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E' morto Nagib Mahfuz
30-08-2006 Egitto - Il Cairo: è morto il premio Nobel letteratura Nagib Mahfuz. I funerali domani nella moschea Al-Rashdan del Cairo. Aveva 94 anni. Lo scrittore, una voce del mondo arabo, nel 1994 sfuggì a un attentato degli integralisti islamici.

IL CAIRO - Un lutto ha scosso oggi il mondo della letteratura. Lo scrittore egiziano Nagib Mahfuz, 94 anni, premio Nobel nel 1998, è morto oggi in un ospedale al Cairo. Le sue condizioni di salute si erano aggravate una settimana fa. Ricoverato dal 16 luglio, in seguito a una caduta in casa che gli aveva procurato una ferita alla testa, Mahfuz, dopo un leggero miglioramento aveva avuto una grave emorragia al colon. Lo scrittore si trovava nello stesso ospedale cairota dove era stato curato nel 1994 in seguito al tentativo di omicidio da parte di integralisti islamici. I suoi funerali si terranno domani a mezzogiorno, ora egiziana, alla moschea Al-Rashdan del Cairo.

ImageNato nel quartiere popolare di al-Gamaliyyah al Cairo nel 1911, il narratore egiziano aveva iniziato a scrivere all'età di 17 anni. Nel 1930 si era iscritto alla facoltà di filosofia nella capitale egiziana contro il volere del padre e dei suoi insegnanti, ma il suo primo racconto venne pubblicato soltanto nel 1939. Altri dieci racconti uscirono prima della rivoluzione egiziana del 1952, dopo la quale smise di scrivere per vari anni. L'opera che lo consacrò definitivamente come scrittore all'interno del mondo arabo, per la sua capacità di descrivere la vita urbana tradizionale del suo paese, fu, però, la 'Trilogia del Cairo', nel 1957. E proprio quello fu l'anno in cui ricevette in Egitto il premio di Stato per la Letteratura.

Nel 1959, con 'Il rione dei ragazzi', pubblicato a puntate sulla rivista 'Al-Ahram', diede, invece, inizio ad una produzione letteraria caratterizzata da una nuova vena, che celava giudizi politici sotto allegorie e simbolismi. Tra le opere del secondo periodo, 'Il ladro e i cani'(1961), 'Chiacchiere sul Nilo' (1966) e 'Miramar' (1967). Nel 1988, fu il primo scrittore arabo a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura. Fino al 1972 lavorò come direttore della censura per la Soprintendenza dei Beni aritistici e culturali, come direttore della Fondazione a sostegno del cinema e come consulente per gli Affari culturali al Ministero della Cultura. Ma gli anni successivi al suo ritiro dall'attività pubblica videro una rinascita della sua produzione creativa, in chiave più sperimentale rispetto alle opere storiche e realiste del primo periodo.

"Sono figlio di due civiltà: quella dei faraoni e quella islamica", ha detto di se stesso. La sua narrativa, impregnata della vita dei vicoli cairoti, attinge alla fonte della tradizione orale egiziana e del Maghreb, ma anche del vasto mondo a nord del Sahara, dall'Oceano Atlantico all'Eufrate. Nelle sue storie, dove talvolta i conflitti del presente trasfigurano nel mito, emergono con chiarezza i temi contemporanei, la difficoltà del postocolonialismo, la corruzione, i pregiudizi sociali, la droga e l'integralismo religioso.

E in occasione del Nobel, in una lettera bilingue, in inglese e in arabo, scrisse: "Parlo in una lingua sconosciuta a molti di voi. Ma è essa la vera vincitrice del premio" ha spiegato. "E le sue melodie galleggeranno per la prima volta nella vostra oasi di cultura e civiltà. Spero che non sia l'ultima".

La sua voce ha parlato potente al mondo arabo, quasi la metà dei suoi romanzi sono arrivati anche al cinema e i film diffusi in tutta l'area. In Egitto ogni sua pubblicazione era un evento culturale di grande rilievo e il suo nome menzionato in ogni discussione letteraria dal Golfo a Gibilterra. Ma è arrivata forte, tradotta in molte lingue, anche nel mondo occidentale, portatrice colta di un islam moderato , ferocemente contrario all'integralismo: "Sono dalla parte della conoscenza- ha detto Mahfuz- unica strada di salute in questo oceano burrascoso d'ignoranza nel quale viviamo".

A causa di queste convinzioni fu odiato e accusato di blasfemia dagli integralisti islamici, tanto che alcune sue opere vennero messe all'indice dall'autorità nel suo stesso paese perché considerate "irriverenti verso la religione".

E fu inviso a tal punto agli ambienti della Jihad da attirare su di sè una condanna a morte come lo scrittore indiano Salman Rushdie. La persecuzione si scatenò, in particolare, per il suo libro più contestato 'Il rione dei ragazzi' del '59, a lungo censurato in Egitto e in Libano. Nell' '89 la polizia gli offrì protezione, ma lui, che aveva già 77 anni, rifiutò: "Potrebbe disturbare la mia vita e sconvolgere le mie abitudini quotidiane", spiegò poi ai giornali. Dopo cinque anni di pace, però, la Jihad passò ai fatti: il 14 ottobre 1994, giorno del sesto anniversario del Nobel, un attentatore lo aggredì sulla soglia di casa, colpendolo con due coltellate alla gola. Lo scrittore si salvò per miracolo e per l'attentato vennero arrestati e processati sette estremisti islamici che, qualche mese più tardi, vennero condannati a morte.

"Se l'urgenza di scrivere un giorno mi abbandonasse, vorrei che quello fosse il mio ultimo giorno", aveva detto in occasione di un'intervista. E Mahfuz sempre al Cairo, città da cui non si era allontanato nemmeno per ritirare il Nobel, continuò a scrivere, senza temere le minacce, fino all'ultimo.

fonte: Repubblica




«Sono figlio di due civiltà che in un dato momento della loro storia hanno formato un matrimonio felice. La prima di esse, sette mila anni fa, è la civiltà dei faraoni; la seconda, mille e quattrocento anni fa, è la civiltà islamica». Sono le parole di Nagib Mahfouz, lo scrittore divenuto simbolo dell'Egitto.

È stato il primo arabo a vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1988. Molti nel mondo arabo hanno visto il premio come qualcosa di ironico, forse perché il lavoro per cui fu premiato era stato pubblicato 30 anni prima. Ha pubblicato nella sua lunga vita più di 50 tra romanzi, raccolte di racconti, sceneggiature, articoli e analisi politiche; le sue opere, che descrivono i cambiamenti che hanno stravolto l'Egitto lungo il corso del ventesimo secolo, sono tradotte in 25 lingue.

È stato un intellettuale coraggioso. Dichiarato «infedele» dall'ala fondamentalista islamica egiziana per via della rappresentazione di Dio proposta nelle sue opere, Mahfouz subì nel 1994 un grave attentato da parte di un integralista islamico, che lo colpì al collo con un coltello. Le ferite riportate ne menomarono udito e vista, inibendogli anche, ma solo in parte, la capacità di scrivere.

Nagib Mahfouz è nato a Gamaliya, al Cairo. La famiglia viveva in 2 quartieri popolari della città, al-Jamaliya e al-Abbasiya, che ispirarono molte delle sue storie. Il padre era un impiegato statale, e Mahfouz avrebbe dovuto seguire le sue orme. Fin da bambino la madre lo accompagnava nei musei del paese e la storia d'Egitto in seguito popolerà i suoi romanzi.

Soprannominato il «Balzac d'Egitto», Mahfouz ha descritto il cambiamento del suo paese nel ventesimo secolo. È riuscito a combinare influenze intellettuali e culturali d'Oriente e Occidente in una personale esposizione.

È diventato la voce d'Egitto. Le sue storie sono spesso ambientati nei quartieri popolari del Cairo, concentrando lo sguardo sul «piccolo uomo», che deve affrontare la modernizzazione della società e le tentazioni dei valori occidentali. Prima di ricevere il premio Nobel, solo poche novelle erano apparse in Occidente.

La sua opera maggiore è considerata la Trilogia del Cairo (1956-57). Al centro dell'intreccio una famiglia e le sue vicissitudini dalla fine del 1910 fino alla metà del 1940.

In un'intervista recente Mahfouz dichiarava:«Se un giorno l'impulso di scrivere dovesse lasciarmi, vorrei che fosse l'ultimo».

fonte: La Stampa
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