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L'ambiguità di Peres e l'esame per la credibilità di Powell

Shimon Peres e gli altri politici israeliani hanno avuto molta cura nel ribadire la loro piena disponibilità a qualsiasi inchiesta internazionale sull’eccidio di Jenin perché “non hanno nulla da nascondere”. Eppure, appena formata direttamente da Kofi Annan la squadra di ispettori guidata dall’ex presidente finlandese, il governo Sharon ha dichiarato che non era pronto a collaborare con questa delegazione perché “al suo interno non figurava nessun esperto di terrorismo”. Dagli israeliani c’era da aspettarselo, visto che il governo Sharon ha molte cose da voler nascondere e che comunque non vuole che arrivino agli occhi dell’opinione pubblica mondiale; e così hanno cominciato a porre ostacoli alla commissione. Verosimilmente gli israeliani erano più che sicuri che gli USA avrebbero bloccato col loro veto l’invio delle delegazione e per questo hanno salutato in modo positivo la proposta di un’inchiesta internazionale. Ma quando Washington è tornata sui propri passi, la patata bollente è caduta allora tra le mani di Sharon che s’è trovato così nudo di fronte alla verità. Powell ha quindi affermato: “è nell’interesse di Israele cooperare con la commissione d’inchiesta” e il premier britannico Tony Blair, noto per la sua simpatia nei confronti dello stato ebraico, ha risposto: “questa commissione deve andare a Jenin per indagare sull’accaduto” …tanto l’arrivo della commissione vale più per salvaguardare l’onore di Israele e non per il processo di pace, né per il popolo che più di tutti è sottoposto a sforzi. Quel che adesso chiediamo però, è che le parole di Powell e di Blair vengano tradotte in fatti: che entrambi costringano il loro più fedele alleato, Israele, a collaborare con il diritto internazionale, e che entrambi prendano le necessarie misure sanzionatorie qualora Tel Aviv non si mostri disposta a rendere agevole il lavoro della commissione, nominata tra l’altro da una risoluzione delle Nazioni Unite sotto l’egida degli stessi Stati Uniti. L’obiettivo delle manovre israeliane è fin troppo evidente: ritardare il più possibile l’arrivo della commissione in modo sia da cancellare le prove e sia da far dimenticare al mondo l’orrore dei crimini di guerra israeliani commessi a Jenin e altrove. Tutti i politici americani ed europei che hanno visitato il luogo dello sterminio sono rimasti attoniti da quel che hanno visto e tutti hanno espresso la loro più profonda indignazione. Hanno descritto quel che è accaduto a Jenin come “crimini di guerra” nel vero senso della parola. Tra questi c’era anche il signor Larsen, l’inviato del segretario dell’ONU, che adesso si trova a dover respingere gli attacchi terroristici di Israele solo perché ha osato dire la verità. Quel che è strano è che Shimon Peres, ministro degli esteri israeliano e vincitore del premio nobel per la Pace, continui a difendere il governo Sharon e le sue stragi senza prendere le distanze in segno di protesta; eppure egli conosce perfettamente ogni particolare della vicenda tanto che ha anche ammesso in una recente intervista televisiva l’uccisione di centinaia di civili. Ancor più strano è non vedere centinaia o decine di migliaia di israeliani scendere in strada a manifestare per condannare i massacri chi ne è responsabile; al contrario, vediamo la popolarità di Sharon crescere nei sondaggi…un fatto questo che convince ancora una volta di quanto tutti i discorsi sulla “democrazia israeliana” non siano altro che fantasie, e sbeffeggiamenti… ...sbeffeggiamenti alla faccia nostra ovviamente.

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