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I sotterranei del Museo del Cairo PDF Stampa E-mail
Per quasi un secolo i sotterranei del Museo del Cairo sono rimasti immersi nell'oscurità. Ora però si comincia a far luce in quel labirinto di corridoi e cunicoli che si perde sotto a Tahrir Square, nel centro della capitale egiziana. E soprattutto sul tesoro ancora chiuso in casse di legno e cuoio sigillate con la ceralacca: sarcofagi, statue, mummie, monili d'oro o semplicemente oggetti di uso quotidiano ai tempi dei faraoni dell'antico Egitto.
statua di Bes
statua di Bes
Oltre 60 mila pezzi, cui si aggiungono migliaia di vasi, ceramiche, e frammenti di inscrizioni.
Sono i reperti, recuperati dagli archeologi fin dalla fine dell'800, che non hanno trovato spazio nei grandi musei. Dal 1920 quelle casse sono state depositate nei sotterranei per essere poi dimenticate, tanto che nessuno ne conosceva più il contenuto. Da oltre un anno un team di otto persone, tra archeologi e ricercatori del Museo del Cairo, sotto la supervisione di Zahi Hawass, il segretario generale del Consiglio superiore delle Antichità egizie, e della direttrice del Museo, Wafaa El Saddik, è al lavoro per ridare un'identità a quel tesoro. Che racconta una storia parallela a quella dei grandi faraoni, ma non meno affascinante.
Fino a oggi sono stati censiti almeno 50 mila pezzi e una parte dei reperti recuperati verrà esposta al Museo del Cairo entro la fine dell'anno. Il resto è destinato ai nuovi musei, a partire da quello che verrà inaugurato tra pochi mesi a Sharm El Sheikh. "L'idea di andare a scoprire cosa era nascosto nei sotterranei di Tahrír Square" spiega Hawass "mi era venuta nel 2002, quando dovevamo preparare la mostra di celebrazione dei cento anni di vita di uno dei musei più visitati del mondo. Ma allora avevamo poco tempo e ci siamo limitati a prendere pochi pezzi di ricchissimo patrimonio".
Tra le casse accatastate nel labirinto sotterraneo ci sono anche quelle dei grandi archeologi che hanno scritto la storia dell'Antico Egitto all'inizio del '900.
Ci sono i bauli con i reperti trovati dall'americano Clarence Fisher, le casse del francese Auguste Mariette, dell'inglese William F. Petrie, e perfino quelle di Howard Carter, l'archeologo che ha scoperto la tomba di Tutankhamon. Le casse più antiche e più grandi arrivano da Deir al-Bahri, il tempio della regina Hatshepsut, nell'antica Tebe, la Luxor di oggi. La data è ancora incisa nel sigillo rosso di ceralacca, 1891. Contenevano oltre un centinaio di sarcofagi dei sacerdoti che avevano officiato i loro riti nei templi di Tebe in diverse epoche storiche. Quei sarcofagi oggi occupano un'ampia parte dei sotterranei. Sono stipati nei cunicoli, avvolti da teli di plastica trasparente per proteggerne i colori ancora vivi.
Colpisce soprattutto quello destinato a conservare il corpo di Henet, la giovane figlia di un gran sacerdote di Amon, che durante la XXI dinastia officiava i riti in onore del dio venerato nel tempio di Karnak a Tebe. I colori intensi del blu, del rosso e dell'oro, dipingono l'immagine della dea della giustizia Miaat nell'atto di pesare il cuore della fanciulla al cospetto degli dei. Accanto, c'è un altro sarcofago, la cui provenienza è però ancora incerta: sollevando il coperchio, al suo interno appare l'immagine del dio Sokar, protettore dei morti, con la testa da falco e lo scettro in mano. E sui due lati del sarcofago sono raffigurate le dee Nefti e Iside che dovevano proteggere e condurre l'anima nel suo viaggio nell'aldilà.
C'è poi la mummia d'oro di Sambathion, una donna vissuta nel primo secolo dopo Cristo ad Hawara, nell'Oasi di Al-Fayoum. I tratti delicati del volto, la capigliatura, i gioielli e perfino le vesti sono tutte ricoperte con il prezioso metallo. E una delle poche mummie rimaste nei sotterranei del museo. Le altre, 143 in tutto, sono state spostate in una stanza al terzo piano di Tahrir Square, in attesa di trovare una collocazione migliore. "I sarcofagi più interessanti che abbiamo trovato" spiega Hawass "sono quelli che appartenevano ai sacerdoti e alle sacerdotesse del dio Amon della XXI dinastia, che furono scoperte nel 1891 dagli archeologi Eugène Grébaut e Here G. Daressy. Fino a oggi conoscevamo quale doveva essere la vita di questi sacerdoti all'interno dei templi, ma il ritrovamento dei loro sarcofagi dice qualcosa di più su quelle che erano le loro aspettative nell'aldilà".
Sempre dal tempio di Hatshepsut arriva un gruppo di utensili in rame e vasi di alabastro, ritrovati nel 1943 a Kamak. Su ognuno di questi oggetti di uso quotidiano è inciso il nome della regina che governò sull'Egitto 3500 anni fa, nel corso della XVIII dinastia. Chiusi in una cassa di legno, aperta e nuovamente sigillata dal team del museo, ci sono poi i preziosi amuleti in oro ritrovati a Saqqara da una missione Australiana. Raffigurano la dea scorpione Selkis, considerata dagli antichi egizi una manifestazione del calore del Sole, il dio Amon e il Ba, l'anima, raffigurata con le sembianze di uccello dalla testa di uomo. E ancora le due statue di legno a grandezza naturale di Hetep Ka, un uomo vissuto nel corso della V dinastia, 2500 anni prima della nascita di Cristo. Anche queste furono trovate a Saqqara nel 1940, e sono oggi nel centro di restauro di Tahrir Square.
"È stato come scavare nella sabbia e ritrovare cose che si pensavano perdute" dice Hawass. "Siamo riusciti a recuperare la memoria di quello che gli archeologi di tutto il mondo hanno scoperto in Egitto negli ultimi cento anni. Ma l'esperienza più emozionante per me" aggiunge, poi, soddisfatto il capo delle Antichità egizie "è stata rivedere la statua della dea Afrodite di epoca greco-romana. Perché? Era stata la prima scoperta archeologica della mia carriera, a Kom Abou Bellou, sul delta del Nilo, negli anni 60. E da allora ne avevo perso le tracce".

di Francesca Malandrucco- Venerdì di Repubblica
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