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Scuola araba, nuove polemiche sull'apertura
«Siamo un istituto modello». «No, vergogna». - Torna in aula un centinaio di bambini. La direzione: nulla da nascondere. Presidio della Lega: "ora intervenga il sindaco". La loro scuola è un titolo nelle pagine di cronaca: «Riapre l’istituto arabo di via Ventura». Le ragazze di seconda media hanno sottobraccio il giornale commentato a lezione. Sanno che le polemiche sono lì, appena oltre il portone. Perché il primo nuovo giorno è finito, le posizioni politiche si moltiplicano. La più dura è dell’assessore Tiziana Maiolo: «Ho visto con i miei occhi la vergogna delle bambine col velo. Mi chiedo: sono libere?». Alla chiusura delle lezioni, il presidio della Lega si è già allontanato con lo striscione «Invasione islamica: c’è chi dice no». Le dichiarazioni sono al veleno. È muro contro muro tra chi difende e chi attacca la scuola intitolata al Nobel Mahfuz. Così Alleanza nazionale, con il capogruppo regionale Roberto Alboni: «L’istituto è e resta illegale».

Replica l’Ulivo: «Nella manifestazioni "contro" c’è il germe del razzismo». [alla faccia del germe.. sono razzisti della peggior specie n.d.r.]

Ma la condanna alla scuola italo-egiziana arriva anche dalla Comunità religiosa islamica di Yahya Pallavicini: «L’educazione non può essere oggetto di una sperimentazione improvvisata, questo metodo non è il nostro». Ricomincio da capo. Il pulmino delle otto, la famiglia Mubarak che varca il portone, bandierine dell’Egitto e dell’Italia, flash e interviste, persino le telecamere di Al Arabiya. Poi matematica, storia e italiano; la distinzione tra favola e fiaba, «le storie con persone e quelle con animali». Via Ventura riparte ieri con il via libera della direzione scolastica regionale, il nullaosta della prefettura e l’avvertenza del Comune: «I promotori non hanno riaccatastato l’edificio, per noi resta inagibile». Una pratica «chiusa», ribatte la direzione dell’istituto: «Abbiamo già presentato il cambio di destinazione d’uso, è una formalità burocratica», spiega il fondatore Pietro Farneti. E comunque «la scuola è aperta a chiunque voglia verificare le condizioni»: l’invito è di Mahmoud Othman, presidente dell’associazione Insieme. Per l’iscrizione servono mille euro all’anno. La tassa per due figli è di 1.800 euro, 2.600 per tre. I libri di testo sono impilati sulla scrivania della presidenza, disegni a colori e testi in arabo. Gli esami finali saranno nelle scuole italiane: «Speriamo che questa storia serva a far sì che tra Egitto e Italia ci sia un accordo per il riconoscimento reciproco dei titoli». Classi miste. Le bambine delle medie indossano lo jihab, ma le mamme sono state avvertite: «Il velo integrale è fuorilegge, anche per voi». La maestra Santoro sorride: «Sono ragazzi svegli». Tra i banchi passa Walid, direttore della didattica in arabo: «Le insegnanti recupereranno il programma di sabato e nelle vacanze». Non c’è l’obbligo sul monte ore, «ma vogliamo garantire una preparazione completa a tutti». Quanti? All’appello rispondono 85 su 130 iscritti. «Alcuni genitori hanno mandato i figli a studiare in Egitto dai parenti o addirittura accompagnati dalle mamme», osserva la direttrice, Lidia Acerboni. Ecco: «Questa è la cosa più brutta creata da questa vicenda, la divisione delle famiglie».

Le cose «buone», per dirla con la direttrice dell’istituto, sono «i laboratori per adulti finanziati dalla Provincia, il progetto di sartoria per le mamme presentato in Regione, la collaborazione offerta dagli artisti della zona insieme alle borse di studio». La politica arriva in visita, sotto il portone della scuola italo-egiziana. Tiziana Maiolo, assessore alle Attività produttive, è in via Ventura prima delle 9. Frasi dure: «Il Comune non ha dato il nullaosta e quindi per me la scuola è illegale e rappresenta una piaga nel cuore di Milano». Poi tocca ai militanti del Carroccio occupare la strada. Striscione e megafono: «Non bisogna fidarsi, perché oggi si tratta di una scuola di via Ventura, ma domani ce ne saranno dieci. È un segnale politico e culturale che va bloccato», attacca il capogruppo leghista in Comune Matteo Salvini. Dunque? «Ripresenteremo al sindaco le 5 mila firme raccolte contro l’istituto — precisa Salvini —. La Moratti deve rispettare i suoi elettori e chiudere le realtà islamiche abusive, dalle macellerie ai phone center». La materia scotta. È il vicesindaco Riccardo De Corato a dettare la linea del Comune: «Ancora una volta la scuola araba ha aperto senza le necessarie autorizzazioni e il parere del ministro degli Interni Giuliano Amato».
Dall’altra parte, il centrosinistra fa quadrato attorno all’istituto Mahfuz e condanna il presidio leghista: «È vergognoso che in una città civile come vorremmo tutti Milano, si intimoriscano i bambini e le famiglie che esercitano un loro diritto», sostiene Marilena Adamo, capogruppo dell’Ulivo a Palazzo Marino. Il segretario cittadini dei Ds, Franco Mirabelli, va oltre: «Una parte della politica milanese pensa che ci sono cittadini con minori diritti per il fatto di avere diversa provenienza e religione». Per Patrizia Toia, segretario della Margherita, la Lega Nord «dovrebbe protestare dal sindaco, non spaventare i bambini». Oggi si riparte. Il pulmino è alle otto.

di Annachiara Sacchi e Armando Stella - Vivimilano - 7 nov. 2006
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