Miti e divinità egizie

IUF-RA - KA - Divinità egizie

IUF-RA: l’aspetto del dio Sole Ra nel suo viaggio notturno agli inferi, allorché, immobile, naviga sulla barca notturna assumendo la testa di ariete. Lett. iwf equivale a « il corpo, il cadavere » significando che per visitare i morti occorre rendersi simili a loro.

KA

UNO dei principi costitutivi dell’individuo rappresentante l’elemento di contatto tra il corpo fisico ed i principi spirituali d’ordine superiore quali l’Akh e il Ba. È tradotto approssimativamente con « doppio », « corpo astrale » ecc.

La sua manifestazione, nel caso di privati, avviene solo dopo la morte, mentre il Ka del Faraone si manifesta già durante la vita del sovrano, seguendone la curva ascendente. Infatti è raffigurato sia come fanciullo (esattamente come controparte dell’essere che rappresenta) che da adulto, mai da vecchio.

Il suo simbolo è un paio di braccia alzate, segno che si ritrova anche sulla ceramica predinastica. Per sopravvivere, il Ka necessita del supporto fisico dato dal corpo mummificato. La sua attività si estrinseca nella tomba, compartecipando alla vita delle scene tombali riprodotte sulle pareti e a quella delle statuette funebri rappresentanti i servi e le danzatrici secondo il rango del defunto. Non è dotato di capacità dinamiche ed evolutive e la sua vita appare quindi come la continuazione, ad infinitum, di quella che il defunto era uso condurre sulla terra. È fornito di una certa memoria meccanica e delle qualità inferiori autocoscienti dell’Ego.

Doveva essere alimentato « fluidicamente » mediante le offerte funebri (dette kau) ridotte a speciale essenza con la combustione o la evaporazione. In sostituzione di queste si richiedeva dal passante la lettura di particolari formule capaci di evocare le offerte stesse, mediante il potere magico attribuito alla voce. Un particolare corpo sacerdotale, i « Servitori del Ka », era incaricato della amministrazione del culto e delle offerte funebri.

Il Ka aveva il potere di disturbare i viventi ed opportune precauzioni erano prese, nel corso dei funerali, per impedire la sua uscita dalla tomba. Può essere in parte paragonato all’umbra dei latini. La particolare concezione che lo riguarda è sopravvissuta tra gli arabi col nome di karin.

KHAT: il cadavere non mummificato e quindi corruttibile. Nel sistema geroglifico è raffigurato da un pesce morto. Mediante il rituale di trasformazione si trasforma in Sakhu (cfr.).