Il vice direttore del Corriere della Sera, Magdi Allam, dopo aver già rinnegato le sue radici, aver abbracciato le idee dei coloni e del governo ebraico che occupa e affama la palestina, è approdato al cristianesimo. Il petulante opinionista di origine egiziana è stato battezzanto niente meno che dal papa. Con lo zelo tipico di tutti i convertiti ha subito rilasciato dichiarazioni sgradevoli nei confronti della sua religione originaria.
C'è da aspettarsi una serie di editoriali sul Corriere della Sera ancor più beceri di quelli apparsi fin ora. Magdi Allam (ma non vorrà più essere chiamato così avendo assunto il nome di CRISTIANO) è stato accompagnato all'altare, nella sacra cerimonia battesimale, da Maurizio Lupi, di Comunione e Liberazione, nonché deputato di Forza Italia.
ROMA - Il sito della Cnn-Europa ha pubblicato la notizia già nella notte. E poi il sito americano Drudgereport, la Bbc, il New York Times e il Washington Post.
La conversione al cattolicesimo di Magdi Allam, vicedirettore del Corriere della sera, ha fatto il giro del mondo.
Dopo il battesimo impartito da papa Benedetto XVI durante la Veglia pasquale, il giornalista ha assunto anche il nome di Cristiano.
"La mia conversione al cattolicesimo è i punto di approdo di una graduale meditazione. Ho raggiunto la consapevolezza - scrive in una lunga lettera pubblica sul Corriere - che la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale".
Giudicato anti islamico dagli ambienti radicali e jihadisti, criticato aspramente per il suo appoggio ad Israele e alla politica dell'amministrazione americana, la conversione di Magdi Cristiano Allam ha diviso la comunità islamica in Italia.
Per l'imam Yahya Pallavicini, vicepresidente della Comunità Religiosa Islamica, "non c'era nessun bisogno, per dimostrare l'amore per Gesù, di rinnegare l'amore e la fede per il profeta Mohammed. I musulmani hanno, all'interno della loro dottrina, il riconoscimento più alto della figura di Cristo e della Vergine Maria". Per questo, spiega l'imam, "non capisco il perché della scelta di rinnegare la tradizione del messaggio islamico: qualsiasi apostasia è vista con forte perplessità".
Meno radicali le dichiarazioni dell'imam Izzedin El Zir, portavoce dell'Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia che, commentando la conversione di Magdi Allam, dice: "L'importante è che ogni persona viva la sua religiosità in modo pacifico e rispettando le altre religioni. In Italia ci sono diversi cristiani che abbracciano l'islam".
Rispettiamo la scelta del giornalista di origine egiziana, purché non si scavi "un fosso incolmabile tra le diverse comunità religiose. Condanniamo ogni forma di fanatismo che può albergare in infimi settori di tutte le comunità". E le critiche di Allam all'Ucoii? "Accettiamo le critiche, non le bugie", si limita a rispondere l'imam.
Fonte: Repubblica
Il battesimo è un atto di vita interiore
Le modalità di questa conversione hanno evidentemente voluto avere pure un immediato significato politico
Nella lettera al Direttore pubblicata sul Corriere della Sera domenica 23 marzo, Magdi Allam parla della sua conversione al Cattolicesimo e del Battesimo ricevuto dal Sommo Pontefice Benedetto XVI. Come egli scrive, si tratta di una «scelta di fede religiosa e di vita personale... di un privato cittadino »; si tratta anzi della più personale e più importante delle scelte di vita, di quella «metanoia», come dice il Vangelo, che è trasformazione radicale dell’esistenza, nascita di un uomo nuovo. Nulla è importante come la conquista o la perdita di una fede; lo è tanto più quando il Battesimo avviene in età adulta e responsabile, per libera, meditata e anche sofferta scelta, come nel caso di Magdi Allam.
Il Battesimo è un atto di vita interiore, non di spettacolarità mediatica né di logica politica; riceverlo da un Sommo Pontefice, «servo dei servi di Dio», non è più valido che riceverlo da un sacerdote della chiesa del proprio quartiere. Naturalmente anche il Battesimo ha indirettamente un ruolo e una rilevanza politica, perché cambia l’uomo — e se non lo cambia nel cuore, nella mente e nel suo comportamento non fa di lui un vero cristiano — e, mutando il suo modo di essere e di agire, lo spinge a incidere in una direzione piuttosto che in un’altra sul reale. Il Battesimo rigenera e trasforma l’Io in tutti i suoi aspetti e dunque pure in quanto soggetto politico. Ma tale dimensione politica viene dopo, quale frutto della conversione—«dai loro frutti li riconoscerete», dice Gesù — e non nel momento in cui si riceve l’acqua di vita.
Le modalità di questa conversione e della sua comunicazione hanno e hanno evidentemente voluto avere pure un immediato significato politico. Infatti Magdi Allam, nella lettera in cui racconta la sua rinascita spirituale, non si limita a ringraziare Dio per la grazia ricevuta, ma propugna contestualmente una precisa linea politica, affermando la natura «fisiologicamente violenta di tutto l’Islam» e la conseguente necessità di combattere tutto l’Islam, il che non è conforme all’amore cristiano e al suo senso di fraternità universale. Non si tratterebbe dunque di combattere soltanto le aberranti, criminose e pericolose derive fondamentaliste e terroriste dell’Islam, che vanno certo combattute risolutamente, anche se il momento in cui si riceve il Battesimo non è forse quello più opportuno per dichiarazioni bellicose. Fra l’altro, la condanna globale dell’Islam si differenzia dal rispetto e dall’apprezzamento espressi dalla Chiesa nei confronti del monoteismo islamico. È curioso che, nel momento della conversione, nella lettera si critichi «la Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani » e si presuma di poter indicare alla Chiesa Mater et Magistra la strada giusta da seguire.
Una certa sorpresa, va detto, ha destato pure il fatto che sia stato il Sommo Pontefice a battezzare Magdi Allam, in un rito pasquale che di solito prevede il Battesimo pubblico a nuovi cristiani significativi, in quel momento, soprattutto in quanto anonimi e dunque rappresentanti di tutti. Lo sono altrettanto, ad esempio i dodici cui il Sommo Pontefice, in un altro rito pasquale, lava i piedi nel ricordo della lavanda dei piedi di Cristo agli apostoli. Sarebbe un po’ penoso se fossero soprattutto i vip ad ambire a quei lavacri.
Ma per fortuna il Cattolicesimo fa balenare la sua grazia e la sua grandezza anche in dettagli minimi, che riscattano pure le tiare. Proprio a Pasqua, quasi a controbilanciare il mio disagio per questa vicenda privata divenuta pubblica, Moni Ovadia mi ha raccontato che una volta Monsignor Bruno Forte, grande teologo e Vescovo di Pescara e Chieti, a un aggressivo interlocutore che si proclamava baldanzosamente ateo, rispose, in napoletano: «Guaglio’, non sai cosa ti perdi... ». Ecco, se la Chiesa parlasse sempre così...
Claudio Magris
25 marzo 2008 - Corriere della Sera
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