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Lavori egiziani

A Cremona una mostra racconta la straordinaria abilità organizzativa degli antichi egiziani attraverso statue, bronzi e mummie
CREMONA - Gli antichi egizi? I più formidabili organizzatori di lavoro dell'antichità. E non tanto perché i faraoni hanno saputo costruire le piramidi di Giza fra il 2579 e il 2486 circa avanti Cristo, arrivate a noi praticamente intatte, ma perché gli egizi hanno saputo organizzare il lavoro dei morti. Hanno cioè inventato gli ushabti, letteralmente colui che risponde. Nel timore che nell'aldilà i defunti, in particolare coloro che in vita non avevano mai praticato lavori manuali o faticosi, fossero chiamati a compiere lavori agricoli, deponevano nelle tombe gli ushabti. Sono statuine in legno, pietra o faïence, con o senza relativo astuccio, che rappresentavano il defunto mummificato munito di due zappe e la corda di un sacchetto per le sementi. Sul corpo è incisa una formula magica che avrebbe portato in vita la statuina pronta a lavorare al posto del defunto. Quando questa pratica cominciò, fra la fine del Medio Regno e l'inizio del Nuovo, ci si accontentava di mettere nelle tombe un solo ushabti, ma poi anche questa divenne una manifestazione di censo, di ricchezza e potenza e si passò a veri stuoli di coloro che rispondevano. Sono state trovate fino a 401 statuine, un numero che è stato spiegato con una organizzazione in squadre per assicurare cicli continui di lavoro e per tutti i giorni dell'anno, con varie gerarchie.

Gli ushabti sono fra i materiali più curiosi della doppia mostra aperta a Cremona fino al 28 marzo 2005 sotto il titolo Egitto. Dalle piramidi ad Alessandro Magno. Doppia perché al Museo civico Ala Ponzone sono esposti reperti provenienti da importanti raccolte archeologiche della Lombardia e da tante collezioni private, accompagnati da una storia degli studi di egittologia, con i grandi volumi illustrati della fine del Settecento (è in questo secolo che comincia in Italia l'interesse per l'antico Egitto) e inizio dell'Ottocento, e gli influssi dell'Egittomania su autori classici e moderni. A Palazzo Stanga sono esposti reperti archeologici che provengono dalle collezioni egizie dei musei archeologici di Firenze e di Napoli e da tante collezioni private. Perché questa mostra che presenta oltre 150 materiali, ci fa scoprire un'Italia terra di Egitto, di egittologi e di collezionisti di antichità egizie, non solo con un Museo Egizio di Torino a livello internazionale. Sono infatti più di 90 le collezioni piccole o piccolissime, grandi, spesso molto importanti e poco conosciute, sparse in tutta Italia e create con i materiali acquistati (a volte scavati direttamente) in Egitto e poi donati da studiosi, collezionisti, diplomatici, avventurieri. Tipico il caso del Museo Egizio di Firenze, parte di un museo ancora più importante per gli etruschi, quello Archeologico nazionale, entrambi quasi del tutto sconosciuti al grande o piccolo pubblico in una città che inalbera Uffizi, Galleria dell'Accademia, Pitti. Eppure il museo si deve in parte alla spedizione scientifica di Jean François Champollion (il francese che fece scattare il "chiavistello" dei geroglifici) e di Ippolito Rosellini, suo allievo, e in parte all'impegno di Ernesto Schiaparelli, forse il più noto egittologo italiano. Schiaparelli fece decorare gli ambienti con motivi architettonici egitizzanti, la colonna, la falsaporta e con cartigli con il nome dei Savoia in geroglifico.

Gli amici dei gatti, attirati dall'animale che rappresenta il simbolo della mostra, e convinti di scoprire insegnamenti antichi da trasferire in epoca moderna a difesa dei diritti degli animali, si preparino a qualche contraccolpo di cuore a quanto affermato da autori classici come Erodoto e Diodoro Siculo, cioè che se in Egitto un uomo uccideva un gatto rischiava la vita. E vero, c'era la "dea gatta Bastet" a cui era sacro il gatto femmina, che aveva il principale centro del culto nella città di Bubastis, nel Delta. Un culto antichissimo che assunse sempre maggiore importanza dalla XXII dinastia. Dall'Epoca Tarda la produzione di bronzetti votivi che rappresentavano il gatto divenne un'industria tanta era la richiesta per devozione nei santuari e nei piccoli sacelli privati.

In mostra c'è una statuetta votiva di gatto in bronzo, alta 13 centimetri, dal Museo archeologico nazionale di Napoli. In posizione ieratica è un esempio di grande dignità non solo felina. Seduto sulle zampe posteriori, busto eretto, testa alta, coda avvolta attorno alle zampe lungo il fianco destro. I tratti del muso sono resi con cura dei particolari, i baffi da sottili incisioni. All'orecchio sinistro aveva un orecchino ad anello. Da Mantova, Museo civico di Palazzo Te, c'è un'altra statua votiva di gatto, alta 36 centimetri, sempre in bronzo, ma con una resa anatomica molto più curata. Ha una collana incisa di cinque file di motivi vegetali. Gli occhi in pasta vitrea sono andati perduti come la foglia d'oro che probabilmente rivestiva la statuetta.

E c'è anche una mummia votiva di gatto, da Brescia, Museo civico di storia naturale. Alta 28 centimetri, la mummia è decorata da rombi ottenuti dalla sovrapposizione di quattro strati di bende. I particolari sono stati dipinti, evidenziati i profili delle orecchie ottenute dal ripiegamento delle bende, disegnati in nero muso, bocca, orecchie e occhi. Ma vecchie e moderne indagini radiografiche delle mummie hanno rivelato che si tratta in molti casi di gatti giovani con segni di morte violenta, spesso per annegamento. La Tac del gatto in mostra ha raccontato che il povero animale ha avuto il cranio sfondato e la mascella fratturata in modo scomposto. In parole povere, pur di offrire alla "dea gatta" gatti ex-voto, gli egizi non esitavano ad uccidere i gatti. Dal numero spropositato di statuette votive in bronzo si può pensare quanto fosse alto il rischio per i gatti vivi di trasformarsi violentemente in mummie.

Nel Museo Ala Ponzone sono presentati i materiali provenienti dai musei o collezioni egizie di Milano, il Castello Sforzesco, di Bergamo, dello stesso Museo civico di Cremona. Fra molti ushabti e amuleti, spicca il sarcofago di Ankhekonsu, sacerdote di Amon, scriba del granaio delle offerte divine del tempio di Amon. Lungo un metro e 90, alto 66 centimetri e largo 57, è stato pulito e consolidato in occasione della mostra. Si apprezza così la decorazione che copre completamente l'esterno con immagini del defunto che rende omaggio alle varie divinità. L'interno era ugualmente tutto decorato, ma lo scioglimento dei balsami usati nella mummificazione lo hanno in pratica cancellato. Anche la mummia è in pessime condizioni probabilmente perché è stata attentamente "perquisita" da chi cercava oggetti come preziosi amuleti che di solito venivano nascosti fra le bende. Il sarcofago che è stato acquistato a Tebe, è arrivato a Bergamo nel 1885 come dono di Giovanni Venanzi, console ad Alessandria.

Sempre di grande effetto la falsaporta delle cappelle funerarie, punto di contatto fra il mondo dei vivi e dei morti. Davanti alla falsaporta i parenti del defunto deponevano le offerte. Il defunto in questione è Nebi, nobile del re, soprintendente del pranzo reale, ispettore della sala da pranzo del palazzo. La falsaporta è databile alla VI dinastia (2300-2100 avanti Cristo). Fra i vari geroglifici Nebi è rappresentato ai lati della porta e seduto davanti ad una tavola d'offerte nel pannello centrale.

Il papiro di Isiuret, delle raccolte milanesi, fu portato in Italia nel 1830 da Giuseppe Acerbi, console generale d'Austria in Egitto, che nel 1828-1829 fece un viaggio in Alto e Basso Egitto durante il quale si unì più volte alla spedizione francese e toscana guidata da Champollion e dal discepolo Rosellini. In mostra viene presentata una delle sette parti del cosiddetto "Libro dei Morti", una scena integra e illustrata con vivaci colori. La defunta è seduta insieme al marito e un sacerdote offre libagioni. Nella porzione superiore la nascita del Sole salutata da Iside e Nefti in forma di nibbi. Accanto ad un segno di morte un segno di vita: un cucchiaio da belletto a zampa di gazzella definita nei minimi dettagli anatomici. Ve ne erano di ancora più elaborati, con un valore non solo di strumento, ma simbolico in linea anche con le implicazioni religiose e mediche tipiche della cosmetica nell'antico Egitto.

A Palazzo Stanga sono stati concentrati tre millenni di cultura egiziana secondo un sviluppo essenzialmente cronologico: nell'apparente immutabilità della civiltà egiziana si possono così cogliere mutamenti anche notevoli. Una riproduzione degli anni Cinquanta del Novecento della pittura parietale della tomba 100 di Hierakompolis si è dimostrata particolarmente preziosa perché nel Museo del Cairo sopravvivono solo frammenti di questo intonaco originale e la tomba non è stata più individuata perché ricoperta dalla sabbia. Su uno sfondo color ocra dipinto su intonaco di fango, sei imbarcazioni sono circondate da cacciatori con cani all'inseguimento di stambecchi e gazzelle; scene di combattimento fra cui un re che si appresta ad abbattere con una mazza tre uomini. Da Firenze una curiosa tavolozza da belletto in scisto, della forma di pesce, usata solo per scopi funerari, e una minuscola testa maschile in quarzite, dal sorriso solo accennato, e la gonfia parrucca corta che dimostrano "l'ormai raggiunto dominio degli strumenti scultorei" nella V dinastia (circa 2479-2322 avanti Cristo).

Per l'Antico Regno le piramidi sono evocate da documenti e volumi illustrati. Non dovrebbero esserci dubbi che sono monumenti funebri perché inseriti in necropoli formate dalle tombe di dignitari, ma manca la prova decisiva: i corpi dei faraoni non sono stati trovati. La spiegazione di questa assenza si può trovare in un antico testo che descrive quanto avvenne nel Primo Periodo Intermedio "in cui il re è stato portato via da miserabili", "quello che la priramide nascondeva, è divenuto vuoto", "pochi uomini senza legge, sono arrivati al punto di privare la terra della regalità". Per gli egittologi le piramidi sono state costruite nel terzo millennio e la retrodatazione su base astronomica non è possibile: le identificazioni fra la piana di Giza e la cintura di Orione sono inaccettabili perché ottenute deformando la mappa del cielo.

In mostra c'è una mattonella di 5,5 centimetri in ceramica verde-turchese, una delle 36 mila che ricoprivano le pareti delle stanze sotterranee della piramide a gradoni del re Djoser (III dinastia) a Saqqara. Imitavano le stuoie di canne palustri.

Il Medio Regno è rappresentato da una stele funeraria rettangolare, in calcare rosato, con un pasto rituale; un modello in legno di remo dipinto sui due lati, con due occhi fra petali e boccioli di loto; un secondo modello di cesto per portatrice di offerte; la piccola (12 centimetri) testa in arenaria verde di un faraone con il nemes, uno dei più antichi copricapi regali: un volto grave, solcato da rughe. Questo periodo è concluso in mostra da un frammento di boomerang votivo, in avorio di ippopotamo, con sopra incise una bellissima testa di leonessa ed altri animali più stilizzati.

Ushabti con sarcofago rappresenta il Secondo Periodo Intermedio, e uno scarabeo in steatite con rese in modo naturalistico le varie parti del corpo, l'epoca Hyksos, quella degli invasori. Il Nuovo Regno, il rinascimento dell'antico Egitto caratterizzato dalla monumentalità, è riassunto da oggetti di piccole dimensioni provenienti da uno dei depositi di fondazione della tomba della regina Hatshepsut nella Valle dei Re e delle Regine. Sono modelli di strumenti della vita quotidiana in alabastro, legno, bronzo e fibre vegetali, modelli di asce e di zappe, dei cosiddetti "elevatori oscillanti", probabilmente uno dei segreti per sollevare grossi blocchi di pietra. Ancora, un frammento in pietra nera alto 31 centimetri della "corona azzurra", il copricapo da battaglia dei sovrani del Nuovo Regno, è quanto rimane di una statua che doveva essere di straordinaria bellezza. Caratteristica di questo "casco di guerra" le piccole borchie che nella realtà dovevano essere d'oro.

L'Epoca Tarda significa per l'Egitto riunificato circa un secolo di grande rinascita politica, economica e culturale con Psammetico I e i successori, ma anche la conquista di Cambise, la dominazione persiana, la conquista di Alessandro il Grande nel 332 avanti Cristo, il periodo dei Tolomei, suoi generali, fino alla sconfitta di Cleopatra VII da parte dei dominatori romani. Un canopo (uno dei quattro vasi che contenevano gli organi interni del defunto estratti nella mummificazione) con coperchio di Hapi (uno dei quattro figli del dio Horus), a testa di babbuino, ci ricordano che quel costoso e complicato processo si era molto diffuso. Le concezioni religiose sempre più complesse producono amuleti, bronzetti votivi di gatto e mummie di gatto.

di GOFFREDO SILVESTRI - Repubblica

Notizie utili - Egitto. Dalle piramidi ad Alessandro Magno. Dal 25 settembre al 28 marzo 2005. Cremona. Museo Civico Ala Ponzone, Via Ugolani Dati 4. Palazzo Stanga, Sale nobili, Via Palestro 36. A cura di Massimiliana Pozzi (egittologa per la Società cooperativa archeologica di Milano) per la parte archeologica e di Patrizia Piacentini (cattedra di egittologia dell'università di Milano) per la parte documentaria e libraria. Catalogo: Edizioni Biblioteca di via Senato. Organizzata dall'APIC di Cremona in coproduzione con il Museo civico Ala Ponzone.

Orari: dal martedì al sabato 9-19; domenica e festivi 10-19 (chiuso il lunedì). In Palazzo Stanga si può visitare anche la Stanza preziosa (con un prezioso letto a baldacchino originale, lo scalone settecentesco, gli ambienti del piano terra e il giardino in stile romantico).

Biglietto unico per le due sedi: intero 6 euro, ridotto 5 (anche i possessori di biglietto ferroviario in arrivo a Cremona), ridotto scuole 4 euro. Prevendita on line www. charta. it (informazioni e prenotazioni APIC Cremona 0372-31222; e-mail: apic@digicolor. net).

Attività didattiche. Alla mostra è affiancato il progetto di Teatro-Scuola "Terra nera - Terra rossa" di Piero Lombardi in collaborazione col Museo Egizio di Torino (laboratori di scrittura con i geroglifici, corsi per insegnanti sulla cultura degli Egizi, l'abbigliamento, la cosmesi e l'astronomia nell'antico Egitto). Teatro-Scuola, con la partecipazione di Coop Lombardia, promuove fra le classi che avranno visitato la mostra, il concorso "Lo scrigno di Iside" con estrazione finale di viaggi premio per alunni, famiglie e insegnanti alle piramidi. I laboratori si svolgono a Palazzo Stanga fino al 28 marzo, con iscrizione gratuita (informazioni 0372-31222 - apic@digicolor. net)
(8 novembre 2004)

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