Compendio del sistema geroglifico - I segni simbolici della scrittura geroglifica

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I segni simbolici della scrittura geroglifica

Nella determinazione dei segni simbolici o tropici, gli Egizi procedettero principalmente:
1) per sineddoche, accontentandosi di dipingere la parte per esprimere il tutto. Così, due braccia che reggono un dardo e un arco significavano una battaglia, un esercito schierato a battaglia; due braccia levate al cielo, un'offerta; un vaso da cui fuoriesce acqua, una libagione...;
2) per metonimia, dipingendo la causa per l'effetto. Ecco perché vediamo, nell'iscrizione di Rosetta, l'idea di "mese" espressa, come dice Orapollo, dall'immagine della falce di luna, con i corni rivolti in basso...;
3) per metafora (cosa che in fondo rientra nello spirito comune dei procedimenti indicati finora), adoperando l’immagine di un oggetto per esprimere una cosa diversa dall'oggetto stesso. Cosi, l’ape significava un popolo obbediente al suo re; le parti anteriori di un leone, la forza; il volo dello sparviero, il vento; un aspide, la potenza della vita e della morte; il coccodrillo, la rapacità.
4) Infine, una sfilza di segni simbolici erano, a dire il vero, effettivi enigmi, poiché gli oggetti di cui questi caratteri presentavano le forme erano in rapporto troppo lontano e quasi puramente convenzionale con l’oggetto dell'idea che si voleva far esprimere. Cosi lo scarabeo era il simbolo del mondo, della natura maschile o della paternità; l’avvoltoio, quello della natura femminile e della maternità; un serpente sinuoso simboleggiava il corso degli astri; e possiamo scorgere in Orapollo e in Clemente Alessandrino, le ragioni che indussero gli Egizi a scegliere queste creature come segni di queste idee cosi diverse e cosi lontane dalla loro natura.

Bisogna soprattutto includere fra i segni simbolici enigmatici, quelli che, nei testi egizi, occupano il posto dei nomi propri delle diverse divinità, caratteri la cui valenza e gia conosciuta in maniera certa.

I nomi divini simbolici sono di due specie.
I primi si compongono di un corpo umano, con o senza braccia, ma la cui testa e sostituita da quella di un quadrupede, di un uccello o di un rettile, ecc. Queste teste di animali, cosi aggiunte al corpo di un uomo o di una donna, danno un carattere speciale a ogni divinità egizia: un uomo con la testa di ariete esprime l’idea di Amon-Knufis; un uomo con testa di sparviero sormontata da un disco, quella del dio Ra; un uomo con testa di sciacallo, quella del dio Anubi, un uomo con testa di ibis, quella del dio Thoth; un uomo con testa di coccodrillo, quella del dio Sobek, ecc. Tali accostamenti mostruosi erano modellati sulle similitudini che gli Egizi avevano stabilito fra certi dei e certi animali, le cui qualità dominanti o le abitudini parvero loro adatte a richiamare alla mente le qualità o le funzioni dei personaggi mitici...
La seconda specie di caratteri simbolico-enigmatici che designano nomi divini consiste semplicemente nella raffigurazione intera dell'animale consacrato a ogni dio o dea; in tal caso gli animali portano le insegne proprie alla divinita di cui essi sono gli emblemi. Cosi, uno sparviero che ha un disco sulla testa esprime simbolicamente il dio Ra; un ariete con le corna sormontate da lunghe piume o da un disco, Amon-Knufis; uno sparviero mitrato, il dio Horsiesi; uno sciacallo armato di frusta, Anubi; un ibis e persino un cinocefalo, specie di scimmia con testa di cane, il dio Thoth, l'Ermete e il Mercurio egizio.
(Jean-François Champollion - Compendio del sistema geroglifico, pp. 290-294)

Nell'usare la metafora, si dipingeva un oggetto che avesse qualche similitudine concreta o generalmente fittizia con l’oggetto dell'idea da esprimere. Cosi, si esprimeva la sublimità con uno sparviero per via del volo elevato di tale uccello; la contemplazione o la visione, con l’occhio dello sparviero, perché si ascriveva a questo volatile la facoltà di fissare lo sguardo sul disco del sole; la madre, con l’avvoltoio perché gli si attribuiva una particolare tenerezza nei confronti dei suoi piccoli, che, si diceva, nutrisse con il proprio sangue; la priorità, la preminenza o la superiorità con le parti anteriori del leone mentre il capo del popolo, il re, con una specie di ape perché questo insetto e subordinato a un comportamento regolare; la devozione, la virtù o la purezza, con uno scettro a testa di upupa, poiché si credeva che questo animale nutrisse con tenerezza i suoi genitori diventati vecchi; uno ierogrammata o scriba sacro con uno sciacallo oppure con lo stesso animale posto su un basamento perché questo funzionario sacerdotale doveva vegliare con sollecitudine, come un cane fedele, sulle cose sacre.

Si procedeva insomma per enigmi adoperando, per esprimere un'idea, l'immagine di un oggetto fisico che avesse soltanto rapporti molto reconditi, esageratamente lontani, spesso persino di mera convenzione, con l'oggetto medesimo dell'idea da trascrivere. Secondo tale metodo, assai vago di per se, una piuma di struzzo significava la giustizia [perché, si diceva, tutte le penne delle ali di quest'uccello sono uguali... ( qui il nostro prende un abbaglio: giustizia perché il cuore/anima dei giusti è leggera come una piuma ndr) .Una stella adoperata in senso simbolico, rammentava l’idea di un dio o di un'essenza divina.
(Jean-François Champollion - Grammatica egizia, capito II)