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I danni del turismo in Egitto |
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Riportimamo quest'articolo del sempre ottimo Artistide Malnati (archeologo ed egittologo )su un tema molto importante: la conservazione dei monumenti dai danni del turismo.
Sos dall'Egitto: «Il turismo è la nostra vita, ma sta uccidendo la Valle dei Re»
«L'allarme archeologico riguardante il deterioramento delle tombe della Valle dei Re è scattato da tempo. E' urgente trovare la soluzione, altrimenti la più famosa necropoli egizia riporterà danni irreversibili». E' perentorio nella sua puntuale denuncia Faruk Hosni, Ministro egiziano per la cultura, da sempre particolarmente attento nel coniugare la salvaguardia del patrimonio archeologico alle esigenze del turismo di massa, principale risorsa economica per il Governo Mubarak (più del 30% del PIL). Da anni ormai orde di turisti, colpevolmente poco attenti a un comportamento consono in un habitat archeologico delicato, entrano ogni giorno nelle sepolture che i faraoni del Nuovo Regno (a partire dal 1552 a. C.) si fecero scavare nella Valle dei Re, sulla riva ovest del Nilo rispetto all'antica Tebe (oggi Luxor).
Turisti spesso senza una preparazione adeguata e sensibili come elefanti in un negozio di cristalleria penetrano nei delicati ipogei e bombardano di scatti fotografici le splendide raffigurazioni parietali: i flash si rivelano a lungo andare letali per il tessuto cromatico millenario, con cui gli egizi affrescarono le sepolture dei loro sovrani, per raccontare con immagini la loro vita terrena e per favorire nei loro confronti un'eterna protezione divina. Da evidenziare anche come spesso simili vandali si spingano oltre: sono purtroppo frequenti tracce di manate sulle pareti, non sempre protette da plexiglas.
Sono ormai 63 le tombe rinvenute a partire dagli inizi del 1800, quando iniziò la moderna ricerca egittologica e con essa l'esplorazione sistematica di siti e monumenti; si devono poi aggiungere le tombe delle regine e dei nobili, altrettanto delicate e bisognose di costanti restauri , anche se meno appetite dalla massa dei turisti-distruttori. All'azione deleteria dei visitatori occidentali si assomma l'umidità, cresciuta dopo la costruzione della diga di Asswan e i logoranti agenti inquinanti, sviluppati sistematicamente dai consumi di una popolazione, che ha raggiunto i 76 milioni di individui.
Ed ecco quindi che il Governo egiziano, sollecitato dal Servizio delle Antichità del Cairo e dai maggiori egittologi al mondo, ha deciso di ridurre drasticamente gli ingressi nelle tombe tebane e di aprirne non più di una decina al giorno a rotazione. Se tuttavia ciò non si rivelasse sufficiente (come taluni credono), si arriverà alla drastica chiusura a tempo indeterminato di tutte le sepolture, che dunque non saranno più visitabili. E' per questo che i maggiori fotografi al mondo, tra cui l'italiano Sandro Vannini, si stanno affrettando a immortalare con i loro scatti (rigorosamente con luci fredde!) le magnifiche pitture interne. «Proprio le immagini di Vannini arricchiscono il libro Le tombe reali di Tebe. Un ponte verso l'eternità, pubblicato in Italia da De Agostini: qui sono presentate le raffigurazioni parietali dopo che queste hanno recuperato tutto il loro splendore cromatico, in seguito ad accurato restauro», precisa l'Egittologo Zahi Hawass, che del volume ha curato i testi. Ed è proprio in questa direzione che si muovono gli archeologi, per favorire comunque la fruizione di immortali capolavori, presto non più visitabili: si cerca cioè di creare una banca-dati di foto da diffondere tramite internet agli appassionati che ne facciano richiesta.
fonte: il Sole 24 ore
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