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Tutankhamon, mummia senza pace Stampa E-mail
Radiografie, sezioni, test, analisi, prelevi, perfino una tac «Salviamola dall'archeologia-show»
Mille esami e ora una mostra. «Avvenire»: trasformato in un personaggio da circo
MILANO — Salvate Tutankhamon. Altro che maledizione! I poveri resti del faraone vissuto quattordici secoli prima di Cristo non trovano pace. Cioè, la troverebbero se migliaia di archeologi, ricercatori, appassionati, non continuassero a studiarlo, sezionarlo, analizzarlo per scoprire il segreto della sua perfetta manutenzione (ma anche per aggiungere pezzi al ricchissimo mosaico di una grandiosa e ancora per molti aspetti misteriosa epoca storica). Ora sarà pure esposto in una teca nella Valle dei Re come un reperto archeologico qualsiasi.

L'urlo di dolore arriva dal quotidiano Avvenire, con l'egittologo Aristide Malnati che scrive: «Il corpo imbalsamato del figlio di Akhenaton è stato sottoposto a una discutibile analisi sistematica; quasi a un accanimento per scovarne tutti i segreti, come se pochi tasselli di storia personale fossero in grado di recare contributi sostanziali e decisivi...». La decisione che ha fatto saltare sulla sedia l'egittologo italiano è l'annuncio di pochi giorni fa dell'archeologo egiziano Zahi Hawass («insigne studioso, a volte incline a spettacolarizzare la ricerca scientifica... ») che esibirà il faraone più famoso della storia in una teca nella Valle dei re. È la goccia che si aggiunge ad un vaso già stracolmo, secondo Malnati, di decenni di studi cui il «povero corpo» del faraone bambino è stato sottoposto, a partire da quel 1922, quando l'archeologo inglese Howard Carter lo trovò nella sua tomba circondato di tesori. Da allora, «quasi un accanimento ».

Radiografie, sezioni, test, analisi, prelevi, perfino una tac: il corpo del faraone ha subìto di tutto pur di riuscire a scoprire qualcosa di più sulla sua storia e quindi su tutta la civiltà egizia. Ma, scrive ancora Malnati «una simile, inopportuna attenzione nel determinare particolari secondari, di per sé discutibile, non giustificherebbe comunque l'uso di un povero corpo anche a fini turistici»... Anche perché «va sottolineata la completa inutilità scientifica di una simile operazione (come la tac, ndr), unicamente finalizzata allo spettacolo con il faraone defunto utilizzato quale personaggio da circo». Ma Tutankhamon non è solo. La sua sorte è toccata a molti personaggi della storia, analizzati, vivisezionati, sviscerati al microscopio. Grazie ai quali però si sono potuti ricostruire pezzi di vita dell'umanità. Come la regina di Hatshepsut, regnante dal 1520 al 1483 avanti Cristo: la sua identità è stata scoperta grazie a radiografie alla mummia e ai suoi denti. E bisogna ringraziare anche Ötzi, l'uomo di cinquemila anni fa trovato nel '91 mummificato tra i ghiacciai della Val Senales: è grazie a lui e agli oggetti che aveva con sé se gli archeologi hanno potuto scoprire che nell'età del rame già si intraprendevano viaggi ad alta quota. Esposto nel Museo Archeologico dell'Alto Adige, ora è «in tourné» a Stoccolma.

Certo, destino diverso è capitato a Saartje Baartman, diventata famosa come Venere ottentotta. Sudafricana, visse tra il 1789 e il 1815 e i suoi organi sessuali troppo sviluppati scatenarono la curiosità di studiosi e non, purtroppo fin da quando era in vita. Il che le costò un'esistenza da animale da laboratorio e soprattutto da circo: il medico inglese che la comprò la rinchiuse in gabbia e la mise in mostra. Il successivo «proprietario», un domatore, invece la espose nuda a Parigi. Da morta poi, il suo corpo sezionato rimase in bella vista in un museo fino al 1974. Solo nel 2002 i suoi resti sono tornati in Sudafrica ottenendo finalmente una definitiva sepoltura. Ma Tutankhamon dovrà ancora aspettare.

Claudia Voltattorni - Corriere della Sera
19 ottobre 2007
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