Cleopatra: alla ricerca del mito - Gli scavi alla ricerca di Cleopatra

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Nella stagione 2006-2007 l’équipe egiziano-dominicana ha riportato alla luce tre piccoli depositi di fondazione nell’angolo nordovest del tempio di Osiride, a qualche palmo appena dal punto in cui aveva smesso di scavare la spedizione ungherese. I depositi collegavano senza ombra di dubbio il tempio di Osiride al regno di Tolomeo W, che governò un secolo e mezzo prima di Cleopatra. Nel 2007, a ulteriore sostegno dell’importanza che il sito rivestiva per i Greci dell’antico Egitto, gli scavatori hanno rinvenuto lo scheletro di una donna morta di parto; fra le anche dello scheletro c’erano le ossa del bambino mai nato. La donna aveva la mascella spalancata, segno della sua grande sofferenza, e nella mano destra stringeva un piccolo busto di marmo bianco che raffigurava Alessandro Magno. «Questa donna è un mistero», dice Martinez.

Nel giro di sei anni, Taposiris Magna è diventato uno dei siti archeologici più attivi d’Egitto. Qui sono stati rinvenuti oltre mille reperti, 200 dei quali considerati significativi: vasi, monete, gioielli in oro, teste di statue (probabilmente infrante dai primi cristiani). Una scoperta di rilievo è stata quella di un vasto cimitero fuori delle mura del tempio, a indicare che i sudditi desideravano essere sepolti vicino alle spoglie del loro sovrano.

La metà superiore di un colosso di granito viene issata in superficie nella baia di Abukir, a nord-est di Alessandria. La scultura, alta circa 6 metri, raffigurava Hapi, il dio delle piene annuali del Nilo che fertilizzavano i campi d’Egitto. Probabilmente si ergeva davanti al tempio maggiore di Herakleion, centro commerciale, meta di pellegrinaggio e sito rituale per Cleopatra e altri faraoni tolemaici, scomparsa da secoli e oggi ritrovata sott’acqua.

Ma la tomba di Cleopatra continua a essere inafferrabile come un miraggio, e l’ipotesi sulle personalità sepolte a Taposiris Magna più che sui fatti si basa ancora soltanto su dotte congetture. Forse il regno di Cleopatra si è sgretolato troppo in fretta per consentire alla regina di costruire una tomba segreta? Chissà. Ma dal “non ancora dimostrato” al “confutato” ce ne vuole, e molto.

Chi guarda con scetticismo all’ipotesi avanzata da Kathleen Martinez sottolinea che in archeologia è raro che qualcuno, dopo aver annunciato quale scoperta si accinge a fare, scopra effettivamente ciò che si era prefisso. «Nulla dimostra che Cleopatra abbia tentato di nascondere la propria tomba», dice l’egittologo Duane Roller. «Sarebbe stato difficile nasconderla a Ottaviano, visto che fu proprio lui a seppellirla. E tutte le testimonianze indicano che Cleopatra fu sepolta assieme ai suoi antenati. il materiale legato alla regina rinvenuto a Taposiris Magna non è significativo, perché in Egitto materiali simili sono stati rinvenuti in vari siti».

«Concordo sul fatto che Ottaviano conoscesse il luogo e abbia autorizzato a farvi seppellire Cleopatra», dice Martinez. «Ma quello di cui sono convinta, anche se è solo un’ipotesi, è che una volta completata l’opera di mummificazione, i sacerdoti di Taposiris Magna abbiano sepolto le spoglie di Cleopatra e Marco Antonio altrove, in un posto segreto sotto il cortile del tempio, senza richiedere l’approvazione dei Romani».

Se mai verrà ritrovata la tomba di Cleopatra, solo la scoperta della tomba di Tutankhamon, avvenuta nel 1922 grazie a Howard Carter, potrà competere con un evento archeologico così sensazionale. Ma il ritrovamento della sua tomba, per non dire delle sue spoglie, riuscirà anche a completare il nostro ritratto dell’ultima faraona d’Egitto? E come potrebbe essere altrimenti? Da un secolo a questa parte, l’unica aggiunta alle testimonianze archeologiche di cui disponiamo è stata un ritaglio di papiro con cui nel 33 a.C. si concedeva a un cittadino romano l’esenzione dalle tasse, che secondo gli studiosi fu scritto per mano di Cleopatra.

D’altra parte, ritrovare la tomba della regina forse impoverirebbe quella che Shakespeare definì “la sua infinita varietà”. Privo di un corpo, lontano nel regno del mito, il personaggio di Cleopatra può liberamente adattarsi a seconda delle epoche, e forse la sua vitalità nasce proprio da questo. Nessun’altra figura del passato remoto ci appare così versatile nelle sue ambiguità e così moderna nelle sue contraddizioni.

È l’ora di pranzo e gli operai impegnati negli scavi si sono messi a mangiare all’ombra. Siamo seduti sul pilone del tempio, sotto il radioso sole di mezzogiorno, e guardiamo il mare. Nell’aria immobile aleggia un senso di eternità, come se qui intorno fossero presenti gli dei egizi: Ra, signore della Terra, del cielo e degli inferi, e Iside, che aveva salvato Osiride inducendo Ra con l’inganno a svelare il proprio nome segreto.

La ricerca di Cleopatra è costata non poco a Kathleen Martinez, che nell’impresa ha investito molte risorse personali. Ha preso casa ad Alessandria, ha cominciato a studiare l’arabo. Durante la rivoluzione scoppiata nelle prime settimane di quest’anno, mentre stava lavorando agli scavi, è stata affrontata in maniera violenta da un gruppo di uomini e per il momento i lavori nel sito sono sospesi. Lei spera di potervi tornare in autunno. «Sono convinta che alla fine troveremo quello che cerchiamo», dice. «Perché ora non stiamo più cercando nei libri, ma nella terra».

Statua Tolemaica del III secolo AC
Statua Tolemaica del III secolo AC
Questa statua in pietra del III secolo a. C., poco più grande del naturale e proveniente da Canopo, sfoggia una veste tipica delle regine tolemaiche. Per il legame con Iside, il nodo che ne lega i lembi viene detto spesso nodo d’Iside. Per i Tolemaici il rapporto fra Iside e Osiride, suo fratello e consorte, era un modello da seguire nelle unioni reali. Il culto di Iside rimase vivo per altri 500 anni dopo la morte di Cleopatra, sua devota seguace.

Fonte: National Geographic - luglio 2011