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Relazioni tra fenici ed egizi

sogni Il popolo dei Fenici, stanziato nell'attuale Libano, ebbe strette relazioni commerciali e culturali con l'Egitto fin dall'Antico Regno. Le città-stato più importanti di questa civiltà furono Tiro, Sidone e Biblo quest'ultimo era un importante insediamento commerciale, situato su un basso promontorio vicino al mare e al centro di una fertile pianura protetta da un serie di montagne coperte di foreste.

Furono proprio le ricchezze del suolo di Biblo a fare la fortuna di questa città infatti l'entroterra era ricco di materie prime molto ricercate in tutto il bacino del Mediterraneo.

Vista la scarsità di legname presente nella terra dei faraoni (il legno di palma è scarsamente resistente e poco adatto alla lavorazione), gli egiziani importava da Biblo gli alberi ad alto fusto come cedri e pini e le loro resine che venivano utilizzate nei processi di imbalsamazione.

A testimoniare i contatti tra egizi e fenici vi sono diversi reperti rinvenuti proprio a Biblo. Nelle varie campagne di scavo furono ritrovati, vasi di terracotta con inciso il nome di Khasekhemui (faraone della II dinastia), alcuni frammenti di ceramica con inciso il nome di Cheope e Micerino e altro vasellame che riportavano il nome dei Pepi I e Pepi II.

Il rapporti commerciali fra i fenici e gli egiziani si intensificarono nel tempo tanto che Biblo, se pur amministrata da autorità locali, divenne quasi una provincia egiziana dove gli operai erano sia fenici che egiziani ma tutti sotto il costante controllo dell'autorità faraonica.

I fenici esportavano in Egitto legname, argento, ferro, e importavano orzo, papiro, lino, cotone, riso, utensili e vasellame.

{multithumb thumb_width=180} papiro di Unamon Poche testimonianze scritte sui rapporti fenici/egiziani sono giunte a noi tranne nel racconto, in verità un po' romanzato, del “Viaggio di Unamon” (Papiro di Mosca 120) ritrovato a El-Hibeh risalente alla XXII dinastia oggi conservato al Museo Puskin di Mosca. La storia racconta dello sfortunato viaggio di un sacerdote egiziano Unamon di Tebe, inviato a Biblo per comprare del legname che sarebbe servito per riparare la barca sacra del dio Ammone. Il sacerdote in possesso di oro e argento per il pagamento del legname, durante il viaggio verso le coste del Libano fu derubato di tutti i suoi averi e arrivato a Biblo dovette intavolare una lunga trattativa con il re fenicio Cekerbaal per farsi dare il legname gratuitamente. Nel manoscritto si legge questo tentativo del sacerdote...

“Sono venuto alla ricerca del legname per la grande e venerabile barca di Ammon-Ra, re degli dei... lo fece il padre di tuo padre e anche tu devi farlo...”

Il re dei fenici finì per umiliare il sacerdote egiziano sottolineando che il legname fosse stato sempre pagato dai faraoni dai quali lo stato fenicio era totalmente indipendente... nel manoscritto si legge...

“Se il sovrano d'Egitto fosse il padrone del mio paese anch'io sarei suo servo, non avrebbe fatto portare argento e oro e non sarebbero stati portati doni regali, come egli fece a mio padre.. Quanto a me, anch'io non sono il tuo servo e non sono neppure il servo di colui che ti ha inviato”

Nonostante tutto ciò il sovrano fenicio donò ad Unamon il legname che aveva chiesto riconoscendo che l'Egitto era una paese che ammirava e rispettava... si legge:

“La perfezione è venuta di là per giungere al luogo dove io sono .. l'istruzione è uscita di là per giungere al luogo dove io sono...”

Anche Erodoto ricorda le attività commerciali (e non solo) dei fenici con queste parole:

"I dotti persiani sostengono che i Fenici, dopo esser giunti dal mare chiamato Eritreo...(l’attuale mar Rosso)... ed esservi stanziati si diedero a lunghi viaggi per mare trasportando mercanzie egizie e assire giunsero anche ad Argo. E Argo in quel tempo era la più importante città della Grecia. Qui giunti misero in vendita il carico. E qualche giorno dopo, quando avevano già venduto quasi tutto, vennero sulla riva del mare molte donne, e fra esse la figlia del re. Esse, fermatesi presso la poppa della nave, acquistavano alcune merci, quando i Fenici, incitatisi l’un l’altro, si lanciarono su di loro. La maggior parte delle donne riuscì a fuggire, ma la figlia del re e altre furono rapite. E i Fenici, imbarcatele sulla nave, se ne partirono salpando alla volta dell’Egitto."

Anche in Egitto ci sono testimonianze della popolazione dei fenici che si stanziarono soprattutto a Menfi, Saqqara ed Adibos. Piccole colonie si insediarono a Menfi dove costituirono un quartiere molto attivo, Erodoto lo ricorda così: “...esiste un santuario in Menfi, intorno a questo santuario abitano dei Fenici di Tiro e tutta la località è chiamata “Campo dei Tirii”...”

I fenici emigrati in Egitto con il passare del tempo assunsero i costumi locali, si integrarono con la popolazione locale, sposarono donne egiziane e portarono i loro culti religiosi nella terra dei faraoni.

Della religione fenicia si trovano tracce nei nuovi dei come Baal, paragonato a Seth, Astarte paragonata a Hathor ed Iside ma nota già ai Sumeri come Innin o ai Babilonesi ed Assiri come Ishtar.

Gli egiziani riconoscevano ai fenici doti di abili navigatori, esperti commerciali ed artigiani oltre ad essere bravissimi imitatori dei talismani egizi, soprattutto gli scarabei che riproducevano alla perfezione nei loro laboratori e che poi mettevano in commercio in tutto il bacino del Mediterraneo.

Articolo a cura di Silvia B.