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Disordini e proteste in Egitto Stampa E-mail
Il 6 aprile scorso sono stati organizzati diversi scioperi generali in molte province dell’Egitto. I manifestanti avevano invitato la gente a non andare al lavoro, restando a casa o organizzando atti di “disobbedienza civile” per esprimere la propria insoddisfazione per l’inflazione e la scarsità di generi alimentari che stanno colpendo l’economia.

Il confronto più violento si è verificato nella città di al-Mahalla al-Kubrah, considerata un importante centro dell’industria tessile. In ogni caso, le severe misure di sicurezza adottate dal governo nella capitale, aiutate anche da una tempesta di sabbia, sono riuscite a contenere le proteste al Cairo. Le manifestazioni sono state il risultato di un’azione laica “dal basso”, insolitamente pianificata ed annunciata da parte dei lavoratori. Tipicamente, questo tipo di contrapposizioni hanno luogo fra le autorità e i Fratelli Musulmani. In questo caso, tuttavia, la leadership della Fratellanza Musulmana aveva apertamente affermato che non avrebbe partecipato, ed i membri del movimento hanno in gran parte evitato di presentarsi alle manifestazioni. Questo fatto ha lasciato molti esperti ad arrovellarsi nel tentativo di comprendere perché la Fratellanza aveva scelto di rimanere ai margini.

Finora, gli osservatori avevano solitamente concordato sul fatto che le uniche due scelte politiche a disposizione degli egiziani erano l’attuale governo ed i Fratelli Musulmani. I piccoli partiti della sinistra sembravano non disporre del sufficiente appoggio popolare per poter avere un minimo di peso politico. Questa interpretazione dell’attuale situazione politica era stata rafforzata dal presidente Mubarak, che aveva messo in guardia l’Occidente sul fatto che il regime egiziano sarebbe potuto cadere preda degli islamici, se egli avesse ceduto alle pressioni occidentali di democratizzare l’Egitto ad ogni costo. Se l’esperienza di Hamas ha fornito qualche indicazione, è stata sicuramente il grande credito che è stato attribuito a questo tipo di affermazione. Quello che le proteste popolari degli ultimi giorni sembrano indicare, tuttavia, è che si è verificato un cambiamento in ciò che maggiormente preoccupa la popolazione egiziana. Comprensibilmente, gli egiziani sembrano preoccuparsi meno delle elezioni e della loro rappresentanza in parlamento, e più delle condizioni economiche in via di peggioramento che stanno infliggendo privazioni e sofferenze sempre maggiori ai poveri – esemplificate dalla recente carenza di pane sovvenzionato dallo stato.

Esaminando la complessa questione del rifiuto dei Fratelli Musulmani di prendere parte alle proteste, alcuni analisti hanno accusato la Fratellanza di agire dietro le quinte per fomentare l’insoddisfazione che ha portato alle manifestazioni, mentre pubblicamente assumeva il ruolo di semplice spettatore. Non è tuttavia chiaro se la Fratellanza abbia tenuto a freno i suoi affiliati temendo un’ulteriore rappresaglia del governo dopo i recenti arresti di molti dei suoi membri, o se abbia inteso dissociarsi dalle proteste organizzate da individui e da organizzazioni laiche, perché unire le forze con questi attori sociali sarebbe andato a scapito del suo obiettivo secondo cui qualsiasi riforma dovrebbe basarsi su una soluzione religiosa.

Il panorama si complica ulteriormente se prendiamo in considerazione le elezioni locali che si tengono oggi in tutto il paese per scegliere 52.000 rappresentanti. Il governo ha cercato di limitare la partecipazione dei Fratelli Musulmani a queste elezioni, principalmente attraverso provvedimenti burocratici. Secondo il movimento islamico, ben 4.000 dei suoi affiliati hanno visto annullata la propria candidatura, e dei 498 che sono stati accettati, alla fine solo 21 nomi sono stati inclusi nelle liste elettorali. Il governo, secondo la maggior parte degli osservatori, voleva evitare che si ripetesse il relativo successo che la Fratellanza aveva registrato nel 2005, quando il movimento si era assicurato circa il 20 % dei seggi parlamentari alle elezioni generali.

Siccome ai Fratelli Musulmani è stato impedito di costituire un partito politico ufficialmente riconosciuto, i suoi membri si presentano come indipendenti. Con una mossa a sorpresa, tuttavia, poche ore prima che le operazioni di voto avessero inizio, la Fratellanza ha annunciato il suo totale ritiro dalle elezioni. Il leader del movimento, Mohammad Habib ha dichiarato: “Chiediamo al popolo egiziano di boicottare le elezioni di oggi a causa del totale disprezzo che il potere esecutivo ha dimostrato nei confronti della magistratura (alla quale non è stato concesso il diritto di supervisionare le operazioni di voto e di spoglio delle schede (N.d.T.) )”, aggiungendo che “noi ci atterremo a questo boicottaggio”.

Dunque, mentre i Fratelli Musulmani rinunciavano a prendere parte alle manifestazioni di protesta popolare contro il peggioramento della situazione economica che sta avendo pesanti effetti sulla vita quotidiana della gente, essi chiedevano alla popolazione di appoggiare il loro boicottaggio del processo elettorale poiché la Fratellanza era stata trattata ingiustamente. Questi due eventi concomitanti suggeriscono che i Fratelli Musulmani abbiano perso il contatto con la realtà del paese. E’ sempre più evidente che la popolazione egiziana ha già perso interesse ad un processo elettorale che, come gli egiziani ben sanno, certamente non porterà il cibo sulle loro tavole. La gente si sta anche gradualmente accorgendo che il programma religioso dei Fratelli Musulmani non risolverà i suoi problemi economici. L’azione del movimento islamico, o piuttosto la sua inazione, è il riflesso della sua sempre minore capacità di offrire una soluzione adeguata ai problemi reali che affliggono la popolazione egiziana.

Raouf Ebeid è direttore del sito “Political Islam Online”

Titolo originale: It’s the Economy, Stupid…As Riots Break out in Egypt the Muslim Brotherhood Is Sidelined
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