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Il Vino, Nettare Prelibato - Apprezzato dagli Antichi Egizi
Il Vino bevanda apprezzata da molti ed amata dagli intenditori fino all’istituzione di vere e proprie scuole di degustazione, era conosciuto fin dai tempi più antichi. Le origini del vino sono talmente tanto antiche da affondare nella leggenda una delle quali racconta addirittura che Noè, avendo inventato il Vino pensò bene di salvare la Vite dal diluvio universale riservandole un posto sicuro nella sua Arca.
E' storia che in occidente la coltura della vite e la pratica della vinificazione erano note in Armenia (la Mesopotamia) dove si compì la prima rivoluzione dell'umanità, con l'abbandono del nomadismo da parte di qualche comunità e la conseguente nascita dell'agricoltura. La "mezzaluna fertile" era una area geografica limitrofa al corso dei fiumi Tigri ed Eufrate, madre dei cereali e laboratorio della scoperta dei processi fermentativi da cui discendono il pane, il formaggio e le bevande euforizzanti, così come noi le conosciamo oggi. Alcuni geroglifici egiziani risalenti al 2500 a.C. descrivono già vari tipi di vino. Nell'antico Egitto la pratica della vinificazione era talmente consolidata che nel corredo funebre del re Tutankamun erano incluse delle anfore contenenti vino con riportata la zona di provenienza, l'annata e il produttore. Le anfore contenevano dell’ottimo vino rosso. Tutankamun era solito bere vino perché questa era la bevanda principale della classe nobile dell’antico Egitto. Come avviene anche oggi, il vino era considerato superiore alla birra e costava cinque volte di più. Aveva una sua divinità, la dea Hathor, come dimostrano le liste delle offerte nei templi e nelle tombe. Fin dalla terza dinastia (2700 anni a.C.), le tombe sono ricche di rilievi e pitture che raffigurano le diverse fasi della produzione del vino nei minimi dettagli: la raccolta nei vigneti del Delta e delle Oasi, lo stivaggio dell’uva nei grandi tini di pietra, legno o argilla, la pigiatura con i piedi, ancor oggi il modo migliore per produrre vino più puro dato che i semi e i raspi non vengono mescolati con il succo d’uva. Le anfore venivano tappate meticolosamente, nella prima fase della fermentazione si copriva il loro collo con del fango, lasciando un piccolo foro per la fuoriuscita del gas; si procedeva con l’immagazzinamento, lungo alcuni mesi, per la seconda fase della fermentazione. Le anfore avevano la base rastremata per raccogliere la posa. L’ultima fase della lavorazione era la chiusura ermetica dell’anfora, che riportava in cima i dati relativi al contenuto, l’anno di produzione, la zona di provenienza, il nome del vinaio, né più e né meno come accade oggi con i vini di pregio. In base a tali dati venivano stabiliti la qualità del prodotto e il suo prezzo. Nel corredo funerario della tomba di Tutankhamun, morto nel 1323 a. C., sono state rinvenute una trentina di anfore, 26 di esse risalgono agli anni 4, 5, 9 del regno del faraone e ciò conferma che egli regnò circa 9 anni. Poiché le anfore non erano smaltate all’interno, nei secoli il vino è evaporato e tutto ciò che oggi resta sono dei depositi appiccicosi sul fondo. Che però sono bastati per risalire alla composizione del vino. Ad averla decifrata a livello molecolare sono stati i ricercatori dell’Università di Barcellona. Le analisi, spettrografia di massa e cromatografia in fase liquida, hanno individuato la presenza di acido tartarico (l’impronta chimica del vino in sé) ma soprattutto l’acido siringico, di cui si decompone la sostanza che dà il colore rosso al vino, la malvidina-3-glucoside. Il metodo ha fatto identificare anche la provenienza dell’uva, che coincide con quanto scritto sull’etichetta, un vino rosso e dei migliori vigneti egiziani, quelli della sponda occidentale del Nilo. Dall'Egitto la pratica della vinificazione si diffuse presso gli Ebrei, gli Arabi e i Greci. Questi dedicarono al vino una divinità: Dionisio, Dio della convivialità.
Contemporaneamente, nel cuore del mediterraneo, la vite iniziava dalla Sicilia il suo viaggio verso l'Europa, diffondendosi prima presso i Sabini e poi presso gli Etruschi i quali divenirono abili coltivatori e vinificatori e allargarono la coltivazione dell'uva dalla Campania sino alla pianura Padana, fino ad arrivare ai giorni nostri, trovando sulla nostra tavola vini d’annata, spesso dai costi esorbitanti, dal gusto più che eccezionale, se degustato e accompagnato con cibi appropriati e gustosi. Cambiano i tempi ma le tradizioni rimangono sempre le stesse, anzi sempre più raffinate.
Scritto da Luciana Bandista - 20 maggio 2006
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