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La magia al servizio del faraone

magia Per comprendere al meglio la civiltà egizia è necessario ricordare l'importanza eccezionale che la magia rivestiva nella vita e religione al tempo dei faraoni. Anche a distanza di migliaia di anni e benché siano stati ritrovati vari documenti sull'attività magica in Egitto, il mondo dei sacerdoti/maghi resta ancora oggi avvolto in un velo di mistero.

I sacerdoti occupavano un ruolo fondamentale nella civiltà egiziana, erano considerati anche dei maghi avendo un ottimo bagaglio culturale conoscendo la medicina, l'astronomia, la fisica e la chimica.
Studiavano le stelle, preparavano rituali e farmaci per sconfiggere le forze maligne che affliggevano i malati, presiedevano alle cerimonie religiose di stato, preparavano filtri d'amore e proteggevano l'incolumità del re costruendo di amuleti.

La maga Iside L'importanza attribuita alle invocazioni magiche era tale che i sacerdoti cercarono di scrivere incantesimi anche per convincere Osiride ad essere clemente con il defunto nel momento del giudizio delle anime.

Dai ritrovamenti fatti nelle sepolture egizie sappiamo che il re ricorreva spesso all'uso della magia per sottomettere i suoi nemici e su suo ordine il mago modellava statue d'argilla o di cera sulle quali poi incideva il nome dei nemici o dei ribelli che si rifiutavano di riconoscere l'autorità faraonica.

Il papiro Rollin ritrovato ad Edfu descrive l'attività di un mago così:

“Egli si mise a praticare la magia allo scopo di paralizzare gli uomini e costringerli a restare nel luogo in cui si trovavano .. con la cera fabbricò numerose statuette che avevano forma umana e che impiegava per sprofondare nella più completa inerzia gli individui che esse rappresentavano ...”

Anche il papiro Bremner-Rhind descrive i poteri magici dei sacerdoti ...

“Le formule magiche devono essere pronunciate da un uomo casto e puro... lui deve scrivere con l'inchiostro verde i nomi di tutti i nemici del faraone su un foglio di papiro, sia essi vivi o morti, oltre ai nomi di tutti coloro che sono sospetti e i nomi dei loro padri, delle loro madri e dei loro figli.. fare una statuetta in cera per rappresentare ciascuna di quelle persone e incidervi sopra il loro nome. Unire poi le foglie di papiro con una piuma di colombo nero, sputarvi sopra e calpestare con il piede sinistro, poi trafiggere le statuette con una punta metallica e infine gettarle sul fuoco e farle bruciare...”

Secondo un papiro conservato al museo di Hannover il faraone Psammetico III, che regnò solo dal 526 al 525 A.C., chiese aiuto ad un mago per sterminare i suoi nemici che provenivano dalle regioni dell'Asia.

Nonostante l'intervento dei maghi, Psammetico III regnò solo un anno fino al 525 a.C. quando l'esercito egiziano fu sconfitto nella battaglia di Pelusio. L'Egitto cadde sotto il dominio dell'impero persiano guidato dal re Cambise II che si auto proclamò re d'Egitto governandolo dal 525 al 522 a.C.

Il papiro di Hannover descrive la maledizione rivolta dal faraone Psammetico III verso il re persiano Cambise in questo modo:

“Cadi a terra, o abominio venuto da Sokaris... tu hai alzato il braccio contro l'occhio di Ra e hai catturato i figli di Horus... corri verso Sekhmet, che ella bruci le tue carni, che ella tronchi le tue dita, che ella respinga la pianta dei tuoi piedi lontano dalla terra d'Egitto. Che la disgrazia ti colpisca nel tempo che hai ancora da passare sulla terra ..non mi fai male... o Straniero...”

Ad ulteriore riprova dello scopo protettivo/intimidatorio della magia che i sacerdoti svolgevano è stata trovata una iscrizione del tempio di Edfu il cui testo dice:

“la magia serve ad intimidire e sottomettere gli uomini con il terrore e costringere i popoli, anche stranieri, ad accettare il potere del faraone, ai piedi del quale saranno posti tutti”...

Le statuine create dai maghi servivano ai sacerdoti anche per punire a distanza gli eventuali profanatori dei templi e sepolture reali infatti sono state ritrovate maledizioni scritte su papiri e steli. Una di queste dice:

“Ogni persona che farà qualche cosa contro questo sito sacro, oppure farà qualche cosa di male contro sacerdoti, verrà punito e la sua anima dannata in eterno non troverà mai riposo...”

Una stele rinvenuta a Tebe parla del lavoro di un sacerdote/mago così:

“Tutto quello che potrete intraprendere contro questa proprietà sarà fatto anche contro la vostra proprietà, perché io sono un ottimo officiante e nessuna ricetta magica è mai rimasta segreta per me...”

I maghi egizi incaricati di redigere le formule protettive usavano sempre toni minacciosi come si legge in una iscrizione del XVIII dinastia:

“Ogni nemico che faccia un atto ostile contro un luogo sacro, distrugga statue o danneggi iscrizioni avrà una vita tormentata da crudeli malattie, soffrirà per la fame, sete e per i morsi degli animali feroci... nessuno lo soccorrerà quando sarà in pericolo, la sua fortuna non andrà al suo erede, il suo nome non sarà onorato tra gli uomini e non seguirà Osiride nel suo periplo celeste ...”

I maghi avevano tre modi di esprimere il loro pensiero, uno era semplice , il secondo era simbolico e il terzo era sacro e scritto in geroglifico, a tal proposito anche il filosofo greco Eraclito ha descritto questa lingua magica dicendo che con il primo modo parlava, il secondo significava il terzo modo nascondeva.

Articolo a cura di Silvia B.

Fonti:
Antico Egitto (Guidotti-Cortese)
I misteri dell'Antico Egitto (Fenoglio)