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Un uomo da rispettare-inedito di Mahfuz |
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Roma, 23 set. - Tuttavia, il romanzo arabo doveva attendere ancora un'altra generazione per l'avvento dell'uomo che ne avrebbe fatto la sua unica missione nella vita e tramite la cui penna avrebbe raggiunto la maturita'.
Nagib Mahfuz, nato in una semplice famiglia del ceto medio in uno dei piu' antichi quartieri del Cairo, con potenti metafore letterarie avrebbe dato espressione, per un periodo di quasi mezzo secolo, alle speranze e frustrazioni del suo paese, la cui vita in epoca moderna e' stata assai tumultuosa. I lettori si sono identificati a tal punto con la sua opera (in gran parte adattata per cinema, teatro e televisione) che molti dei suoi personaggi sono diventati nomi familiari in Egitto e in altri paesi arabi. D'altro canto, il fatto che la sua opera, per quanto profondamente immersa nella realta' locale, rievochi aspetti universali e permanenti della natura umana e' attestato dall'accoglienza relativamente buona riservatale in inglese e in altre lingue sin dalla comparsa nel 1966 del suo primo romanzo tradotto, Midaq Alleey (Vicolo del mortaio). Nato nel 1911, il grande vecchio della narrativa araba ha goduto dell'affetto e del rispetto della critica e di un vasto pubblico di lettori. Risale al 1939 il suo primo romanzo e da allora ha scritto trentadue romanzi e tredici raccolte di racconti.
Alle radici di quasi tutti gli scritti di Mahfuz e' una visione socio-politica dell'esistenza umana. Persino in un romanzo dal significato fortemente metafisico come al-Tariq (La via), il messaggio sociale e' appropriatamente intessuto nella trama dell'opera: l'uomo non e' destinato a trascorrere la vita in terra alla vana ricerca di un Dio apparentemente indifferente e la sua unica speranza di salvezza e lo sforzo concreto e responsabile per migliorare la propria e altrui sorte. Che Mahfuz sia sempre stato uno scrittore impegnato socialmente, con un profondo interesse per le questioni d'ingiustizia sociale, e' un fatto indiscutibile. Per lui la morale individuale e' inseparabile da quella sociale. In altre parole, secondo il codice etico di Mahfuz , e' perduto chi cerca solo la propria salvezza personale; per lui il nirvana e', per cosi' dire, una condizione spiccatamente collettiva. E infatti nel mondo di Mahfuz si salvano solo i personaggi animati da motivazioni altruistiche, coloro che manifestano interesse per gli altri e dimostrano una certa consapevolezza del fatto che le llro difficolta' individuali rientrano in un quadro piu' generale. L'immagine del mondo che emerge dal grosso dell'opera di Mahfuz e' davvero assai cupa, anche se non del tutto scoraggiante. Essa mostra che l'utopia sociale dell'autore e' ben lungi dall'essere realizzata nel suo paese in particolare e nel mondo in generale.
(AGI) |