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Nefertiti e i giochi di potere Stampa E-mail
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L'Egitto è una miniera archeologica minacciata. Ed è protetta da un controverso personaggio: Zahi Hawass
Articolo originale tratto da:
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=4861
di Naoki Tomasini


ImageIn una conferenza sullo stato dei tesori archeologici egiziani, tenutasi a inizio febbraio, diversi addetti ai lavori si sono lamentati del degrado in cui si trovano i siti archeologici del Paese. Colpa degli errori delle agenzie del governo e di molti individui senza scrupoli, hanno concordato gli studiosi, ma anche dell’edilizia sregolata e delle coltivazioni abusive.
Il responsabile della protezione dei monumenti storici egiziani è Zahi Hawass, direttore generale del Supreme Council for Antiquities, Sca.
Hawass ha parlato di oltre seimila casi di violazioni dei tesori storici del paese, accusando il 90 percento dei custodi dei siti di condurre attività illegali in cambio di mazzette.

Hawass
Hawass
Il faraone delle piramidi.
Le seimila violazioni citate da Hawass sono avvenute nel 2003, mentre sul periodo successivo non esistono dati certi. Si tratta, secondo molti addetti ai lavori, di un’omissione per coprire le sue responsabilità. Zahi Hawass è infatti considerato il faraone delle piramidi, l’uomo che ha l’assoluto controllo sui tesori del Paese e decide con pugno di ferro tutto quello che si può dire sui reperti scoperti in Egitto. Hawass è una figura controversa, che da un lato cavalca la retorica anticoloniale – come quando dichiara che “se la Gran Bretagna intende rifarsi una reputazione deve per prima cosa rendere all’Egitto la Stele di Rosetta, che è l’icona della nostra identità”, ma che dall’altro si è spesso trovato al centro delle cronache per episodi di conflitto di interessi, abusi e corruzione. Dal 2003 a oggi ha espulso dal Paese 14 spedizioni archeologiche e negato l’accesso a centinaia di altre.
Possiede le chiavi di tutti i siti più importanti e decide sistematicamente chi può scavare e dove, ma non solo, lo Sca si riserva l’esclusiva di annunciare qualsiasi scoperta venga fatta sul territorio egiziano: “Ci sono specialisti che scavano sperando di non trovare nulla di significativo - racconta un archeologo britannico – perché, se scoprissero qualcosa, lo scavo verrebbe subito chiuso e il loro posto verrebbe affidato ad altri studiosi locali.” Secondo la testimonianza di una statunitense impiegata nel National Geoghraphic, Hawass avrebbe preso tangenti, depositate su conti esteri, da parte di diverse emittenti internazionali per consentire loro l’accesso ai siti. Diversi produttori si sono anche lamentati dell’obbligo di intervistarlo in ogni documentario e della sua passione per le comparsate televisive, in cui mostra orgoglioso il suo cappello da Indiana Jones.

Nefertiti
Nefertiti
La ‘bomba’: Nefertiti.
A inizio febbraio il Guardian riportava la scoperta di alcuni archeologi statunitensi, secondo cui i templi dell’area attorno a Luxor sono minacciati dalle acque salate che filtrano dai canali di irrigazione del Nilo. L’annuncio non è stato dato dagli statunitensi, ma da Hawass che poi, sempre a febbraio, ha fatto lo stesso coi risultati di altre due spedizioni: la scoperta della mummia della prima donna faraone e quella delle statue di Ramsete II in un tempio solare nei press del Cairo. Il primo marzo Zahi Hawass è apparso in televisione per un altro annuncio bomba: “Uno dei sette sarcofagi trovati alcune settimane fa nella valle dei Re potrebbe contenere la mummia di Nefertiti, la regina immortale cercata per secoli, della quale fino a oggi era noto solo un ritratto. Anche in questo caso la scoperta sarebbe stata di un’equipe di archeologi di Menphis, ma Hawass ha confermato la scoperta dicendosi pressoché certo dell’attribuzione. Curiosamente l’ipotetica scoperta della mummia della regina Nefertiti era già stata annunciata nel 2003 da Joann Fletcher, di Discovery Channel. La Fletcher aveva trovato una mummia femminile, proprio nella valle dei re, ma Hawass aveva fatto di tutto per boicottare il suo lavoro, mettendo in dubbio che si trattasse di un corpo femminile, negando la possibilità dei test di conferma e contestando le competenze della studiosa. La Fletcher aveva infranto le regole del gioco, la sua rete è stata interdetta dal lavorare in Egitto perché, essendo un canale commerciale, pretendeva l’esclusiva sugli annunci dei ritrovamenti. Lo stesso Hawass, in un’intervista ad al Ahram, aveva dichiarato: “Gli archeologi devono fornire rapporti ufficiali dei loro risultati. Solo allora noi decidiamo se e quando fare l’annuncio ai media”. Forse, due anni dopo, quel momento è arrivato.

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