|
I Fratelli Musulmani verso un successo elettorale in Egitto |
|
|
Egitto - Il Cairo: 7-dicembre 2005. Non hanno nessuna possibilità di arrivare al potere, ma i loro raduni spettacolari mostrano bene quanto siano radicati nella società. I Fratelli Musulmani, divenuti la seconda forza politica d'Egitto, da tempo lavorano tra la gente: offrono aiuto sociale con l'obiettivo si islamizzare la società.
Grazie alla loro capillare presenza hanno già quintuplicato i voti che avevano alle elezioni passate, arrivando alla soglia dei 100 deputati. "L'Islam è la soluzione" è il loro slogan, sintesi di una visione fondamentalista che vorrebbe però apparire moderata.
"Noi non riconosciamo Israele, ma non lo combatteremo. Non abbiamo nulla a che fare con loro e con gli affari interni dei palestinesi. Ci interessa solo espandere la causa islamica, e i sionisti non hanno posto in Palestina. Li dovremmo ostacolare, ma non con le armi", argomenta Medi Akhef, leader del movimento.
I Fratelli Musulmani, che posseggono una vasta ramificazione internazionale, negli anni Settanta hanno rinunciato all'uso della violenza, ma non all'obiettivo di rendere la fede il cardine principale della società e dello stato. Oggi in Egitto il movimento è illegale ma tollerato, e il potere intrattiene con esso ambigue relazioni.
Sistematicamente repressi con ondate d'arresti e maxiprocessi - come accaduto dopo l'assassinio del presidente Sadat e più di recente nel 1995 - i Fratelli Musulmani sono stati usati da Mubarak per bilanciare le spinte dei partiti della sinistra, ma sono sempre rimasti fuori dalle stanze dei bottoni.
Durante la sua lunga esistenza il movimento ha dato origine a molti gruppi islamici. Il ramo palestinese ha fatto nascere Hamas, che con gli stessi metodi dei Fratelli Musulmani è riuscita a radicarsi nella società dei Territori occupati.
In Egitto per i Fratelli Musulmani vota almeno un quarto degli elettori. Poco per vincere, ma abbastanza per far preoccupare chi teme il loro radicalismo religioso.
|