Ritrovata vicino a Suez (i confini dell'impero egizio) la fortezza che difendeva l’Egitto dagli ittiti.
Articolo dell'egittologo ARISTIDE MALNATI
La stampa 22/0/2007
SUEZ (EGITTO) - La splendida regina Ankh Esen Amon, in preda allo sconforto per la morte del marito Tut Ankh Amon e timorosa di venire eliminata dal successore del faraone-bambino, scrisse una lettera accorata a Suppiluliuma, sovrano degli ittiti, nemici dichiarati degli egizi: gli chiedeva in sposo un giovane principe, a cui avrebbe promesso amore eterno e la possibilità di regnare sull'Alto e Basso Egitto. La delegazione ittita venne però intercettata e annientata dall'esercito di Horemheb, che per conto del nuovo sovrano Ay aveva il delicato incarico di proteggere il Paese lungo la sua frontiera più vulnerabile, quella orientale, dall'odierno Canale di Suez fino all'attuale Striscia di Gaza. E l'agguato vincente al gruppo che scortava il principe ittita verso il regno tanto ambito si consumò - ci fanno sapere le tavolette in lingua ittita e le iscrizioni parietali sui templi egizi di Karnak e Luxor - presso una fortezza di ragguardevoli dimensioni, la più imponente tra le undici edificate a intervalli regolari quale invalicabile presidio della lunga strada a Nord del Sinai, la mitica via di Horus, percorso tra l'altro degli ebrei diretti alla Terra Promessa.
Ebbene, questa fortezza è stata da poco rinvenuta al termine di una decennale campagna di scavi sistematici condotta da una missione egiziana; si trova a Nord di Qantara, tre chilometri a Est del moderno Canale di Suez, dove un tempo sorgevano i Laghi Amari (o Mar delle Canne). Sono ancora oggi ben distinguibili le fondamenta e le basi delle mura di un mastodontico complesso fortificato, che si sviluppa per 500 metri di lunghezza e 250 di larghezza; le mura sono imponenti, conservate per 2 metri d'altezza (ma in origine, secondo il calcolo degli architetti, dovevano toccare i 20 metri) e con uno spessore ancora intatto di 13 metri. A intervalli regolari, lungo il profilo della costruzione rettangolare, si stagliano i resti di 24 torri, verosimilmente ciascuna sede di un corpo di guardia; l'intera costruzione era poi circondata da un ampio fossato pieno d'acqua con tanto di ponti levatoi, di cui restano ancora le tracce.
«Era una struttura militare associata alla vicina città di Tharo, ma con una vita a sé», precisa Mohamed Abdel Maqsud, direttore dello scavo per conto del Consiglio Supremo delle Antichità in Egitto. «Aveva addirittura una propria necropoli, divisa in due settori: uno per i soldati, l'altro per i cavalli; ecco, proprio quest'ultimo elemento, unitamente alla stratigrafia e all'habitat archeologico, consente la datazione dell'intero complesso all'inizio del Nuovo Regno, nel XVI secolo a. C., quando il cavallo prese piede in Egitto, come animale da lavoro e da guerra».
Se la fortezza appena scoperta fu il probabile teatro dell'agguato mortale alla delegazione ittita, chiamata da Ankh Esen Amon in proprio aiuto, è ancora più certo che essa fu utilizzata da Ramses II (1279-1212 a. C.), come punto nodale per la difesa del confine orientale e come base di partenza per le sue guarnigioni verso il Vicino Oriente ancora una volta in chiave anti-ittita. Sono infatti evidenti le tracce di un potenziamento e allargamento delle già imponenti strutture all'epoca del longevo faraone della XIX dinastia, impegnato in reiterati tentativi di espansione verso Oriente, culminati con la celeberrima battaglia di Qadesh (attorno al 1250 a. C.), con cui contenne l'avanzata ittita, apparentemente inarrestabile. Sono ancora le iscrizioni dell'edicola del celebre sovrano nel tempio di Karnak, a Luxor, a fornire preziose testimonianze su queste epiche gesta belliche e a chiarirne la dinamica e spesso la successione temporale. Dalla combinazione delle testimonianze scritte con i recenti dati archeologici emerge con maggiore chiarezza l'importanza della zona nordsinaitica all'epoca di Ramses II, che edificò un centro nevralgico come Pi Ramesse (nel Delta, non distante da Suez), sede della cavalleria regia, e che rafforzò il sistema delle fortezze, rendendolo un impenetrabile baluardo difensivo.
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