Egitto - 18.3.2007 - Al via in Egitto il dibattito parlamentare per la riforma costituzionale voluta da Mubarak, tra mille polemiche.
Domenica 18 marzo comincerà il dibattito parlamentare sulla versione finale del progetto di riforma costituzionale elaborato dalla commissione legislativa del Parlamento del Cairo, votato a maggioranza il 13 marzo scorso.
Le mani sulla Costituzione. Si tratta di una serie di emendamenti che modificano 34 articoli della Costituzione egiziana, proposti dal presidente Hosni Mubarak. Il Parlamento, per due giorni, discuterà delle modifiche costituzionali e trasmetterà il testo di nuovo a Mubarak, che lo approverà e, all'inizio di aprile, lo sottoporrà a un referendum popolare per l'approvazione definitiva. Obiettivo dichiarato della riforma è quello di eliminare tutti residui dell'impostazione socialista della Costituzione.
La modifica ha scatenato una dura reazione delle opposizioni, che ritengono le modifiche al testo fondamentale egiziano l'ennesimo colpo alla democrazia nel paese nordafricano. Un schieramento composto dai Fratelli musulmani, che rappresentano la forza di opposizione più forte nel paese, ma che sono banditi dal Parlamento, dal partito liberale Wafd e da una serie di deputati indipendenti, ha espresso, in un comunicato diffuso il 13 marzo scorso, il rifiuto totale di queste modifiche. Le modifiche, secondo gli oppositori, sono l'ennesimo atto di Mubarak, al potere ininterrottamente dal 1981, per rendere l'Egitto uno stato di polizia. Già nel 2005 Mubarak, detto il 'faraone' dai suoi nemici, aveva scatenato polemiche per l'introduzione della possibilità di avere più candidati alla presidenza, svuotando subito dopo di ogni significato la riforma con il controllo delle candidature da parte del Parlamento, dove il Partito Nazional Democratico di Mubarak domina.
Diametralmente opposti i commenti del governo, dove la difesa della riforma è stata affidata, come sempre di più accade a Gamal Mubarak, figlio del presidente e per molti suo erede alla guida dell'Egitto. Incontrando i giornalisti, Gamal ha sottolineato come per lui il senso della riforma è verso un'intesa fra i partiti in materia di riforme costituzionali, rispetto per i deputati indipendenti e tutela della religione di Stato, l'Islam. Gamal ha respinto le accuse dell'opposizione e rassicurato le autorità religiose islamiche, assumendo di fatto un ruolo di mediatore che ancora non gli compete, a conferma delle previsioni degli osservatori politici della scena egiziana, che vedono il figlio minore del presidente 78enne candidato alla successione, nel 2011.
Opposizione in crisi. Anche l'opposizione laica non se la passa molto bene. Il partito al-Ghad, dopo l'arresto nel dicembre 2005 del suo leader, l'avvocato Ayman Nour, è in crisi. Il 2 marzo scorso si sono svolte le primarie interne al movimento per scegliere il candidato sul quale far confluire i consensi. Le elezioni interne al partito sono state vinte, per un pugno di voti, da Ehab el-Khouly, ma il suo rivale non ha accettato la sconfitta facendo appello al Comitato interno per ottenere almeno un ballottaggio, in quanto si ritiene vittima di brogli. Stessa accusa lanciata da un altro candidato, che si è ritirato prima ancora del voto. L'immagine del partito ne esce danneggiata, e questo avvalora la tesi di una serie di osservatori che vedono il partito al-Ghad legato al carisma di Nour, ma privo di una base organizzativa tale da rappresentare una valida alternativa la potere eterno del 'faraone'. Ancora una volta quindi, in Egitto, la vera opposizione è rappresentata dai Fratelli musulmani, che hanno numeri e struttura per rappresentare un reale cambio della guardia. Solo che il movimento è da sempre combattuto dal governo egiziano, grazie alle leggi speciali in vigore in Egitto dal 1981, introdotte dopo l'omicidio dell'allora presidente Sadat. Mubarak sa che deve temere solo loro e la reazione del regime non si è fatta attendere, con l'arresto di 18 militanti dei Fratelli musulmani il 13 marzo, in 6 governatorati differenti del paese. Tra loro Mahmud Ghozlan, membro del direttivo dell'organizzazione islamica, arrestato a casa sua al Cairo. Il 15 marzo, la polizia ha arrestato altri 10 militanti, tutti con l'accusa di 'appartenenza a un'organizzazione illegale'. Inoltre, da tempo, all'interno dei Fratelli è in atto una lotta tra la vecchia e la nuova generazione, che rischia d'indebolire il gruppo. Tutto a vantaggio del faraone.
Fonte: Christian Elia http://www.peacereporter.net
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