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Diario di viaggio in Egitto di Dimitri Fulignati

Ho messo piede sul suolo egiziano da poco più di quattro ore e mi ritrovo seduto ad un tavolino della "Lady Sophia" con i capelli scompigliati dal ghibli ed i riflessi della luna danzanti sulle acque del Nilo alla mia sinistra.

Luxor, 2 Luglio 2006.

Un caldo torrido, ma secco, avvolge i miei pensieri, mentre Ilaria è sdraiata sul letto della nostra camera esausta. Un'ora fa passeggiavamo per il centro di Luxor con alcuni italiani e Mustapha, un ragazzino egiziano che si era "offerto" di farci da guida.
Poco meno di un'ora di cammino fra le macerie e le rovine fatiscenti di quella che fu l'antica Tebe. Centinaia di bazar "acchiappaturisti" e decine di fantomatici mercatini arabi sparsi tra defecamenti e residui organici e non. Il Nilo sogghigna maestoso con il suo scettro d'acqua seduto sul suo trono imponente di Storia. Ed io mi accendo un'altra sigaretta e sorseggio karkadè, prima di cullarmi nelle braccia di Ilaria e di cominciare, finalmente, questo viaggio nel passato. A domani.

Esna, 3 Luglio 2006.

Sono seduto di fianco ad Ilaria stremati, ma sazi di cultura. Siamo ad Esna e la voce melodiosa del Muezzin vibra insinuandosi tra l'aria afosa. Il lungo Nilo di Esna è semideserto, sembra molto meno caotica di Luxor, tuttavia si respira un retrogusto di diffidenza.
Questa mattina all'alba abbiamo visitato la valle dei Re e la valle delle Regine immergendoci in una sorta di altro mondo parallelo e affascinante. Le tombe dei tre Ramses, la tomba di Tutankhamon, quali incredibili sensazioni, quali profumi agrodolci di vissuto, quale magia. Poi la tomba del Principe Kha em-Waset, figlio di Ramses III, una moltitudine di colori protetti dalla volta celeste, da migliaia di stelle nel blu. Purtroppo la meravigliosa tomba di Nefertari non era aperta al pubblico.

Nella tarda mattinata siamo giunti al tempio di Hatshepsut, non prima di soffermarci ad ammirare la magnifica forza dei colossi di Memnon che giocavano a nascondino con le mongolfiere colme di turisti danarosi. Deir el-Bahri, il tempio di Hatshepsut, senza respiro, senza parole.
Tutti i sensi del mio corpo erano come estasiati dinnanzi a ciò che avevo intorno e dentro me. Sarei voluto restare lì ad addormentarmi con il sole, ma il tempo, come spesso accade, non giocava a mio favore. Sapevo, però, che quello sarebbe stato un arrivederci e non un addio.

Verso l'ora di pranzo e con una temperatura di circa 45°, finalmente, entriamo nella foresta di colonne per eccellenza, il tempio di Luxor con il suo magnifico viale delle Sfingi. Opera di Amenophi III e Ramses II questo capolavoro architettonico ha la capacità di renderti protagonista e quindi, in un certo senso, Faraone, appena varchi il primo cortile.

Dal tempio di Luxor percorrendo con la fantasia il lungo dromos giungiamo a Karnak seconda ed ultima tappa di questa metà giornata. E' qui che un alto recinto di mattoni racchiudeva una sorta di città santa pensata per celebrare misteriose cerimonie ed è qui che si erge il grande tempio di Amon-Re. Migliaia di anni sollevati con il mio dito mignolo, dove risale il Nilo scende la storia e mi ritrovo a scrivere parole punteggiate da feluche bianche.

Kom Ombo, 4 Luglio 2006.

Dietro di me svetta, dall'alto di una sorta di acropoli egizia, il tempio illuminato di Sobek e Haroeris in tutto il suo splendore. La mattinata era cominciata con la visita a Edfu del tempio di Horus colui che coniugava la fusione tra celeste e terreste, testa di falco, corpo d'uomo, figlio di Iside Osiride, bellicoso e possente proprio come il tempio a lui dedicato.
Dopo circa cinque ore di navigazione sul fratello Nilo siamo giunti a Kom Ombo e dopo l'interessante visita al tempio di Sobek il dio coccodrillo e di Haroeris il dio guaritore, siamo stati in compagnia di alcuni amici, tra i quali Laura e Agnese, a prendere un thè caldo e fumare il narghilè in un tipico caffè arabo sospesi in un'oasi di tempo non identificabile.
Mentre scrivo è la mattina del 5 luglio e la nostra "Lady Sophia" sta attraccando al porto di Assuan. Per sempre da sempre.

Assuan, 5 Luglio 2006.

E' il mio quarto risveglio nello Misr. Ho trascorso la mattinata in barca a motore lungo le rive del Nilo nubiano. Si dice che la lingua nubiana sia solo parlata e non scritta e, quindi, cercherò con queste mie poche righe si sfatare questa leggenda-verità. Un piccolo giro su una piccola barca per ammirare l'isola Elefantina, il giardino botanico, il mausoleo dell'Aga Khan e i piccoli villaggi nubiani situati lungo le sponde del fiume. Verso l'ora di pranzo siamo stati a visitare la grande diga di Assuan terminata nel 1964 ed abbiamo dato un'occhiata alla vecchia diga, quando, onestamente, avrei preferito andare a vedere l'obelisco incompleto nella grande cava di granito. Il pomeriggio visita al tempio di Philae sull'omonima isola, tempio che venne spostato a seguito dell'innalzamento delle acque del lago artificiale Nasser, tra il 1972 e il 1980, dall'isola di Agilkia dove, originariamente, risiedeva. Fino al 1980, infatti, le sue straordinarie meraviglie erano semisommerse dall'acqua ed erano visibili soltanto due mesi l'anno. La notte è scivolata via lentamente e le risa dei bambini mi hanno fatto da ninna nanna.

Il Cairo, 6 Luglio 2006.

Partenza in aereo da Assuan ad Abu Simbel in mattinata e visita del grande tempio dedicato a Ramses II e del piccolo tempio dedicato ad Hathor, la madre universale. Anche se, in realtà, il piccolo tempio venne dedicato da Ramses II alla regina Nefertari, sua moglie prediletta.

Uno spettacolo inverosimile di bellezza artistica miscelato con l'imponenza delle statue di Ramses all'entrata del grande tempio. Meravigliosi anche i geroglifici all'interno tra i quali spicca la splendida battaglia di Qadesh.
Non è da meno il piccolo tempio che, anch'esso scavato nel declivio roccioso, rivolge al lago Nasser la facciata.
Nel primo pomeriggio trasferimento in aereo per il Cairo e sistemazione allo Sheraton Hotel di Heliopolis. La sera in giro per le strade della città dei mille minareti, città in cui l'unica regola è non avere regole ed in cui tutto è barattabile e trattabile, anche la vita. La città dei morti, un autentico cimitero abitato, il ponte el-Tahrir, il ponte degli innamorati, il monumento funebre al presidente Sadat, assassinato nel 1981.
Lentamente torniamo al nostro albergo di Heliopolis. Insciallah.

Il Cairo, 7 Luglio 2006.

Risveglio con un'abbondante colazione all'inglese e partenza per il sito archeologico di Giza. Visita delle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino. Siamo entrati dentro le piramidi di Cheope e Chefren un'esperienza mistica e trascendentale al tempo stesso, come penetrare la storia, entrare nel suo cuore e sentirne il battito pulsante. Poi tappa al museo che ospita la barca sacra ed infine alla scoperta della Sfinge che sembrava guardarmi compiaciuta e sorridermi. Dopo il pranzo in un ristorantino tipico a base di pesce ci siamo trasferiti a Memphis che fu la prima capitale d'Egitto ed abbiamo ammirato, tra le altre cose, il colosso di Ramses.

Nel tardo pomeriggio ci siamo diretti a Saqqara ad ammirare la piramide a gradoni, la prima, storica, piramide dedicata a Zoser e creata da Imhotep costruendo a più riprese, sopra una mastaba a pianta quadrata, una piramide, appunto, simbolo dell'ascesa divina dopo la morte.
Dopo la cena in albergo, fuga in taxi alla volta di el Qahira, tante città in una, l'anarchia immersa nella tradizione, la caoticità e la lentezza, più semplicemente il Cairo. Un lungo girovagare per Khan el-Khalili in compagnia di qualche straniero con zaino e taccuino poi la sosta al Cafè Fishawi tra un thè alla menta ed una fumata di narghilè, sperando di incrociare lo sguardo di Nagib Mahfuz intento a scrivere uno dei suoi capolavori. Edinfine la corsa nella notte a bordo di un vecchio taxi con Ilaria, Agnese e Laura terrorizzate sul sedile posteriore, mentre la mia mano di scrittore teneva salda il volante e si dirigeva verso la poesia più pura del viaggio, l'imprevisto.

Il Cairo, 8 Luglio 2006.

Alzarsi dal letto stamattina è stato traumatico, ma un buon caffè ed un bicchiere di succo d'arancia mi hanno aiutato a vincere la mia battaglia fittizia ed evitare di assumere posizioni ieratiche e oniriche nel corso della giornata che mi sarei apprestato a condurre.

Subito dopo colazione partenza per il cuore medievale del Cairo verso el-Qala, la cittadella fondata nel 1176 da Saladino e visita delle moschee di Muhammad Ali e di en-Nasir Muhammad.

Nella tarda mattinata arrivo al meraviglioso museo egizio e, finalmente, visita dei tesori della tomba di Tutankhamon con la maestosa maschera funeraria in oro massiccio, incrostata di lapislazzuli, quarzi e vetro blu.
Credevo di sognare ed invece mi trovavo proprio davanti a quel miracolo. Vederla era sempre stato uno dei miei sogni e lo avevo realizzato.
Pranzo all'Hard Rock Cafè con Ilaria dopo un'estenuante passeggiata sul lungo Nilo con il sole a capofitto sulle nostre teste e pomeriggio di nuovo al mercato di Khan el-Khalili ad immergerci tra profumi, rumori e colori delle mille botteghe. Si deve a un grande Khan caravanserraglio costruito intorno al 1380 dall'emiro el-Khalil sul luogo della tomba degli antichi califfi fatimidi, il nome di questo pittoresco bazar. Un ultimo saluto al Cafè Fishawi, il caffè degli specchi, ed il ritorno in albergo per la cena.
La notte ci riporterà nella piana di Giza ad assistere allo spettacolo di suoni e luci di fronte alle piramidi. Il nostro viaggio sta per concludersi ed un ultimo saluto a Cheope, Chefren, Micerino e la Sfinge è il modo migliore per accarezzare la Storia e sussurrarle all'orecchio: " Grazie di tutto ciò che mi hai donato in questi giorni, conserverò tutto con cura nello scrigno della mia anima".

Alle cinque del mattino ci aspetta l'aereo che ci riporterà in Italia dall'aereoporto del Cairo. Jalla, Jalla.

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