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Nefertiti
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Nefertiti, la sposa del Sole - Donne al potere.

Christian Jacq: Le Donne dei faraoni


Un viso sublime

Nefertiti
Nefertiti
Chi non ha avuto occasione di contemplare, sfogliando un libro o una rivista, il meraviglioso viso di Nefertiti, e chi non è rimasto meravigliato da tanta grazia, bellezza e maestà? Non ci sono parole per descrivere questa donna dalla splendente nobiltà, il cui sorriso è animato da una luce interiore che, attraverso i millenni, riesce ancora a toccarci il cuore. "Signora della felicità, dal viso luminoso," dice di lei il testo di una stele-cippo della città di Aton "gioiosamente ornata della doppia piuma, dotata di tutte le virtù, alla cui voce ci si rallegra, dama piena di grazia, grande nell'amore, i cui sentimenti fanno la felicità del signore dei Due Paesi."
Di lei ci sono giunti due ritratti. Il primo, conservato al Museo del Cairo, fu scoperto dall'inglese Pendlebury durante la campagna di scavo del 1932-33, nel sito di el Amarna. Questa testa scolpita, con le pupille non incastonate, che doveva far parte di una statua, è carica di intensità spirituale: una vera seguace della luce che contempla la divinità, al di là del mondo delle apparenze. Nessuna iscrizione permette di identificarla formalmente con Nefertiti, benché gli storici dell'arte siano concordi nel riconoscervi la sposa di Akhenaton.
Nefertiti
Nefertiti
Il famoso busto esposto al Museo di Berlino è una piccola scultura alta cinquanta centimetri. Fu ritrovato ad Amarna, il 6 dicembre 1912, da una squadra tedesca diretta da Ludwig Borchardt. Il luogo della scoperta è singolare: la bottega dello scultore Thutmosi. Quest'affascinante capolavoro, in realtà, è soltanto un modello incompiuto, lasciato a metà dall'artigiano quando partì per Tebe. La particolarissima corona indossata da Nefertiti sui bassorilievi amarniani permette di identificarla con sicurezza. La sottigliezza del collo, la purezza del viso, la dolcezza e la serenità dell'espressione testimoniano l'abilità dello scultore e la bellezza della regina.

Le origini di Nefertiti

Il nome Nefertiti significa "la bella è arrivata". Alcuni egittologi supposero che la regina fosse di origine straniera, ma non è così. Il suo nome è tipicamente egizio e si riferisce, come vedremo, alla sua funzione divina.
Nefertiti era forse figlia di Amenhotep III e di Tiy? Nulla conferma l'ipotesi. Dato che nessun testo rivela i nomi dei genitori della grande sposa reale di Akhenaton, la cosa più saggia è convenire che fosse una dama di corte, forse la figlia di un grande dignitario come Ay, che diventerà faraone alla morte di Tutankhamon. E nulla impedisce di pensare che Akhenaton abbia deciso di sposare una bellissima fanciulla senza dote. C'è un'unica certezza: la nutrice di Nefertiti si chiamava Tiy, come la grande sposa reale di Amenhotep III, e questa Tiy sposò Ay.

La dea Nefertiti

La lettura esatta di Nefertiti è Ncferet-Ity, "la bella è arrivata". Questa "bella" è la dea lontana che, dopo aver lasciato il Sole creatore, è partita per il deserto della Nubia. Senza di lei le Due Terre sono condannate alla sterilità e alla desolazione. Grazie all'intervento degli dei, in particolare di Thot e di Shu, la dea lontana ritornerà in Egitto, e la natura e tutti gli esseri viventi conosceranno di nuovo la felicità.
Nefertiti è l'incarnazione di questa dea che viene o, più esattamente, che ritorna per elargire il suo amore al faraone, affinché risplenda come un Sole. Amore celeste e Maat, la Regola eterna, al tempo stesso, ella ricrea la luce e protegge il re incaricato di farla risplendere sulla terra. Tale era, del resto, il ruolo fondamentale di tutte le regine d'Egitto. Poiché il culto del momento era imperniato su Aton, Nefertiti si chiamava anche "perfetta è la perfezione di Aton". Grazie a lei sorgeva il disco del Sole, il cui amore per la regina raddoppiava al momento del tramonto. Nel grande tempio di Aton si trovavano alcune statue della dea Nefertiti alle quali venivano rivolte preghiere perché ella continuasse a rendere rigogliose le Due Terre. Volendo affermare la potenza della luce di Aton, Akhenaton trascurò i misteri di Osiride. Bisognava pure, però, che i riti di resurrezione venissero compiuti e, in particolare, che le quattro dee poste agli angoli del sarcofago reale (fra cui Iside e Nefti) recitassero le litanie magiche. Fu Nefertiti a prendere il loro posto.
La scena di adorazione della tomba di Ipy vede riuniti, secondo il rituale amarniano, il re, la regina e la loro figlia nell'atto di venerare il Sole divino i cui raggi terminano con mani che trasmettono la vita. C'è un particolare sorprendente: Nefertiti innalza verso Aton un vassoio, sul quale si trovano i nomi degli dei iscritti in un cartiglio, e una statuetta di una regina seduta, che rivolge una preghiera a questi nomi divini, una regina che è Nefertiti stessa! E chiaro che si tratta della rappresentazione di una Nefertiti divinizzata, il Sole femminile che dona la vita.

Nefertiti, regina faraone?

In alcune iscrizioni il patronimico del re non è seguito dal suo nome, ma da quello della regina, come se, insieme, formassero un solo nome, un'unica entità reale i cui due elementi sono indissociabili.
Nessuna attività sacra poteva essere compiuta senza la presenza di Nefertiti.
Akhenaton
Akhenaton
La coppia reale era formata da due personalità di uguale importanza di fronte al dio Aton; il re e la regina gli rivolgevano le stesse preghiere, gli consacravano le stesse offerte, facevano salire verso di lui la stessa fumata d'incenso. Queste scene di adorazione alquanto ripetitive, che ornavano le pareti dei templi e delle tombe costituendo il "programma" simbolico del regno, sono particolarmente numerose.
Di solito il faraone appariva da solo sul carro. Nella sua nuova capitale Amarna, sotto gli occhi di tutti, Akhenaton bacia teneramente la sua bella sposa alla luce del Sole. Sul carro compare un altro personaggio: una delle figlie della coppia reale che, mentre i genitori si baciano, contempla estasiata i cavalli, la cui testa è ornata da grandi piume multicolori.
In occasione dell'investitura del visir Ramose, mentre la coppia reale abitava ancora a Tebe, Nefertiti partecipò alla cerimonia e si affacciò alla "finestra delle apparizioni" per congratularsi con il grande dignitario. Nella città di Aton, troneggiante a fianco del monarca, Nefertiti ricevette gli ambasciatori d'Asia e della Nubia, venuti a presentare i loro tributi al faraone.
Possiamo ipotizzare che Nefertiti sia stata qualcosa di più di una regina e che abbia regnato da sola? La corona particolare che porta, piuttosto simile a quella rossa del Basso Egitto, sembra far propendere per questa ipotesi. Grande sacerdotessa del culto di Aton, Nefertiti disponeva di uno spazio sacro particolare, "l'ombra di Ra". E probabile che il re presiedesse il culto del mattino e la regina quello della sera. Da sola, Nefertiti poteva presiedere i rituali e presentare le offerte ad Aton.
La regina godeva del notevole privilegio di spostarsi sul suo carro personale munito, come quello del re, di arco e frecce. Un bassorilievo conservato al Museum of Fine Arts di Boston presenta un particolare ancora più sorprendente: a bordo di una barca reale, Nefertiti, con la corona in testa, afferra un avversario per i capelli e lo colpisce con la sua mazza, assurgendo così a simbolo della vittoria dell'ordine sul caos. Normalmente, solo il faraone regnante compie questo gesto rituale, che si ritrova su un bassorilievo di Karnak.
Secondo alcuni egittologi questo insieme di indizi autorizza a concludere che Nefertiti, come Hatshepsut, fu una regina faraone. L'ipotesi diventerebbe certezza se si riuscisse a provare che la regina sopravvisse ad Akhenaton e che cambiò nome per regnare da sola come Smenkhakara, ma la documentazione è troppo scarsa e troppo confusa perché si possa trarre, allo stato attuale dei fatti, una conclusione definitiva.

Quando Nefertiti insignì una donna di un'onorificenza

La coppia reale era solita ricompensare i propri fedeli, i quali si presentavano davanti al palazzo, alla cui finestra si affacciavano Nefertiti e Akhenaton, con il capo cinto dalla corona. Nefertiti poteva celebrare da sola questo rito e, cosa ancora più importante, la beneficiaria poteva essere una donna che, come nel caso di Meretre, non veniva accompagnata dal marito. Per l'occasione Meretre, "l'amata dalla luce divina", si è fatta bella: truccata con cura, indossa un'imponente parrucca, sormontata da un cono di profumo, e una lunga veste trasparente che lascia indovinare forme conturbanti. È assistita da un gran numero di serve e servitori che portano vasi, fiori e strumenti musicali. Il luogo in cui si svolge la scena è incantevole, perché il palazzo della regina si trova nel cuore di un giardino ricco di alberi e di viti. Mentre le sue compagne si prosternano davanti a Nefertiti, riparandola così dalla vista altrui, una delle serve approfitta della situazione per bere una coppa di vino. Alcuni bambini, rimproverati da un guardiano che tiene in mano un bastone, sono riusciti a intrufolarsi nella cerimonia che, per quanto ufficiale, non ha niente di gelido. Dopo aver ricevuto una collana d'oro, Meretre viene riaccompagnata a casa da un parente che le tiene la mano, mentre le sue amiche la seguono. A casa sua si terrà un allegro banchetto per festeggiare l'onorificenza.

Le figlie di Nefertiti e di Akhenaton

La famiglia di Akhenaton
La famiglia di Akhenaton
La fase più importante del culto di Aton era la celebrazione della luce da parte della famiglia reale. Nell'immenso cortile del grande tempio di Aton il re e la regina consacravano offerte alimentari su un grande altare, al quale si accedeva per mezzo di una rampa. Akhenaton e Nefertiti stavano uno accanto all'altra, su una sorta di pedana, circondati dalle figlie, da alti dignitari, ritualisti, dame di corte. Tutti i presenti erano raccolti in silenzio, per ricevere l'illuminazione solare nel loro cuore.
Si sono conservate alcune scene che, del tutto eccezionalmente per l'arte egizia, ci permettono di entrare nell'intimità della famiglia reale. Vediamo così Nefertiti allattare una delle figlie, lasciarsi accarezzare il mento da un'altra, tenerle sulle ginocchia, seduta a propria volta su quelle di Akhenaton. Assistiamo anche al pasto della famiglia reale, vestita con molta semplicità.


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