Cleopatra: alla ricerca del mito

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«Il mio sogno è di trovare una statua di Cleopatra con un cartiglio», dice Goddio. Finora, però, gli scavi sottomarini non hanno riportato alla luce nessuna tomba. Di recente è stata avviata un’altra ricerca in un tempio nel deserto alle porte di Alessandria: l’ipotesi è che una sovrana lungimirante come Cleopatra volesse un sepolcro in un luogo spiritualmente più significativo della città, dove le sue spoglie mummificate potessero riposare accanto a quelle dell’amato Antonio.

Nel novembre del 2006 sono andato nell’ufficio del Cairo di Zahi Hawass, segretario generale del Consiglio supremo delle antichità dell’Egitto. Hawass ha tirato fuori un foglio di carta intestata dell’hotel Nile Hilton sul quale erano abbozzati i luoghi principali di un sito in cui l’anno prima aveva condotto scavi con una squadra di archeologi e operai. «Stiamo cercando la tomba di Cleopatra», ha detto emozionato. «Nessuno ha mai fatto una ricerca sistematica dell’ultima regina d’Egitto». La ricerca era iniziata nel 2004, quando una studiosa dominicana di nome Kathleen Martinez lo aveva contattato per esporgli la teoria, da lei stessa formulata, secondo cui era possibile che Cleopatra fosse sepolta in un tempio in rovina nei pressi di Taposiris Magna (oggi Abu Sir), una città nel deserto costiero 45 chilometri a ovest di Alessandria.

Situata fra il Mediterraneo e il lago Mareotide, Taposiris Magna fu una città portuale di spicco ai tempi di Cleopatra. I suoi vigneti erano famosi per il vino che vi si produceva e il geografo Strabone, che fu in Egitto nel 25 a.C., scrisse che nella città si allestiva una grande festa pubblica, molto probabilmente in onore del dio Osiride. Nelle vicinanze si trovava una spiaggia rocciosa, aggiungeva Strabone, “in cui folle di giovani si radunano in tutte le stagioni dell’anno”.

«Prima di dare inizio agli scavi pensavo che Cleopatra fosse sepolta di fronte al palazzo di Alessandria, nell’area delle tombe dei re», ha raccontato Hawass. Ma Martinez a poco a poco lo ha convinto che valeva la pena prendere in esame un’altra teoria: cioè, che Cleopatra fosse stata abbastanza accorta da farsi seppellire con Antonio in un luogo segreto in cui nessuno avrebbe disturbato la loro vita eterna insieme.
Ex bambina prodigio, laureata in giurisprudenza a 19 anni, Katbleen Martinez insegnava archeologia all’Università di Santo Domingo, ma per lei l’archeologia era un’occupazione secondaria; non era mai stata in Egitto né aveva mai preso in mano una cazzuola. Lei stessa fa risalire la sua ossessione per Cleopatra a una lite con suo padre nel 1990, a 24 anni. Un giorno era finita nella biblioteca del padre cercando l’Antonio e Cleopatra di Shakespeare. Fausto Martinez, docente e studioso di giurisprudenza normalmente molto cauto nei giudizi, aveva liquidato la famosa regina definendola una sgualdrina.

«Ma come fai a dire una cosa del genere!», aveva protestato la figlia. Dopo una lunga discussione in cui Kathleen aveva sostenuto che l’immagine del personaggio era stata distorta dalla propaganda romana e da secoli di pregiudizi contro le donne, il professor Martinez aveva ammesso che forse la sua era un’opinione iniqua.
Da allora Kathleen Martinez ha raccolto tutto ciò che si conosce su Cleopatra. Si è messa a studiare i testi canonici, in particolare la descrizione di Plutarco dell’alleanza stretta fra lei e Marco Antonio. Sembrava evidente che i Romani avevano voluto dipingerla (nel peggiore dei casi) come una despota decadente e lussuriosa e (nel migliore) come un’astuta politicante che aveva acceso lo scontro tra le fazioni in lotta di Roma, superpotenza emergente, nel disperato tentativo di salvaguardare l’autonomia dell’Egitto. C’era anche la possibilità che ai moderni studiosi fossero sfuggiti importanti indizi sulla sua sepoltura.

«Negli scritti antichi non c’è niente che indichi dov’è sepolta Cleopatra», dice la Martinez. «Ma sono convinta che lei avesse prestabilito tutto: dal modo in cui è vissuta al modo in cui è morta al modo in cui voleva essere ritrovata». Così nel 2004 ha scritto una e-mail a Hawass; ma non ha ricevuto risposta. Non potendo introdursi furtivamente nel suo ufficio chiusa in un sacco (il famoso stratagemma che pare avesse usato la ventunenne Cleopatra nel 48 a.C. per conoscere Giulio Cesare) ha deciso di assediare Hawass per e-mail, inviandogli secondo i suoi calcoli oltre un centinaio di missive. Di nuovo, niente risposta. Alla fine è partita per il Cairo e, tramite una guida che aveva lavorato per il Consiglio supremo delle antichità, è riuscita a strappare un appuntamento.

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