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Precipita un blocco della piramide (2006) Stampa E-mail
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Precipita un blocco della piramide di Cheope: sotto accusa in Egitto lo sfruttamento intensivo dei beni culturali a fini turistici.

Di Aristide Malnati - Egittologo
03-GEN-2006 NAZIONE - Carlino GIORNO

(NDR: ho reperito la notizia solo oggi 12/4/2007 ma mi sembra abbastanza interessante anche se le conclusioni sono un po' esagerate: non penso che un robottino possa compromettere la stabilità della piramide di Cheope e tanto meno l'umidità introdotta dai turisti (che invece è deleterea per le tombe). Aristide Malanti è comunque un egittologo serio e i giudizi su Zahi Hawass sono condivisibili ma non a proposito di questo evento. Qualche persona che si arrampica non compromette la stabilità di una piramide!
Che si faccia un uso privatistico di un monumento non è bello ma questo è un altro discorso.
Secondo me si è preso un questo evento a pretesto per un attacco a Zahi Hawass (meritato si, ma per altri comportamenti). - M.



Giza - Il Cairo
Giza - Il Cairo
IL CAIRO — E' allarme in Egitto e tra gli archeologi di tutto il mondo: un pesante blocco della piramide di Cheope, il simbolo stesso dell'Egitto e della sua storia millenaria, si è staccato ed è franato a terra, per fortuna senza colpire nessuno (un masso in granito pesa 5 tonnellate). L'episodio è stato minimizzato dalle autorità locali: ne ha riferito unicamente la rivista al Ahram Weekly, settimanale in lingua inglese di modesta tiratura. Tuttavia trapela un crescente malcontento fra gli studiosi: una bufera potrebbe abbattersi su Zahi Hawass, direttore del Supremo consiglio delle antichità del Cairo e padre-padrone dell'Egittologia mondiale. Per molti, Hawass si mostrerebbe sempre più spregiudicato nel rendere i siti in riva al Nilo dei centri di archeologia-spettacolo, in grado di raccogliere denaro e di far sbarcare fiumi di turisti insensibili ad habitat archeologici delicati: aperture delle tombe in diretta, recupero di mummie davanti alle telecamere, la Tac a TutAnkh Amon a cielo aperto di fronte agli operatori del National Geographic, oggetti preziosi trasportati ovunque per mostre senza contenuto scientifico: tutto dietro lauto compenso, finalizzato a finanziare — si dice — l'attività scientifica egiziana. Alla lista non poteva mancare la piramide di Cheope, costruita attorno al 2550 a. C. e considerata una delle sette meraviglie del mondo; gruppi di turisti, o meglio di barbari, ogni giorno entrano nei corridoi dell'immenso gigante di pietra e lo violentano con flash e rifiuti: qualche vandalo è persino riuscito a scrivere il proprio nome sulle pareti. Addirittura, con la tacita connivenza dì chi dovrebbe controllare, sono sempre più numerosi quelli che si arrampicano.
E a volte, senza ritegno, la scalata assume toni ufficiali: non si possono dimenticare le immagini trasmesse tempo fa nella trasmissione Voyager, che mostravano il conduttore in compagnia di Hawass impegnati nell'arrampicata sulla piramide.
E poi le ripetute esplorazioni all'interno di Cheope. Più volte un piccolo robot è stato fatto entrare nei cunicoli e ha perforato pareti e porte alla ricerca di fantomatici passaggi segreti, con la telecamera a immortalare l'impresa in mondovisione. Se uniamo a simili stress mediatici e a logoranti invasioni turistiche, l'azione lenta, ma micidiale, dell'inquinamento e dell'umidità che penetra dal terreno, ecco spiegato lo stato d'allarme sollevato dall'Egittologia seria. Tanto che lo stesso Farouk Hosni, ministro della Cultura in conflitto con Hawass per l’archeologia-spettacolo, ha promesso una rapida inchiesta e seri provvedimenti.
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