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Diritto d'asilo: dall'Egitto a Milano, ormai solo un ricordo?
giovedì, 12 gennaio, 2006

Rifugiati sotto pressione - da meltingpot.org
Al Cairo, nei giorni di fine 2005, la polizia ha represso la protesta pacifica di 3.500 profughi che erano accampati davanti agli uffici dell'Onu, per manifestare contro la sospensione delle pratiche per l'ottenimento dello status di rifugiato. Dopo questi tragici fatti, l’Associazione "Figli del Darfur” prende posizione organizzando un sit-in per giovedì 12 gennaio alle ore 17.00 a Roma presso i giardini di Piazza San Marco.
Intanto da Milano, si apprende che i rifugiati sudanesi che erano alloggiati in Via Lecco, dopo un tira e molla infinito con il Comune di Milano per una sistemazione che accolga tutti i rifugiati, hanno deciso di lasciare il dormitorio comunale di viale Ortles e si sono diretti a Como, dove hanno varcato il confine di Stato. Ora 62 di loro si trovano a Chiasso, nei centri competenti delle autorità elvetiche. Secondo quanto dichiarato dai profughi, l'intenzione è quella di raggiungere la sede Onu di Ginevra, per denunciare il trattamento che hanno subito da parte del Comune di Milano.

"Il gesto disperato dei profughi del Sudan aggiunge una nuova vergogna ad una vicenda che ha dell'incredibile e rappresenta l'ultimo capolavoro dell'assessore Maiolo" ha dichiarato il consigliere regionale Luciano Muhlbauer. L'assessore Maiolo, insieme all'assessore comunale Manca, ha diffuso una dichiarazione stupefacente con la quale i difficili passi avanti realizzati negli ultimi giorni venivano praticamente vanificati. Non solo i due sono tornati ai toni polemici e sgradevoli di una settimana fa, ma hanno apertamente accusato il Presidente della Provincia, Penati, di parlare con tre rifugiati non rappresentativi, mentre il Comune avrebbe trovato un accordo con le tre comunità eritrea, etiope e sudanese. E l'assurdo è che già nei giorni precedenti la Maiolo aveva rivendicato ripetutamente di aver trovato un'intesa in particolare con i rifugiati sudanesi!

Per approfondire: Egitto, dopo la carica il diritto all’asilo, Bossi-Fini bocciata, sgombero di Via Lecco

APPELLO

"Non erano venti, come inizialmente riportato dalle agenzie di stampa, le vittime tra i rifugiati e richiedenti asilo sudanesi, provenienti sia dalle zone del Sud Sudan, sia dal Darfur, brutalmente caricati dalla Polizia egiziana al Cairo lo scorso 30 dicembre: testimonianze oculari di operatori umanitari presenti in loco parlano di almeno 60 corpi, ma c'è chi dice che siano almeno una novantina i morti, molti dei quali ancora in attesa di un riconoscimento. Chi è sopravvissuto prima agli attacchi con gli idranti e poi alle pesanti cariche - uomini, donne, vecchi, bambini - si trova ora in stato di detenzione in prigioni inaccessibili agli osservatori internazionali ed in attesa di una probabile espulsione verso il paese da cui sono scappati per chiedere protezione, il Sudan. Un esame delle domande di asilo da svolgersi in tre giorni - si può immaginare con quale accuratezza!

- è quanto ha "strappato" l'ACNUR, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, forse per allontanare le voci che danno l'Agenzia come responsabile della richiesta di disperdere i circa 3.500 sudanesi che si erano accampati davanti ai loro uffici al Cairo. Quanto accaduto è l'ennesima dimostrazione di cosa succede quando si pretende di "esternalizzare" il diritto d'asilo a paesi troppo sommariamente giudicati "sicuri": in seguito ad un accordo tra il Governo sudanese e quello egiziano, infatti, l'Egitto considera come immigrati clandestini tutti coloro che provengono da quel Paese, nonostante si sia ancora lontani dall'applicazione concreta degli accordi "di pace" tra Governo di Khartoum e movimenti del Sud Sudan che dovevano porre fine a venti anni di guerra, e soprattutto con una situazione di guerra aperta nella zona del Darfur: i colloqui in corso proprio in questi giorni in Nigeria, sotto l'egida delle Nazioni Unite, dell'Organizzazione per l'Unità Africana e con la presenza di rappresentanti dell'Unione Europea non hanno finora portato ad una soluzione: le richieste di autonomia dei movimenti del Darfur vengono respinte da Khartoum, e nel frattempo si continua a morire o a fuggire verso il Ciad e l'Egitto.
Per questo i sudanesi presenti in Italia hanno deciso di convocare un sit-in giovedì 12 gennaio alle ore 17.00 giardini di Piazza San Marco (angolo piazza Venezia)

Per chiedere alla comunità internazionale:
- di accertare le responsabilità dell'Egitto nelle brutali uccisioni di persone inermi tra cui molti bambini, attraverso un'inchiesta indipendente;
- di fermare tutte le espulsioni dall'Egitto verso il Sudan, riconoscendo il diritto individuale all'asilo senza respingere in blocco le domande se presentate da persone di un particolare Paese. Per chiedere all'Italia e all'Unione Europea: - di non cancellare il diritto di asilo "appaltandolo" a paesi che non garantiscono adeguati standard riguardo al rispetto dei diritti umani;
- di approvare normative che garantiscano l'accesso alle procedure per il riconoscimento dell'asilo, con forme di tutela durante tutto l'iter e che escludano espressamente la possibilità di trattenere il richiedente asilo in centri chiusi;
- di cancellare i vergognosi accordi di riammissione con paesi come Egitto e Libia sostituendoli con accordi che prevedano anche il trasferimento di richiedenti asilo da questi Paesi verso l'Europa con "corridoi umanitari" adottati ad esempio durante la guerra in Kossovo;
- di offrire un'accoglienza dignitosa ai richiedenti asilo presenti in Italia, senza abbandonarli a se stessi o buttandoli per strada come avvenuto a Milano ai sudanesi che avevano occupato uno stabile a via Lecco.

Promuove: Associazione "Figli del Darfur"
Prime adesioni: Senzaconfine, ARCI Roma, Giuristi Democratici; Antigone; Progetto Diritti; Chiama l'Africa; Confederazione Cobas; Stefano Mencherini; Centro socioabitativo Vittorio Emanuele - Ostia; Gruppo Verdi della Provincia di Roma; Circolo Territoriale Verdi XIII Municipio; Commissione immigrazione romana e regionale del Lazio PRC;


Per info e adesioni: 3498327322; mail: senzaconfine@libero.it
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