Scoperte due stanze segrete nella tomba del faraone Tutankhamon

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Potrebbe essere l’ultimo segreto del faraone-bambino, Tutankhamon, il più celebre della storia egiziana. È quasi certo che ci siano due camere nascoste dietro i muri della tomba del giovane principe a Luxor: lo ha annunciato il ministro delle Antichità egiziane, illustrando i risultati preliminari di un’analisi sofisticata realizzata con il radar.

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Egitto, scoperta tomba egizia con 8 milioni di cani mummificati

Anubis
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Riportato alla luce dagli archeologi a Saqqara, 30 chilometri a sud del Cairo, il sistema di catacombe si trova nei pressi del tempio di Anubi, divinità con la testa di sciacallo che proteggeva le necropoli. Sul soffitto anche un fossile di un mostro marino risalente a 50 milioni di anni fa

IL CAIRO - Sacrificati agli dei. Una enorme fossa comune con i corpi mummificati di quasi otto milioni di cani [la cifra ha dell'incredibile e andrà verificata NDR], tra cuccioli e cani adulti, risalenti all'antico Egitto, è stata in parte riportata alla luce dagli archeologi a Saqqara, 30 chilometri a sud della città moderna del Cairo. Come spiega il sito Discovery News, le mummie dei cani si trovavano in un sistema di catacombe, la cui area principale è vasta 173 metri per 140, nei pressi del tempio di Anubi, divinità con la testa di sciacallo, che proteggeva le necropoli e il mondo dei morti.

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Luxor: scoperto un nuovo complesso “modello” della tomba di Osiride

Luxor
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Un nuovo complesso che rappresenta un modello della mitica tomba di Osiride è stato scoperto a Sheikh Abd el-Gourna (Luxor), all’interno della tomba inedita Kampp 327. Si tratta, si legge in una nota, della seconda scoperta della Missione Archeologica Canario - Toscana in collaborazione con il Ministero di Stato per le Antichità Egiziane, co-diretta dall’archeologa toscana Irene Morfini e dalla canaria Maria Milagros lvarez Sosa, che ha la concessione di due tombe nell’area tebana di Sheikh Abd el-Gourna (Luxor): TT109 (tomba di Min) e Kampp 327 (tomba anonima).

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Il ruolo di Young nella decifrazione dei geroglifici - parte1

Thomas Young
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La più famosa, e probabilmente la più romantica, decifrazione archeologica fu quella dei geroglifici egiziani. Per secoli la scrittura degli antichi Egizi era rimasta incomprensibile; sul suo significato gli studiosi potevano solo avanzare congetture. Ma grazie a un classico procedimento di decrittazione, il significato dei geroglifici fu riscoperto, e da allora gli archeologi hanno potuto attingere a resoconti di prima mano sulla storia, la cultura e le opinioni della civiltà fiorita millenni or sono presso il corso del Nilo. La decifrazione dei geroglifici ha gettato un ponte sull'abisso temporale che ci separa dall'epoca dei faraoni.

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Il ruolo di Young nella decifrazione dei geroglifici - parte2

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Si potrebbe pensare che se il contenuto delle altre due iscrizioni era identico, la decifrazione della scrittura geroglifica e di quella demotica sia stata quasi banale. C’erano, invece, tre ostacoli non trascurabili. In primo luogo, il blocco di basalto era in condizioni tutt’altro che buone, come mostra la figura 46. Il testo greco consiste di 54 righe, delle quali appaiono danneggiate le ultime 26; quello demotico di 32 righe, delle quali le prime 14 sono lese nella parte iniziale (si tenga presente che i caratteri demotici e geroglifici si succedono non da sinistra a destra, ma nella direzione opposta); infine, il testo geroglifico è quello in condizioni peggiori: metà delle righe mancano completamente, mentre le ultime 14 (corrispondenti alle ultime 28 del testo greco) sono leggibili solo in parte. Il secondo ostacolo era che le iscrizioni demotica e geroglifica rimandavano alla lingua dell’antico Egitto, che nessuno parlava da almeno otto secoli. Sarebbe quindi stato possibile collegare alcuni simboli egiziani ad alcune parole greche, e comprenderne il significato; ma non sarebbe stato possibile ricostruire il termine corrispondente della lingua parlata. In altre parole, il possibile valore fonetico dei simboli sarebbe rimasto un mistero. Infine, la persistente influenza di Kircher spingeva ancora gli archeologi a ragionare in termini di semagrammi anziché di fonogrammi, cosa che scoraggiava ulteriormente dal tentare una decifrazione fonetica.

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