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Geometria e astronomia nell'antico Egitto
Giza
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Da un libro, quasi come in un papiro, nuovi scenari sui misteri delle maestose piramidi. «Simboli geometrici e astronomici dell'Antico Egitto» (Edizioni Kappa, pagg. 188) è il titolo del rivoluzionario lavoro di Stefano Gasbarri che introduce con pazienza il lettore a una serie di affascinanti e stupefacenti scoperte con l'ausilio di equazioni, ricostruzioni e disegni originali.
Secondo lo studioso italiano le piramidi erano templi «espressione del linguaggio degli dei»: quindi, esprimevano la prova tangibile che i faraoni fossero divinità incarnate sulla Terra.

Per Gasbarri - architetto specializzato presso l'Istituto Superiore di Sanità in Edilizia Sanitaria e progettista di numerosi complessi ospedalieri in Italia e in Africa - gli architetti che progettavano le piramidi e che erano i sommi sacerdoti del faraone-dio in terra, attraverso le forme di quegli eterni, quanto affascinanti monumenti, volevano testimoniare che i corpi custoditi in quelle tombe fossero appunto l'espressione terrena degli dei incarnati. A differenza dei più noti egittologi e archeologi impegnati su questa stessa tesi, Stefano Gasbarri, 69 anni, grande appassionato di storia dell'architettura egizia, è arrivato a questa conclusione attraverso una serie di complessi calcoli geometrici e astronomici da lui individuati in venti anni di ricerche.

«Dico le stesse cose che sostengono gli egittologi - afferma -, ma con un linguaggio e, soprattutto, con un metodo differente: quello della geometria e dell'astronomia relativa al movimento del Sole» pubblicato nel suo volume che reca un sottotitolo capace di inquadrare storicamente la sua proiezione scientifica, per molti versi rivoluzionaria: «Dalla Piramide di Cheope all'esodo degli ebrei dalla terra dei Faraoni».

«Il mio studio - sottolinea Stefano Gasbarri - è partito dalla più affascinante relazione geometrica, passata alla storia della scienza come la "quadratura del cerchio", il simbolo che meglio rispecchia l'idea della "identificazione dell'uomo con dio"». L'autore racconta che tutto è partito dai tanti quesiti che gli vennero in mente nel corso delle prime di una lunga serie di visite nel sito archeologico dove si ergono le piramidi della IV dinastia. «In quei primi viaggi - dice - mi sono chiesto come mai le piramidi della IV dinastia fossero così maestose, ma del tutto anonime e come mai la loro forma geometrica fosse così perfetta. L'idea venutami in mente fu che gli architetti, nonché sommi sarcedoti del faraone, attraverso i simboli della geometria e del percorso del Sole in quell'area geografica, volessero tramandarci un messaggio».

«Quindi, ho deciso di analizzare i progetti antichi delle piramidi scaturiti - continua lo studioso - dai rilevamenti archeologici degli egittologi Vito Maragioglio e Celeste Rinaldi. È da lì che sono partito».

Fonte: il Tempo - Marino Collacciani m.collacciani@iltempo.it
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