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Un papiro di medicina egizia donato al Museo del Louvre |
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Un superbo e prezioso papiro di antica medicina egizia è stato acquistato dal laboratorio farmaceutico francese Ipsen per la consistente cifra di 670.000 euro e donato al Museo del Louvre, già sede di una delle più ricche collezioni di Egittologia al mondo.
 | | Papiro | L'importante documento, dalla ragguardevole lunghezza di 7 metri, è scritto su entrambe le facce in ieratico (l'alfabeto più semplice del geroglifico, usato in particolare in ambito sacro). Un primo scriba sulla faccia interna (il "recto") ha descritto malattie ricorrenti in Egitto e ne ha elencato minuziosamente i rimedi: a un primo esame sembra che vengano trattate in particolare i gonfiori di varie parti del corpo e che vengano suggeriti preparati – soprattutto decotti di erbe – per guarirli.
Il testo è stato redatto sul "recto" attorno al XV secolo a. C., all'epoca di Tuthmosis III o di Amenophis II, come suggerisce la scrittura; successivamente è stato deposto in qualche santuario come manuale di medicina ad uso dei medici o dei sacerdoti per curare pazienti affetti da certe malattie; 150 più tardi, attorno al 1250 (durante il regno di Ramses II), il testo è stato ripreso e completato da un altro scriba sul "verso": è stato apportato un nuovo elenco di malattie con nuovi rimedi, che questa volta debordano nel mondo della magia, ad indicare ancora una volta il labile confine tra esoterismo e scienza medica. Già trattati di medicina conservati da papiri contemporanei o appena precedenti (come il papiro Ebers o Smith, dal nome di chi li ha studiati) avevano evidenziato l'uso di formule o pozioni magiche a scopo guaritivo o lenitivo.
E comunque è possibile affermare che la pratica medica scientifica è nata all'ombra delle piramidi, o che quanto meno ha preso l'indirizzo, che sarebbe poi sfociato nella prassi medica ippocratea; fu proprio un greco, lo storico Erodono, nel II Libro delle "Storie" a riferire che la medicina egizia era fortemente specializzata.
Come detto, prima dello studio del testo del Louvre, il documento medico egizio più autorevole era il cosiddetto Papiro Ebers (anch'esso del Nuovo Regno), lungo ben 20 metri; si tratta di una raccolta sistematica di casi di medicina, estratti da trattati diversi, giunta a noi completa e con glosse (osservazioni dotte e pertinenti). Ai papiri più importanti si aggiungono otto testi frammentari, alcuni contemporanei, altri posteriori, che sono semplicemente appunti scritti da praticanti o frettolose copie di originali andati perduti.
Sotto il profilo della materia, risulta da tali documenti che la scienza trattava, parte a parte, la chirurgia, la medicina generale e parecchie specializzazioni fra cui oftalmologia, ginecologia, pediatria, gerontologia e infezioni.
La sistematica della prassi, pur partendo da un empirismo di fondo, appare ineccepibile: anche i medici egizi esaminavano il malato, identificavano la malattia in base ai sintomi (diagnosi), cercando di prevederne il decorso e l'esito (prognosi), e prescrivendo una terapia.
A titolo di curiosità ecco una ricetta per guarire un'infiammazione, riportata dal nuovo papiro del Louvre, che ben attesta l'empirismo e la sperimentazione nel campo della medicina egizia, che pure veniva arricchita anche da studi teorici, strumento più razionale per combattere le patologie: "unire insieme queste erbe e farne un impasto uniforme, da sistemare su un tampone di lino, da applicare a sua volta su un gonfiore, facendo un bendaggio stretto".
Articolo dell'archeologo Aristide Malnati
13-09-2007 sul Sole 24 Ore
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