Cleopatra: alla ricerca del mito

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«Sono giunta alla conclusione che la tomba segreta di Cleopatra potesse essere situata a Taposiris Magna riflettendo sul fatto che la sua morte fu un atto rituale di profondo significato religioso, compiuto secondo una cerimonia rigorosa e di grande valore spirituale», racconta. «Cleopatra trattò con Ottaviano per poter dare sepoltura a Marco Antonio in Egitto. La regina voleva essere sepolta con lui perché voleva riattuare il mito di Iside e Osiride. Il vero significato del culto di Osiride è che questo dio concede l’immortalità. Dopo la morte, gli dei avrebbero consentito a Cleopatra di vivere con Antonio in un’altra forma di esistenza e i due avrebbero trascorso insieme la vita eterna». Dopo aver studiato oltre una decina di templi, Kathleen Martinez si è diretta a ovest di Alessandria lungo la strada costiera per andare a esplorare le rovine che cominciavano a diventare la sua ultima speranza di veder confermata la sua teoria. Il tempio di Taposiris Magna si faceva risalire al regno di Tolomeo TI, ma poteva essere ancora più antico; il suffisso -osiris del nome sottintendeva che era un luogo sacro, uno degli almeno 14 luoghi sparsi in tutto l’Egitto dove la leggenda vuole che riposi il corpo di Osiride (ovvero una parte del suo corpo smembrato).

Con il Mediterraneo a sinistra e il lago Mareotide a destra, Martinez si è interrogata sulla possibilità che Cleopatra avesse seguito un percorso analogo al suo, scegliendo quella località strategica per la propria sepoltura perché si trovava entro i limiti dell’antica Alessandria e perché, in quegli ultimi giorni prima della sua morte, non era ancora passata sotto il controllo dei Romani. Esplorando il sito, ha lasciato correre le mani sui blocchi di calcare chiaro nel recinto del tempio, mentre dentro di sé ripeteva: è questo, è questo!

Nel 1935 Anthony de Cosson, viaggiatore britannico, aveva definito Taposiris Magna “il più bel monumento antico ancora esistente a nord delle piramidi”. La cosa sorprendente era che nel sito erano stati condotti pochissimi scavi. Nel 1905 il celebre archeologo italiano Evaristo Breccia aveva riportato alla luce le fondamenta di una piccola basilica copta del IV secolo d.C. nel cortile altrimenti vuoto del recinto e aveva scoperto delle terme romane. Poi, nel 1998, un’équipe ungherese diretta da Gyz Voros ha rinvenuto le tracce di una struttura colonnata all’interno del recinto concludendo (erroneamente, come si è visto poi) che si trattasse di un tempio dedicato a Iside.

Quando nel 2004 è stato pubblicato il libro di Vòròs Taposiris Magna, è apparso evidente che il tempio aveva avuto tre diverse incarnazioni: santuario tolemaico, forte romano e infine chiesa copta. Ma era davvero tutto lì? Sorprendendo se stesso, Zahi Hawass si è chiesto se il busto di granito nero di Iside che Vòròs aveva estratto dal terreno a Taposiris Magna non potesse raffigurare proprio il volto di Cleopatra. Nell’ottobre del 2005 ha dato inizio agli scavi. Oggi è facile immaginare che il panorama che si vede dal pilone di Taposiris Magna non sia così diverso da quello che si poteva ammirare ai tempi di Cleopatra; l’unico problema è riuscire a non vedere l’orrenda fila di condomini e alberghi fra l’autostrada costiera e l’ampia spiaggia di sabbia bianca lambita dal blu scintillante del Mediterraneo. un mattino di maggio assolato e molto caldo del 2010, ma Kathleen Martinez è infagottata in una camicia con le maniche lunghe, foulard e mezzi guanti di lana. «Non so perché, ma quando vengo qui ho sempre freddo», dice. I due mesi di scavi che aveva richiesto sono diventati tre mesi, e i tre mesi cinque anni.

Una serie di frammenti di colonne sul sostrato roccioso al centro del sito segnala gli spettrali contorni di quello che, secondo le conclusioni sue e di Hawass, era un tempio dedicato non a Iside bensì a Osiride. Il tempio era orientato su un asse est ovest; a nord, in diagonale, c’erano alcune vaghe tracce di una cappella dedicata a Iside; a sud era stata scavata una fossa rettangolare. «Questo era il lago sacro», spiega Martinez. L’idea che in Egitto spesso basti piantare un badile nel terreno per trovare straordinarie vestigia del lontano passato è un luogo comune. Quando nel 2005 ha cominciato a sondare il terreno con la sua équipe di operai, più che a trovare la tomba di Cleopatra, Kathleen Martinez puntava a raccogliere dati sufficienti a corroborare la teoria che Taposiris Magna potesse essere il luogo in cui cercarla; sperava di dimostrare che quello era uno dei templi dedicati al culto di Osiride e Iside più sacri dell’epoca, e che sotto le mura del recinto erano state scavate delle gallerie. Nel giro di un anno la ricerca è stata ripagata dalla scoperta di un pozzo e diverse camere e gallerie sotterranee. «Uno dei principali interrogativi è perché siano state scavate gallerie di quella grandezza», dice l’archeologa. «Doveva esserci una ragione molto seria».

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