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Importante scoperta a Edfu PDF Stampa E-mail
Grandi città e sacrifici umani nell'Egitto prima dei Faraoni. Scoperti a Edfu i resti di un centro che contava 7000 abitanti.
Alcuni recenti e importanti rinvenimenti nella zona di Edfu (nell'Alto Egitto tra Luxor e Aswan) consentono di allargare le nostre conoscenze sull'epoca predinastica e di accertare la presenza di una realtà urbana anticipatrice di caratteristiche poi potenziate con l'inizio delle Dinastie.
Una missione di archeologi americani ed egiziani nel corso dell’esplorazione sistematica del sito di Nekhen (oggi Edfu) ha infatti identificato il più vasto complesso funerario dell’epoca cosiddetta Naqada II (3600 a. C.) e sulla base della comparazione stratigrafica ne ha stabilito l’appartenza a un esteso centro urbano, il più antico in riva al Nilo: è la prima testimonianza sicura di quel processo irreversibile che avrebbe portato l’Egitto a diventare un’unica nazione sotto l’impulso di centri-guida capaci di un’indissolubile forza aggregatrice.
L’area cimiteriale appena ritrovata, pur nella sua arcaicità si presenta completa: cinta da un muro ben conservato e rafforzato da travi in legno, secondo una tecnica di costruzione destinata ad imporsi, essa contiene un’ampia sepoltura di forma rettangolare con ancora elementi votivi. La tavola per le offerte sistemata nella sovrastuttura della tomba costituisce il più antico esempio di quella devozione religiosa, legata al culto dei morti, che sarebbe stato l’elemento centrale della visione metafisica successiva. All’interno della costruzione ecco la sorpresa: quattro corpi “in situ” sistemati con ogni cura giacevano su un pavimento di pietra, disposti in posizione fetale; i resti si presentavano ovviamente non mummificati (il processo di imbalsamazione fu avviato con l’inizio dell’Egitto dinastico) e del tutto privi di corredo funebre ad indicarne l’origine umile.
L’analisi da parte degli studiosi dell’intero contesto archeologico ha consentito di dedurre la funzione dei corpi interrati: erano umili servitori o addirittura prigionieri di origine straniera che vennero sacrificati per poter servire nell’al di là i maggiorenti della città.
È il primo e sicuro esempio di sacrifici umani praticati in Egitto almeno fino alla prima Dinastia: persone di umili origini venivano uccise e seppellite a fianco dei potenti al fine di servirli per l’eternità nella consapevolezza di una necessità ultraterrena voluta e giustificata dagli dei; a partire dalla seconda Dinastia questo compito sarebbe stato assolto dagli ushabty, statuette di servitori in terracotta simbolicamente destinate all’assistenza perenne del faraone defunto. Un complesso sepolcrale appena riportato alla luce ad Abydos, a nord di Luxor, non lascia dubbi agli egittologi: i sei cadaveri recuperati al suo interno presentano tracce di morte violenta e la tomba risulta collegata a quella di Hor Aha, il primo faraone; questi elementi indicano come i sei fossero stati sacrificati (o contemporaneamente o in momenti successivi) appena dopo il decesso del sovrano per poterlo assistere in ogni momento. La struttura funeraria di Nekhen è completata da una cappella votiva, destinata verosimilmente al culto di un personaggio di alto rango, probabilmento di colui che i servitori sacrificati avrebbero aiutato nelle sue funzioni “post mortem”. Inoltre sono inaspettatamente apparse larghe fosse con i resti di elefanti utilizzati nei lavori di costruzione e in qualche modo ritenuti sacri: è il più antico esempio dell’impiego dell’elefante africano per lavori civili e potrebbe suggerire ipotesi del tutto nuove sulla costruzione dei grandi monumenti delle epoche successive; è questa anche la prova dell’origine della zoolatria egizia già nel IV millennio, seguendo una prassi evidentemente diffusa tra le popolazioni nilotiche e centrafricane. L’esplorazione sistematica del sito sta insomma rivelando una realtà urbana articolata e una società organizzata secondo un sistema piramidale; i circa 7000 abitanti (una cifra ragguardevole) erano il motore di un’economia articolata, in cui l’attività agricola si alternava a commerci fiorenti verso regioni anche remote. E non mancava un’attenzione sorprendente per l’arte, come attestano i numerosi frammenti di una statua in calcare a grandezza umana e di statuette votive: il legame di simili manufatti con la sfera religiosa evidenzia un grado di vita spirituale già elevato, che avrebbe trovato il suo pieno sviluppo nei secoli succesivi con l’ingresso dell’Egitto nella storia.
di Aristide Malnati (archeologo)
Fonte: il Sole 24 ore

Per riferimento vedere la pagina Vivere e Morire ad Abido
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