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Pagina 1 di 2 Esaudiente articolo dell'ottimo Pierluigi Lanfranchi sui rimedi anticoncezionali nell'antico Egitto e nel mondo antico.
Escrementi di coccodrillo, coloquintide selvatica... di Pierluigi Lanfranchi - Il Sole 24 ore
La più antica testimonianza di un farmaco anticoncezionale proviene da un papiro medico egizio che gli esperti datano attorno al 1850 a.C. Tra le altre cose il papiro contiene i frammenti di tre ricette per la preparazione di suppositorii vaginali. La prima prescrive: "Per non rimanere incinta (...) escrementi di coccodrillo, mescolarli con pasta di pane, inumidire...". Meglio risparmiare al lettore il seguito delle ricette. Non so se lo sterco di coccodrillo sia un anticoncezionale efficace, ma credo che la sola idea di fare l'amore con una donna che avesse applicato questo farmaco, avrebbe spento gli ardori anche dell'egizio più focoso! Eppure in un articolo apparso una ventina di anni fa su "Clio Medica", una prestigiosa rivista inglese di storia della medicina, Emil Frey si sforza di dimostrare che davvero gli escrementi di coccodrillo potevano impedire il concepimento o perché il suppositorio, bloccando il collo dell'utero, non permetteva al liquido seminale di entrare o perché alterava il pH della vagina. Sarà, ma la scelta di questo insolito ingrediente risulta meglio comprensibile alla luce del sistema magico: il coccodrillo infatti era associato con Seth, il dio che secondo gli antichi egizi aveva il potere di "chiudere" l'utero provocando emorragie e aborti e di "aprirlo" favorendo le mestruazioni, il concepimento e il parto. Non a caso l'immagine di questa divinità appare sugli amuleti uterini. Altri papiri medici egizi, risalenti al 1550 a. C., contengono ricette esclusivamente a base di erbe:
"Inizio delle ricette che sono fatte per donne per causare alla donna l'interruzione della gravidanza nel primo, secondo e terzo periodo. Frutto acerbo di acacia. Coloquintide. Datteri. Triturare e mescolare con miele. Inumidire un pessario di fibre vegetali e collocarlo nella vagina".
E' interessante osservare che una ricetta simile si ritrova nel cosiddetto corpus hippocraticum, una raccolta di scritti medici del V-IV sec. a. C. attribuiti a Ippocrate di Cos, il fondatore della medicina greca. In un trattato consacrato alle malattie femminili si legge:
"Pessario abortivo: sale egiziano, escrementi di topo, coloquintide selvatica; incorporare a una quarta parte di miele semibollito; prendere une dracma di resina e aggiungerla al miele, alla coloquintide e allo sterco di topo; tritare il tutto bene, farne une pessario, introdurlo nell'utero fino al tempo opportuno".
Anche Dioscoride, medico e naturalista vissuto nel I sec. d. C. raccomanda la coloquintide come pessario vaginale. Ciò dimostra che i medici greci erano a conoscenza dei farmaci abortivi testati da tempi remoti. Ma la storia della coloquintide non finisce qui. Le informazioni sulle sue virtù abortive saranno trasmesse fino al Medioevo, come testimoniano le opere di Avicenna e Alberto Magno, e riprese nel Rinascimento. La pianta è menzionata tra varie sostanze abortive dal medico romano Scipione Mercurio alla fine del 1500 e, in tempi più recenti, da un medico del Manchester Lying-in Hospital in uno studio su sterilità e aborto pubblicato nel 1847.
Ma ritorniamo al mondo antico. La fonte principale per la conoscenza delle tecniche contraccettive dell'epoca greco-romana è il trattato Le malattie delle donne di Sorano di Efeso, un medico vissuto a cavallo tra primo e secondo secolo d. C. Il trattato di Sorano sorprende per la sua modernità. Innanzi tutto egli distingue tra farmaci contraccettivi (atonia) e abortivi (phthoria). I prodotti del primo tipo sono quelli che impediscono allo sperma di fissarsi, mentre quelli della seconda categoria distruggono l'embrione già formato. Secondo il medico di Efeso esiste anche un terzo modo di evitare una gravidanza, che prende il nome di ekbolion (dal verbo ekballo, espellere). A differenza dei primi due, questo metodo non consiste nell'assunzione di farmaci, ma in manovre e gesti energici che hanno come scopo l'espulsione del seme o dell'embrione. Questa tecnica era già nota nel corpus hippocraticum, che cita il caso di una donna che si è provocata un aborto saltando vigorosamente e battendo i talloni sulle cosce. Sorano esprime il principio secondo cui è meglio evitare il concepimento che praticare un aborto: "Per evitare di dover distruggere il prodotto di un concepimento è meglio non concepire". L'unica forma di aborto che un medico può praticare è quello terapeutico, procurato nell'interesse della madre e per preservare la sua salute. Non è ammesso l'aborto per ragioni private e personali, ad esempio perché la gravidanza è frutto di un adulterio o perché la donna vuole preservare la propria bellezza. Sorano si rifà direttamente al giuramento di Ippocrate, che impegna il medico a non somministrare veleni e medicamenti abortivi e a mantenere "pura e santa" sia la vita del medico sia la sua professione.
Per evitare gravidanze indesiderate Sorano prescrive di non avere rapporti nei periodi fertili. Diversamente da altri popoli, i greci e i romani non vietavano di avere rapporti con una donna mestruata. Sorano consiglia che la donna, prima che l'uomo eiaculi, trattenga il respiro e si ritiri un po' per evitare che lo sperma penetri troppo a fondo. Poi la donna deve lavarsi, accovacciarsi, starnutire e bere acqua fredda. Naturalmente anche nelle Malattie delle donne è citata una lunga serie di contraccettivi orali e di pessari che non starò a elencare. Più interessante è osservare che Sorano sconsiglia alcune pratiche che ritiene nocive per la salute della donna, ad esempio assumere intrugli a base di urina di mula, fiori di melograno, noci di galla, resina di cedro, oppure bere l'acqua della lavorazione del ferro. Tutte queste cose danneggiano lo stomaco. Inoltre Sorano giudica del tutto inutili le pratiche magiche come l'uso di amuleti fatti con uteri di mula o cerume dello stesso animale. La scelta della mula, in quanto animale sterile, non è certo casuale. Eppure gli amuleti a cui si attribuivano poteri anticoncezionali erano molto diffusi e non tutti i medici erano scettici come Sorano quanto alla loro efficacia. Un medico del VI sec. d. C., Ezio Amideno, fornisce varie prescrizioni in questo senso, ad esempio quella di portare il fegato di donnola in un tubetto legato al piede sinistro.
È curioso che Sorano non menzioni contraccettivi maschili, che pure esistevano. L'autore di un trattato medico del IV sec. d. C., Oribasio di Pergamo, ricorda la pratica di ungere il pene con un certo tipo di olio prima del coito. Un altro grande assente dal trattato di Sorano è il coitus interruptus, forse perché era talmente diffuso che non valeva la pena soffermarcisi. Per trovare una testimonianza antica sulla pratica del coito interrotto ci si può rivolgere alla Bibbia, più precisamente alla storia del secondogenito di Giuda, Onan, a torto considerato come il prototipo di tutti i masturbatori. In verità Onan si dedicava a tutt'altra pratica. In Genesi 38, 6-10 si racconta che Giuda ingiunse a Onan di sposare la moglie di suo fratello maggiore, Er, che era morto. In questo caso la legge prevedeva che il primo figlio nato da un simile matrimonio fosse considerato come primogenito ed erede del defunto. "Onan sapeva che quella posterità non sarebbe stata sua e quando entrava dalla moglie di suo fratello disperdeva il suo seme in terra per non dare posterità al fratello".
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