Storia dei faraoni delle piramidi - pt1
È del tutto evidente che per mobilitare una forza lavoro di proporzioni tali da costruire un monumento gigantesco come la Grande Piramide di Giza, era indispensabile che la corte avesse un controllo assoluto delle risorse dell’intero paese, sia della manodopera che degli altri mezzi economici. E dunque, ciò che vediamo al tempo delle piramidi di Giza pone le fondamenta di quello che poi sarà la civiltà egiziana. - Toby Wilkinson, egittologo.
| La sfinge di Giza |
Ra di Heliopolis, la divinità solare dalla testa di falco, ben presto avrebbe assunto una posizione dominante tra le varie divinità del panteon nazionale; e infatti, nella sua qualità di nocchiero divino che ogni giorno trasportava il faraone defunto nella sua barca solare, era destinato a giocare un ruolo importante nello sviluppo del culto funerario legato alle piramidi. Non per nulla il falco, che volava alto nel cielo dell’Egitto, sarebbe ben présto diventato un simbolo importante della regalità. Importanza sempre maggiore andava via via assumendo anche Horus di Hierakonpolis, un’altra divinità dalla testa di falco, che sarebbe diventato il figlio della dea- madre universale Iside e del defunto re dell’oltretomba, Osiride. La leggenda di Horus e Osiride — di un figlio vivente che vendica il padre defunto e assume il posto che gli spetta sul trono dell’Egitto — era adombrata nella concezione della regalità egiziana: il faraone vivente veniva considerato Horus, mentre il faraone defunto diventava suo padre Osiride. Sfortunatamente, la storia dei primi anni dell’Antico Regno non ci è ancora completamente chiara (come del resto è per molti altri periodi dalla storia dell’Antico Egitto).
La I e II Dinastia dei fararoni egizi
La I e la II Dinastia sono considerate parte del Periodo Arcaico o Protodinastico, un’epoca affascinante, anche se ancora confusa, in cui si svilupparono appieno la centralizzazione e il sistema di scrittura. Con gli inizi della III Dinastia entriamo nell’Antico Regno, un periodo assai meglio documentato, che tuttavia presenta tuttora molti interrogativi a cui non è stato ancora possibile dare una risposta. L’Antico Regno comprende le Dinastie che vanno dalla III alla VI: le dinastie dei costruttori delle piramidi.
Zoser, conosciuto dai suoi sudditi con il nome di Neterikhet, viene universalmente considerato il secondo monarca della III Dinastia, essendo succeduto all’incerto Nebka. Dei suoi successori, Sekhemkhet, Khaba e Huni, sappiamo assai poco.
Il regno del faraone successivo, Snefru, segna l’inizio della IV Dinastia: siamo approssimativamente nel 2575 a.C. Snefru è entrato nella leggenda come un re mite e saggio, un faraone il cui capriccio principale sembra essere stata la passione con cui amava ammirare giovani donne agghindate in trasparenti abiti di rete adorna di perline; al contrario suo figlio Cheope (o Khufu), che gli succedette sul trono, gode di una reputazione diametralmente opposta. Il Papiro Westcar, un fantastico racconto di magia e di avventure scritto molti anni dopo il regno di Cheope, ci mostra infatti un faraone crudele desideroso di decapitare un prigioniero soltanto per mettere alla prova la presunta abilità del suo mago di riportare in vita i morti.
Erodoto, tanto per fare un esempio, aveva pienamente accolto una pubblicità tanto negativa ed è proprio quest’immagine di un Cheope tiranno che colora la sua descrizione della costruzione della Grande Piramide. A Cheope succedette il figlio Chefren, e poi il nipote Micerino; e questi tre faraoni furono i costruttori delle piramidi di Giza che sarebbero poi diventate i veri e propri simboli dell’Egitto. Le semplici tombe a pozzo, fosse ricoperte con cumuli di sabbia o di ghiaia, erano destinate a essere usate per tutto il Periodo Dinastico. Tuttavia, per l’élite egiziana, per coloro cioè che potevano aspettarsi di trascorrere tutta l’eternità all’interno delle proprie sepolture, le tombe a pozzo sembravano troppo semplici e troppo sabbiose, e oltre a offrire uno spazio eccessivamente ristretto per il comfort del defunto, non disponevano di ripostigli né di sovrastrutture imponenti.
Pertanto, nel tentativo di assicurarsi una sistemazione confortevole in cui trascorrere l’eternità, le classi più elevate cominciarono a farsi costruire quelle che oggi vengono chiamate mastabe: strutture basse e rettangolari, fatte di mattoni di fango, erette sopra una o più stanze sotterranee, la cui pianta era copiata da quella delle case in cui trascorrevano la loro vita terrena. Anche i faraoni del Periodo Arcaico, che erano stati sepolti ad Abydos, erano stati deposti in eleganti mastabe. Attualmente le necropoli reali dell’Antico Regno si trovano ai margini del deserto occidentale, non molto lontano dalla capitale.
Dalla mastaba alla piramide
All’epoca della III Dinastia, la camera funeraria della mastaba di solito era situata al fondo di un condotto verticale scavato nello strato di roccia che si trova sotto la sabbia del deserto. In superficie, veniva eretta una solida costruzione nelle cui pareti esterne venivano costruite una o più nicchie destinate ad accogliere le offerte. Queste nicchie si sarebbero poi trasformate in vere e proprie cappelle composte da molte stanze, dove amici e parenti potevano deporre doni e offerte di cibo e bevande con cui alimentare lo spirito del defunto. La mastaba in Egitto sarebbe rimasta in auge molto a lungo: le classi più elevate avrebbero infatti continuato a costruire le loro tombe con mattoni di fango e pietra, mentre i loro sovrani si imbarcavano in nuovi, e molto più ambiziosi, progetti.
| Tramonto a Giza |
Questa improvvisa capacità di costruire monumenti di notevoli dimensioni, e per di più in pietra, dice molto sull’abilità organizzativa di cui disponeva l’Egitto della III Dinastia.
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