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La nuova fede: Aton
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La sua divinità era il grande globo luminoso che esercita la sua benefica influenza, datrice di vita, attraverso i raggi, di cui tutti sentono lo splendore e il calore. Una simile concezione poteva essere rappresentata visivamente senza raffigurare l'Aton sotto forma umana. Nell'espressione verbale tuttavia la nuova fede rivelava i suoi difetti, perché il linguaggio, per sua stessa natura, descrive gli avvenimenti usando termini che si riferiscono al comportamento umano. La contraddizione è evidente quando gli inni si rivolgono all'Aten alla seconda persona, quando, in un poema più breve, il dio è chiamato "padre e madre di ogni cosa creata", e Akhenaton stesso è trattato come il figlio prediletto uscito dai raggi dell'Aton. Il culto di Aton non era soltanto una teoria fisica, ma un genuino monoteismo e la vera grandezza del riformatore sta nel coraggio morale con cui lottò per spazzar via il vasto cumulo di superstizioni mitologiche ereditato dal passato, grandezza negativa, d'accordo, ma che gli è stata ingiustamente contestata. Tuttavia è innegabile che la condotta di Akhenaton pareva fatta apposta per eccitare le ire degli avversari. Di pari passo con il potere cresceva il suo ardore nel perseguitare una tradizione resa venerabile dal tempo. A un dato momento abolì il nome di Ra-Harakhti dal primo cartiglio, o prenome dell'Aton, sostituendovi l'espressione " Sovrano dell'Orizzonte "; mentre nel secondo cartiglio la parola Shu, pur non significando altro che " luce solare ", veniva eliminata per la sua omofonia col nome del dio del Vuoto. Ma lo zelo iconoclasta di Akhenaton non si fermò qui. La vera fede non poteva diffondersi senza sopprimere le innumerevoli divinità maschili e femminili fino allora adorate. Di conseguenza, egli inviò in tutto il paese operai incaricati di scalpellarne o raschiarne i nomi incisi o scritti, dovunque li trovassero. Inutile dire che la prima vittima di questo furore iconoclasta fu l'odiato Amon-Ra; ma anche la semplice parola " madre ", essendo omonima di quella che indicava la dea tebana Mut, perse il geroglifico dell'avvoltoio e fu scritta coi segni alfabetici m+t. La stessa parola "dèi" era tabù. Di Amenhotpe, nome originario di Akhenaton e del padre suo, abbiamo già parlato.

Akhenaton
Akhenaton
A proposito dei rilievi trovati a El-Amarna, c'è un'incongruenza che avrà certo fatto inorridire i tradizionalisti: Akhenaten occupa sempre il centro della scena e i suoi cartigli sono posti fianco a fianco con quelli dell'Aton rivelando com'egli non disdegnasse affatto di avocare a sé una parte della divinità del suo divino padre; anzi, si ha talvolta l'impressione che questa parte si approssimasse all'identificazione completa. Una prova ne è l'epiteto " colui che è nella festa Sed" che venne regolarmente a far parte dei titoli del dio. Dato che la festa Sed, o Giubileo, era essenzialmente una celebrazione della regalità, si potrebbe dedurne che 1'Aton e il suo divinizzato figliolo con quella cerimonia dessero insieme inizio a una nuova fase della loro esistenza comune. È anche significativo il fatto che, mentre Akhenaton pregava 1'Aton, i suoi sudditi innalzavano altrettanto spesso le loro preghiere al sovrano. D'altro canto, il modo in cui il re dava pubblicità ai propri affetti domestici mal si conciliava con tali orgogliose pretese. Nelle scene dipinte o scolpite egli è sempre accompagnato dalla moglie Nefertiti e da qualcuna delle sei figlie. Sopra una stele si vede il regale padre che bacia una femminuccia, mentre la regina ninna sulle ginocchia un'altra bambina. In un'altra scena il re è rappresentato mentre intrattiene, o è intrattenuto a pranzo dalla madre Tiye: Akhenaton sta rosicchiando una grossa costoletta, mentre Nefertiti fa altrettanto con un uccello arrostito "E. L'affetto del re per la moglie e, più tardi, per il genero viene messo in mostra senza alcun ritegno. Quale differenza dal dignitoso contegno dei tempi andati, quando il massimo segno di familiarità era un braccio passato attorno alla vita della sposa!
Una lacuna nella Dottrina di Akhenaton è la totale assenza di contenuto etico. Di questa mancanza era senza dubbio largamente responsabile l'eliminazione del mito di Osiride. Non che questo avesse mai avuto un profondo significato spirituale, ma raccontava il trionfo del bene sul male, parlava di devozione coniugale e di pietà filiale. Il culto funerario manteneva ancora molte delle sue forme esteriori, ma queste avevano perso il loro significato primitivo ". Si mettevano ancora sulla mummia grossi scarabei, ma le iscrizioni non imploravano più il cuore di non testimoniare contro il defunto quando le sue azioni terrene sarebbero state pesate sulla bilancia. Le statuette dei servi, o ushabti erano ancora in voga, ma non servivano più a liberare il loro padrone dai lavori agricoli dell'aldilà. È probabile che il dogma di Akhenaton non penetrasse mai nel profondo della coscienza delle masse. Nel villaggio operaio di El-Amarna sono venute alla luce varie tracce degli antichi culti, amuleti del dio nano Bes, il sacro occhio di Horo e simili. Occorrerebbero ulteriori studi per stabilire fino a che punto si estese la nuova fede. Memfi possedeva certo un tempio dell'Aton ", e frammenti di bassorilievi di questo culto sono stati trovati qua e là, ma non nel delta a nord di Eliopoli.

Da qualcuno si è attribuita ad Akhenaton l'aspirazione a fondare una religione universale, ma è un'ipotesi non suffragata dai testi.
È vero che il grande inno tradotto più sopra cita la Siria e la Nubia, ma era difficile ignorare che lo stesso sole splendeva sull'Egitto e su questi paesi, e che essi non erano irrigati dalle inondazioni del Nilo, ma dalla pioggia. Niente testimonia di un'opera di proselitismo nel Nord. Al contrario si direbbe che gl'interessi del re fossero piuttosto campanilistici. Tutto preso dal suo ardore per le cerimonie religiose, celebrate alla luce del sole e non più al chiuso in buie cappelle, egli era restio a occuparsi degli affari esteri. Per lo stesso motivo l'accusa di pacifismo sollevata contro di lui passa il segno. Gli si fa spesso colpa di aver causato la rovina dell'impero egizio, fondato da Tuthmosis III nella Siria e nella Palestina, per la sua indolenza e l'odio contro la guerra. L'intera questione dev'essere riesaminata alla luce delle informazioni su questi paesi raccolte in numero sempre crescente attraverso le ricerche archeologiche filologiche.
C'è persino da dubitare che il tanto vantato impero Egizio sia mai esistito. […]

Testo tratto dal libro di Alan Gardiner: la civiltà egizia (pagine 206-210).
Un libro che non dovrebbe mancare ad ogni appassionato o studioso della civilà egizia.

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