Come interpretare lo sbalorditivo risultato dei Fratelli Musulmani nelle elezioni egiziane? Disprezzo popolare per il partito di Mubarak, la capacità organizzativa dei Fratelli Musulmani, la cronica debolezza dell’opposizione, la carta dell’Islam, la rinuncia delle classi medie. In ogni caso non è detto che rappresentino la maggioranza reale nel Paese visto che a votare è stato un 10% effettivo degli aventi diritto.
Senza tener conto del numero di seggi ottenuto sinora dai Fratelli al Parlamento rispetto a quello del Pnd, quest’ultimo perde nel 70% circa degli scontri al ballottaggio (sono 76 le circoscrizioni finora conquistate dai Fratelli su un numero superiore a 100).
Le cause osservabili di questa vittoria schiacciante sono numerose. Tra queste ve ne sono di internazionali- l’ostilità tra Islam e Occidente, l’occupazione dell’Iraq, la crociata contro il terrorismo, la spaccatura del mondo in due roccaforti (a detta di bin Laden), il comportamento degli israeliani nei territori occupati… e così via - e di locali - la debolezza delle forze d’opposizione liberali e di sinistra, nonché la loro incapacità organizzativa di fronte all’organizzazione dei Fratelli Musulmani.
Non ultima tra le cause della vittoria dei Fratelli Musulmani, è il disprezzo della gente nei confronti del Pnd. Dal momento che il gioco elettorale si è basato sulla scelta di un sostituto [del Pnd], e che il solo sostituto nella maggior parte delle circoscrizioni erano i Fratelli, la gente li ha scelti…
E con questo veniamo al punto centrale della questione: la gente ha scelto sinceramente i Fratelli Musulmani? Per rispondere a tale domanda occorre innanzitutto analizzare i risultati della partecipazione alle elezioni. Questi oscillano tra 10% e il 30%, con una media nazionale che sfiora appena il 20%.
Tale è il punto: soltanto il 20% degli iscritti nelle liste elettorali ha partecipato alle elezioni per la costituzione del prossimo parlamento. Tuttavia, costoro non sono i soli a detenere il diritto di voto. Se il numero delle persone registrate nelle liste ammonta a circa 30 milioni, i potenziali elettori sono in realtà circa 60 milioni (sulla totalità del popolo egiziano, ad eccezione di coloro che non hanno ancora compiuto 18 anni). Questo significa che la proporzione delle persone registrate nelle liste equivale a circa il 50% degli aventi diritto al voto. Se calcoliamo quindi la cifra di votanti sul totale degli aventi diritto al voto, la percentuale dell’affluenza alle urne arriva a malapena al 10%.
Questo è il vero risultato, soltanto il 10% tra coloro che hanno diritto al voto ha partecipato alla formazione del prossimo parlamento, (ed è anche possibile che il loro numero sia approssimato per eccesso). La maggior parte ha scelto i Fratelli Musulmani, preferendoli al Pnd nelle circoscrizioni in cui si sono affrontati i due schieramenti.
La situazione in Egitto è quindi estremamente confusa dal momento che, la presenza dei Fratelli Musulamani in parlamento non riflette necessariamente la loro presenza nelle strade del paese. La maggioranza del popolo egiziano (circa il 90% degli aventi diritto al voto) è rimasta in silenzio.
Questa maggioranza silenziosa ha scelto di giocare il ruolo dello spettatore piuttosto che quello del protagonista. Le origini di tale atteggiamento sono note: la marginalizzazione della partecipazione politica da parte di tutti i regimi susseguitisi a partire dalla Rivoluzione e l’intimidazione di chiunque sia tentato ad avvicinarsi alla politica.
Il 90% ha taciuto, il 10% ha partecipato… All’ombra di una cifra così esigua, i risultati non possono che riflettere le condizioni eccezionali in cui si sono prodotti: in una nazione malata con un popolo rinunciatario. Tutte queste, sono circostanze che hanno impedito lo svolgersi di elezioni normali (i Fratelli ad esempio, hanno conquistato un gran numero di seggi grazie all’assenza di qualsiasi avversario…).
Il peggio è che il popolo dei silenziosi, nei suoi strati più ampi, è cosciente di questo stato di cose. Tra coloro che hanno partecipato alle elezioni la quota degli intellettuali, delle persone istruite e in generale delle fasce medie è estremamente ridotta. Tra loro, molti non hanno mai posseduto una tessera elettorale né hanno mai pensato di ritirarla.
Piuttosto che prendere parte al gioco, la “parte buona” della società è restata quindi seduta al posto degli spettatori.
All’ombra di tali condizioni eccezionali, il criterio di misurazione della vittoria non è più “il convincimento della maggioranza degli elettori” ma piuttosto “ il mettere insieme quanti più elettori hai a disposizione”. In questa gara, la macchina elettorale dei Fratelli si è rivelata la migliore in Egitto. Questo per vari motivi: (1) Presenti in parlamento dal 1984, i Fratelli Musulmani hanno accumulato una vasta esperienza. (2) Al contrario del Pnd, i Fratelli presentano volti neutrali e accettati dal pubblico, là dove il Pnd presenta volti disprezzabili, legati alla corruzione.
(3) I Fratelli si sono guadagnati un’ampia affezione popolare a causa degli arresti e degli altri impedimenti subiti da molti dei loro membri.
(4) Sono stati capaci di radunare un gran numero di membri e simpatizzanti nonostante il loro numero in rapporto al popolo egiziano sia ridotto. Tale numero appare grande però, considerando la percentuale di elettori che hanno votato per loro.
Quanto al Pnd, è noto che gli impiegati del governo sono suoi schiavi, come è noto che vengono radunati sotto minacce e intimidazioni o inviti “lusinghieri” in cambio del voto e delle uscite plateali nelle strade del paese. Questo comportamento che ha ormai nauseato le persone, ha decretato il fiasco elettorale del partito.
Questi sono quindi i criteri per misurare il risultato delle elezioni: il disprezzo per il Pnd, la capacità organizzativa dei Fratelli Musulmani, la debolezza dell’opposizione, la carta dell’Islam, la rinuncia delle classi medie.
La maggioranza delle persone nauseate dal governo è rimasta comunque in silenzio. Per la minoranza che ha scelto di votare non vi era altra opzione che quella dei Fratelli Musulmani.
.: Stampa araba / articoli
di Ihab ‘Abd al-Hamid
giovedì, 15 dicembre 2005
tratto da: al-Dustur (al-Misriyya), 30.11.2005
tradotto da: Ernesto Pagano per aljazira.it
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