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Perché boicottare Israele e gli Stati Uniti

Slogan della "boycott Israel"
slogan della "Boycott Israel"

Da tempo nel mondo arabo è in corso il dibattito tra chi invita a boicottare gli Stati Uniti e Israele e chi invece avverte che tale mossa sarebbe ridicola. Il tutto è andato avanti anche a causa della riunione del cosiddetto “comitato del Boicottaggio” riunitosi ultimamente a Damasco. Questo, a sua volta, è stato boicottato da due paesi arabi [Egitto e Giordania, ndt.] che hanno motivato la loro assenza col fatto che detengono relazioni diplomatiche con Israele (dal punto di vista legale non vedo quale contrasto vi sia tra mantenere relazioni diplomatiche con un paese e, allo stesso tempo, boicottarlo commercialmente: sono due cose separate). Alcuni sostengono che il boicottaggio economico sia in genere un mezzo che non porta ad alcun risultato. Secondo me non è esatto. Ha invece avuto successo facendo cadere il regime razzista in Sudafrica e quello coloniale in Rhodesia. Le azioni politiche, come quelle militari, richiedono l’uso di armi diverse e se condotte con un solo mezzo non porteranno a nulla. Poi ci sono quelli che affermano che il boicottaggio e gli altri mezzi pacifici non producono risultati pratici. Potrei anche convincermene se mi mostrassero che invece l’aver comprato aerei e carri armati ci avesse portato a qualcosa di utile, sia contro Israele sia nei conflitti locali. No, bisogna usare tutti i mezzi e il boicottaggio economico è quello principale. Chi sostiene che esso non dia benefici, deve anche sostenere che i mezzi d’informazione, gli strumenti diplomatici, le manifestazioni di piazza, e i convegni non diano benefici. Bisogna chiedersi allora a quali risultati possano mai portare queste ‘armi’.
Il boicottaggio non ha solo un effetto puramente commerciale o finanziario. Ci sono effetti collaterali anche più determinanti:

- il boicottaggio attira lo sguardo del mondo verso il problema in questione. Le aziende che si vengono a trovare nella lista nera devono per forza affrontare l’argomento in tutte le sue implicazioni. Gli slogan scritti sulle nostre magliette che indossiamo in Europa (“boicottate le merci israeliane”) ricordano agli occidentali il problema o almeno li inducono a riflettere su di esso. Nei paesi democratici, al moltiplicarsi delle scritte sui treni, sui bus, nei locali pubblici aumenta anche la sensazione della gente che il problema sia reale e che sia in ballo il rispetto della giustizia. Il tutto si amplifica anche nei raduni e nei sit-in come quelli avvenuti a Londra di fronte ai famosi grandi magazzini, con questi slogan e con le bandiere palestinesi;

- il boicottaggio dà coraggio a chi combatte facendogli sentire il sostegno del mondo attorno alla sua lotta. Chi resiste non si sente isolato né ignorato;

- il boicottaggio dà a noi, fisicamente lontani dalla battaglia, la sensazione di prender parte ad essa e di esser legati alle sue sorti;

- il boicottaggio incita i paesi del Terzo mondo a non avere relazioni con Israele. Come potremmo infatti aspettarci che questi paesi si schierino al nostro fianco se persino noi manteniamo rapporti con Israele commerciando con essa e con i suoi alleati?

Potrebbe infine sembrare che il boicottaggio sia un’arma a doppio taglio. Certo, alcuni atteggiamenti estremi avrebbero risultati negativi: pensiamo ad esempio alla lotta contro il cancro; se in Israele i medici arrivassero a trovare un farmaco adatto per curare la malattia, noi ci rifiuteremmo forse di acquistare il farmaco e di usarlo? Al di là delle ipotesi teoriche, è però vero che il boicottaggio, se condotto in modo cieco, può portare a gravi danni economici, scientifici e tecnologici. Come danneggiare gravemente se stesso pur di arrecare un piccolo danno all’avversario. Ed è quello che potrebbe succedere ai nostri rapporti con gli Stati Uniti se decidessimo di usare l’arma del petrolio. La spesa non vale la candela…ma questo è un altro tema.

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