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Recitazione del Corano con musica ed effetti |
Università al Azhar del Cairo decreta: sono blasfemi. Tra ululati di lupi e melodie pseudo-paradisiache, un po' new age, rischia di perdersi la Parola del Profeta.
Una minaccia presa sul serio dalle autorità religiose islamiche, che hanno deciso un giro di vite dottrinario contro le popolarissime cassette con passi del Corano, accompagnate da effetti musicali sonori.
I bazar delle città mediorientali sono praticamente invasi da questo materiale audiovisivo. Predicatori improvvisati registrano sermoni e citazioni coraniche, li infiocchettano con effetti sonori dei più disparati e li mettono sul mercato lucrando e fornendo prezioso materiale dottrinale ai fondamentalismi.
In Egitto la massima autorità religiosa del mondo islamico sunnita - l'Università al Azhar - è intervenuta per arginare questa nuova tendenza e ha letteralmente messo al bando con un editto ("fatwa") l'incisione e le vendita delle registrazioni in questione. Il quotidiano palestinese Al Quds al Arabi riferisce stamani la fatwa, oltre al divieto di colonna sonora, considera contrari alla Legge islamica ("Sharia") anche effetti speciali come "l'ululato dei lupi, lo sbattere di porte e il fischio del vento", adatti più a film dell'orrore di serie B che alla Parola di Maometto.
La direzione del Centro di ricerche, traduzioni e edizione (Crte) di al Azhar, uno dei più autorevoli organismi che danno la versione codificata del Libro, ha dichiarato guerra all'"abusivismo blasfemo e deviante" di questo tipo di esibizioni e vuole fare "piazza pulita di tutte le manifestazioni diffuse da tv satellitari e venditori ambulanti" che stanno "arrecando danno a un corretto apprendimento della fede islamica". A guidare questa specie di "crociata" è lo Sheikh Abdul Dahir Mohammed Abdul Razzaq, direttore del Crte, che ha annunciato che il suo Centro "non emetterà più alcuna autorizzazione per l'incisione e la diffusione diregistrazioni islamiche accompagnate da effetti vocali estranei".
Persino "lo scroscio della pioggia" oppure "i versi di animali", sono banditi e non possono più fare da sottofondo per versi del Corano e per sermoni trasmessi in video oppure sulle televisioni. Le tv satellitari arabe sono quindi avvisate: con lo spazio che concedono a "certi ulema fasulli sono divenuti ormai sontuosi pascoli per predicatori di professione", tuona l'autorevole direttore Abdul Razzaq che teme "la deformazione della fede" islamica.
La svolta anti-musicale della Dottrina trova, stranamente, concordi anche noti musicisti arabi. "I versi del Corano sono di per se stessi melodici", osserva attraverso al Quds al Arabi il maestro Abdah Daghir, una vera autorità nel campo della musica islamica e grande interprete di "qaman", lo strumento per eccellenza della musica araba. L'Arcangelo Gabriele, afferma l'importante musicista, quando dettò le prime parole del Libro sacro al Profeta Maometto "lo fece con un canto sconosciute fino ad allora da tutta l'umanità". Il maestro condanna perciò "qualunque accompagnamento ai versi" del Corano, che vengono diffusi attraverso una recitazione cantilenata, salmodiata, la cosiddetta qiraah, o 'lettura'.
Roma, 1 nov. (Apcom)
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