediterraneo. Di giorno la brezza che si può godere passeggiando lungo i marciapiedi della Sharìa è piacevolissima: tra gli imponenti alberi si scorge il fiume che scorre placido, qualche feluca solitaria che resiste alle onde provocate dalle imbarcazioni più grosse. Sul lato sinistro della strada gli edifici più belli della capitale: antichi alberghi coloniali e il Palazzo del Popolo, ora sede del presidente.

L'impeccabile uniforme delle guardie d'onore e i gradini immacolati che si possono ammirare adesso contrastano con quello che è stato uno degli episodi più cruenti dell'imbarazzante presenza coloniale britannica: dopo una marcia eroica dalle regioni deserte del Nord del paese, un'orda agguerrita di ribelli giunge a Khartoum. A guidarli è il Mahdi, il messia: una figura leggendaria, capace di raccogliere intorno a sé un esercito di disperati che s'ingrossa giorno dopo giorno, deciso a scacciare gli inglesi dalla propria terra. L'assedio alla città è estenuante ma alla fine, facendosi largo tra i cadaveri dei caduti, un fedele del Mahdi arriva alla residenza di Gordon. Si dice che questi aspettasse la morte con la calma degli eroi, in perfetta uniforme bianca. Dopo l'uccisione, l'umiliazione: la testa del generale viene portata all'accampamento del Mahdi, appena fuori della città. E' il 28 gennaio 1885, due giorni dopo arriveranno i rinforzi inglesi. (In "Khartoum", del 1966, Charlton Heston si cimenta nell'impresa di far rivivere quelle vicende).

Ora il Mahdi riposa sotto la gigantesca cupola argentata della sua tomba-mausoleo a Omdurman, enorme sobborgo della capitale: si tratta di un edificio più importante come meta di pellegrinaggio che per le caratteristiche costruttive. E poi l'ingresso, in teoria, non è consentito ai non mussulmani. A pochi metri vale invece la pena di trascorrere un paio d'ore presso la "Khalifa House": un eclettico museo ricco di reperti originali e articolato lungo le diverse stanze, quasi intatte, dell'ex-residenza di Khalifa, il successore del Mahdi.

I numerosi mercati ("suk") di Khartoum sono un trionfo di colori, odori e rumori. Il più grande si trova a Omdurman: da visitare assolutamente la zona in cui si vende la carne. Un'enorme struttura coperta all'interno della quale sono disposte centinaia di banconi con le loro carni appese. I fumi d'incenso, le tuniche bianche e le lame insanguinate nella penombra sono una visione indimenticabile: emblema della prepotenza con cui l'Africa penetra come una malattia inesorabile in chi viaggia da queste parti. Poco lontano è la zona degli artigiani che lavorano le selle per i dromedari. E se siete fortunati vi potete imbattere in qualche venditore ambulante di libri: per poche centinaia di lire ci si allontana con una stampa inglese di cento anni fa sotto braccio! Prima di andare via ristoratevi con una scodella di "full" (zuppa di fave), il piatto nazionale sudanese.

Una delle zone più interessanti della città è il quartiere universitario. Qui, tra l'altro, si trova il Museo di Storia Naturale: è un curioso zoo (qualche animale è vivo, ma per la maggior parte sono impagliati) con una formidabile sezione di uccelli provenienti da tutta l'Africa sub-sahariana.

Un non-luogo affascinante è l'Acropole Hotel El (Zubair Pasha avenue. fax 772860), in centro: dall'esterno sembra una casa in rovina ma dentro si apre un mondo incredibile. Dall'Acropole partivano le spedizioni dei fratelli Castiglioni alla ricerca di Berenice, la città d'oro. E qui, tra mappe ingiallite dal sole e invecchiate dalla sabbia, si incontrano personaggi d'altri tempi.

Lungo le rive del Nilo, vicino al Palazzo del popolo, una sosta al Khartoum Yacht Club è un tuffo nel passato: una nave inglese, giunta fino qui smontata pezzo per pezzo a dorso di dromedario e poi riassemblata, è oggi gelosamente adagiata sul prato verde in riva al fiume. Si possono ancora leggere i nomi dei vincitori delle regate organizzate periodicamente dal club e, bevendo una bibita (rigorosamente analcolica), domandarsi che senso avesse sacrificare vite umane e risorse per invadere un paese così lontano.



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