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Viaggi in Egitto: M.Fortunato
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Il Tempio di Abu Simbel, fatto costruire da Ramses II per celebrare la sua potenza ai confini sud del regno, era interamente scavato dentro un costone roccioso ( 33 m. di altezza per 36 di larghezza ) a cui vennero aggiunti, come ornamento della facciata, quattro colossi raffiguranti il faraone stesso seduto con le mani poggiate in grembo. Le espressioni del volto, diverse per ogni colosso, stupiscono per la loro naturalezza a testimonianza dell'elevata sensibilità raggiunta nella scultura dai maestri dell'epoca.
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Accanto ad ogni colosso si trovano figure più piccole che rappresentano la moglie Nefertari, la madre Tuy e alcuni dei suoi numerosi figli ( storicamente Ramses è accreditato di un vita molto lunga rallegrata da innumerevoli molti figli ). Nel 1963 iniziarono i lavori, proseguiti fino al 1972, per salvare il complesso dall'inondazione che sarebbe avvenuta di li a poco in seguito alla costruzione della Grande Diga di Assuan. Tra le varie soluzioni ipotizzate si decise di 'smontare' e ricomporre i Templi in un luogo più alto, per fare ciò il complesso venne tagliato in 1036 blocchi (di circa 30 tonnellate ciascuno) successivamente catalogati e riposti in attesa di essere riassemblati, così come possiamo ammirarli ancora oggi, su una struttura artificiale in cemento ricoperta al termine con strati di roccia tale da ricreare il più possibile l'ambiente naturale. Particolare accuratezza venne adottata per il mantenimento dell'originale orientamento del sito studiato dagli architetti imperiali, che permetteva ai raggi del sole nel giorno del genetliaco di Ramses II di penetrare all'interno del Tempio fino al sacrario più riposto e accarezzare con i suoi raggi la statua del faraone divinizzato posta accanto a quelle delle divinità Harmakhis, Amon-Ra e Path. Gli sforzi ebbero buon esito e a cose fatte lo scarto risulto di pochi centimetri. Il soffitto della sala interna ( 18 m. per quasi 17) è sorretto da 8 pilastri a cui si appoggiano altrettanti colossi di Ramses II raffigurato nelle vesti del dio Osiride, sulle pareti laterali scene di guerra che esaltano le numerose vittorie del faraone. Nel sacrario interno dietro un altare sono poste sedute le quattro divinità gia menzionate. A poca distanza si trova il Tempio di Hathor, fatto costruire da Ramses in onore di sua moglie Nefertari. Anche questo tempio è scavato nella roccia ed è ornato nella facciata da cinque colossi di cui tre rappresentano Ramses II e due sua moglie Nefertari raffigurata come la dea Hathor. Le statue in piedi sono contornate da sculture più piccole che rappresentano i loro figli maschi e femmine. Nella sala interna su sei colonne di tipo hathorico sono incise le storie di Ramses II e Nefertari mentre sulle pareti laterali sono raffigurate scene di offerte a varie divinità.

Rientrati ad Assuan invertiamo la rotta e lasciandoci guidare dalla corrente risaliamo il Nilo verso la foce per l'ultima tappa della nostra crociera, la visita a Luxor dei Templi di Luxor e Karnak. Situati sulla riva destra del Nilo nella cosiddetta "Tebe dei vivi" rappresentano uno dei momenti più splendidi dell'architettura religiosa, testimoni muti della potenza raggiunta dall' Egitto nel periodo del Nuovo Regno. I faraoni di queste dinastie dopo aver sconfitto a Nord gli invasori Hyksos riunificano il paese ponendo la capitale a Tebe (l'odierna Luxor) che inizia così a godere di un periodo di grande prosperità e sviluppo. Il Tempio di Luxor, che dipendeva per importanza da quello di Karnak, deve essere ancora completamente recuperato perché parte del primo cortile interno è occupato dalla moschea di Abu el-Haggag costruita su un terrapieno in epoca moderna quando il Tempio stesso non era ancora stato scoperto. Evidenti motivi religiosi impediscono il completamento dei lavori di recupero anche se in effetti, a detta della nostra guida, non si pensa che sotto si possano trovare dei reperti particolarmente significativi. Il tempio misura in lunghezza 260 mt. ed era collegato da un viale monumentale con il tempio di Karnak. Del viale originale lungo poco più di 2 Km. e fiancheggiato per tutta la sua lunghezza da sfingi raffigurate con testa di montone (animale sacro al dio Khnum) rimangono oggi solo pochi tratti essendo stato inglobato nelle costruzioni dalle città moderna, probabilmente molte sfingi fanno ancora bella mostra di se nel salotto buono di qualche egiziano. Il viale era utilizzato dai sacerdoti del Tempio di Karnak che in occasione dell'anno nuovo portavano in processione le barche sacre con le statue delle divinità. La porta del primo pilone fatto costruire da Ramses II era ornata da sei colossi di cui ne rimangono solo i due che ritraggono il faraone seduto e da due obelischi su cui erano incise formule di ringraziamento per le opere e le vittorie del re. Uno dei due obelischi fu rimosso nel 1831 e donato dal pascià Alì al re Luigi Filippo ed è quello che si può ammirare oggi a place della Concorde a Parigi. Superato l'ingresso si accede al primo cortile , occupato in parte dalla famosa moschea, nel quale si trova una cappella destinata ad accogliere le barche sacre al termine della processione. Alla fine del cortile di Ramses II si trova l'ingresso monumentale edificato dal faraone Amenofi III preludio al cortile omonimo al quale era collegato mediante un colonnato di due file di 7 colonne campaniformi lungo 52 mt. . Al termine del cortile di Amenofi III la sala ipostila immetteva negli ambienti più sacri dedicati alla triade divina Amon, Mut e Khonsu. A poca distanza da Luxor di cui è la naturale prosecuzione sul lato destro del Nilo si trova la cittadina di Karnak. Il resti del complesso archeologico sono imponenti e ben conservati, il corpo centrale è racchiuso dentro una cinta muraria, fatta interamente di mattoni crudi, profonda 8 mt. e che si sviluppa per un perimetro di circa 2,5 km nel quale sono ricavate 8 porte d'ingresso. L'ingresso ovest immette direttamente nel tempio del dio Amon da cui prende il nome anche la cinta muraria. Il tempio è stato più volte ingrandito e l'ultimo pilone (ingresso monumentale) aggiunto è rimasto incompiuto, superato l'ingresso ci si immette nel grande cortile che ospita al centro i resti del grande chiosco di Taharqa destinato ad ospitare la sacra barca processionale durante i riti e due templi minori dei faraoni Sethi II e Ramses III. Superato il secondo pilone si accede ad un'autentica meraviglia la grande sala ipostila, lunga 52 mt per 102 di larghezza ospita un'autentica selva di ben 134 gigantesche colonne, le 12 che costituiscono la navata centrale hanno una circonferenza nel capitello superiore di 15 mt. . Le colonne sostenevano un soffitto di cui non rimane traccia e in qualunque punto della sala ci si posizioni non si riesce ad abbracciarne completamente l'intera visuale. Considerando come dovevano essere le decorazioni originali agli egiziani dell'epoca dovevano veramente apparire come giganteschi alberi di una foresta senza confini. Continuando verso l'interno del tempio e dopo aver superato altri 4 piloni costruiti in epoche via via più remote si arriva al sacrario vero e proprio che fa parte, insieme ad altri ambienti, delle cosiddette sale solari dove venivano conservate le statue delle divinità oggetto ogni giorno di particolari riti da parte del clero tebano. All'interno della grande cinta muraria sul lato destro e sinistro del tempio di Amon si trovano numerosi altri edifici di notevole interesse tra cui il tempio di Path, un museo all'aperto, il tempio del dio Khonsu, il tempio di Opet ed un lago sacro ( di cui sono stati ricostruiti i muri che facevano da sponde ) utilizzato per le navigazioni delle barche sacre. Verso sud da una delle porte ricavate nella cinta muraria parte un viale ornato di sfingi che porta ad un altro recinto sacro quello di Mut dove oltre al tempio omonimo si trovano altri due templi, dei faraoni Ramses III e Amenofi III, in cattivo stato di conservazione.

Con la visita di Karnak termina la nostra crociera sul Nilo ed il giorno successivo il gruppo si divide, una parte rientra direttamente in Italia ed un'altra, tra cui noi, prosegue verso Hurgada per una settimana di relax al mare. Hurgada è una località balneare che negli ultimi anni ha subito un notevole sviluppo turistico soprattutto per la bellezza del suo mare e della sua barriera corallina e spesso viene proposta in abbinamento alla crociera. Peccato che la stagione ideale per veleggiare sul Nilo ed ammirare i magnifici complessi archeologici ( in inverno per evitare l'eccessiva calura estiva ) non coincida con quella ideale per i soggiorni balneari nel Mar Rosso e così ci siamo ritrovati con un'apprezzabile temperatura esterna ma con un'acqua ghiacciata e sferzati da un fastidioso vento, che dicono sia sempre presente a Hurgada più che a Sharm el-Sheikh. In effetti però, almeno per noi, il soggiorno a Hurdaga era solo il pretesto per poter usufruire ( per come era congegnato il pacchetto turistico ) di un'escursione di due giorni al Cairo per visitare la città il museo e soprattutto la piana di Giza con Le Piramidi e la Sfinge, il naturale completamento di una crociera sul Nilo che non dovete assolutamente perdere. Considerando però i tempi di spostamento ( circa 5 ore da Luxor ad Urgada e altre 5 da Hurgada per raggiungere il Cairo ) è consigliabile terminata la crociera recarsi direttamente al Cairo per almeno due o tre giorni e basta.
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In attesa dell'escursione al Cairo abbiamo effettuato una simpatica gita nel deserto, a bordo di quello che sembrava una specie di residuato di guerra, per raggiungere una tribù di beduini che vive nel deserto, isolata dalle moderne comodità nella continuazione della loro tradizione, con cui abbiamo condiviso per qualche ora lo stile di vita andandocene in giro a dorso di dromedario e mangiando i loro piatti tipici.




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