L'importante scoperta dell'egittologa Irene Morfini

La straordinaria scoperta dell’egittologa lucchese Irene Morfini a Luxor Un cunicolo segreto in una tomba l’ha condotta alla sepoltura di un principe.

Era la sepoltura di May e della moglie Neferet quella tomba comparsa davanti agli occhi scintillanti di gioia di Irene Morfini, l’archeologa lucchese di 33 anni a capo, con la collega spagnola Mila Alvarez Sosa, del progetto di ricerca nella zona adiacente alla Valle dei Re, la Valle dei Nobili, nella parte ad ovest del Nilo a Tebe (oggi Luxor), meta di frotte di appassionati. «Stavamo lavorando nella tomba 109, conosciuta soltanto come numero, ma inedita – racconta l’archeologa –. Abbiamo individuato un cunicolo e ci siamo entrate dentro, percorrendolo piegate. All’uscita ci siamo trovate in una sala trasversale e ci è apparsa la tomba di May e Neferet, della stessa dinastia (XVIII) dei defunti della tomba 109».

Irene Mprfini (a sinistra)
Irene Mprfini (a sinistra)
Un’emozione indescrivibile per Irene, altro “cervello” che ha lasciato l’Italia. A Lucca, dove vivono i genitori (il padre Gianguido, è un assicuratore in pensione), resta soltanto 15 giorni l’anno. Il resto del tempo lo passa in Olanda, dove si trova in questo momento, e in Egitto a scavare. Di Lucca ricorda i tempi del Liceo Classico Machiavelli (lo stesso frequentato, tra gli altri, dall’attuale ministro dell’istruzione, Stefania Giannini, e dall’attuale membro della Corte Costituzionale e già presidente del Consiglio, Giuliano Amato), ma ormai è in contatto solo con gli amici più stretti. Lucca però ha continuato a forgiarla anche all’Università: a Pisa ha trovato la scuola di una delle egittologhe più celebrate al mondo, Edda Bresciani, ed ha avuto come controrelatrice alla tesi un’altra lucchese, Flora Silvano, anche lei “prodotto” del Classico Machiavelli. «A Luxor – racconta – sono arrivata alla fine di novembre e gli scavi sono terminati il 26 gennaio. Sponsor privati hanno finanziato il lavoro condiretto da me e Mila nella zona di Qurna, il Min Project portato avanti con la cooperazione del ministero per le Antichità egiziano. Il risultato è andato davvero oltre le previsioni». 01-B_WEB (Nella foto: il banchetto funerario trovato su una parete della tomba di May e Neferet) La conferma arriva dai siti specializzati che riportano con evidenza lanotizia. Scrive un altro archeologo famoso, Mattia Mancini: «Inizia subito col botto l’avventura nella necropoli di Sheikh Abd El-Qurna (Tebe Ovest) della Missione Canario-Toscana, diretta dalle giovani egittologhe Mila Alvarez Sosa e Irene Morfini. Infatti, durante i lavori della prima stagione nella già nota tomba di Min, è stata individuata una nuova sepoltura risalente alla XVIII dinastia, accessibile proprio da un’apertura su una parete della Tomba 109». Qui, spiega l’archeologo, erano sepolti May e la moglie Neferet e, grazie alla lettura del testo di un cono funerario rinvenuto nella tomba, conosciamo anche i numerosi titoli onorifici del defunto come “Sindaco”, “Principe”, “Supervisore ai cavalli del re”, “Supervisore ai campi” e “Supervisore al bestiame”.

Le iscrizioni parietali, invece, forniscono ulteriori dettagli sulla vita quotidiana della coppia che doveva sicuramente appartenere all’élite». Morfini e la collega hanno da parte loro descritto l’emozione della scoperta nel diario pubblicato anche sul web: «Oggi – raccontano – è probabilmente uno dei giorni più speciali nella nostra carriera. Il ministro delle Antichità, il dottor Mohamed Ibrahim, ha infatti annunciato la scoperta di una nuova tomba a Luxor da parte della nostra missione. Ciò è accaduto quando stavamo lavorando nelle tombe di Min e Kampp -327-. «La sepoltura risale alla XVIII dinastia ed appartiene a May, ritratto assieme alla moglie Neferet in diverse scene. Grazie alla scoperta anche di un cono funerario, è stato possibile conoscere i numerosi titoli del defunto, fra cui: “Supervisore a tutti i cavalli del re”, “Supervisore al bestiame”, “Supervisore ai campi”, e “Sindaco”. «Le scene rappresentate sulle pareti della tomba, sebbene il loro stato di conservazione non sia dei migliori, conservano ancora i colori originali ed includono: scene di banchetto funerario, scene di offerta e scene tipiche di caccia e pesca nelle paludi. Altre scene saranno visibili una volta che daremo inizio agli scavi nella tomba».

Irene Mofini al lavoro in una tomba egizia
Irene Mofini al lavoro in una tomba egizia
È già qualche tempo che il Min Project opera nella necropoli di Sheikh Abd El-Qurna. In particolare studia la tomba di Min e la sua estensione, la Kampp-327. Come scrive Fulvia Palacino in un sito specializzato, «il gruppo sta ancora lavorando sulla rimozione dei detriti nella nuova struttura. L’obiettivo di Min Project è copiare e studiare iscrizioni e scene conservate dalla tomba, documentare l’architettura del monumento e intervenire con il restauro, visto che la tomba è stata vandalizzata come tante altre. Finora la tomba di Min non era mai stata studiata in modo sistematico; iscrizioni e pitture non sono mai state esaminate a dovere, né tanto meno fotografate». Più che comprensibile allora la gioia di Irene, che risponde dalla sua casa di Leida in Olanda, dove si è stabilita. «Perché Leida? Dopo la laurea a Pisa, ho frequentato un master a Leida, in pratica laureandomi due volte – dice l’egittologa –. Ora ho un dottorato. La mia vita si divide tra l’Olanda e l’Egitto. Certo, oggi la situazione del Paese scoraggia un po’ il turismo, ma è un peccato perché dopo le devastazioni sono andati avanti con celerità i restauri. Nel museo del Cairo si possono vedere anche i reperti caduti nella mani dei vandali e stanno andando avanti le opere per costruire il nuovo grande e moderno museo. La parte archeologica che noi conosciamo dell’Egitto è molto modesta rispetto a quello che ancora è coperto dalla sabbia del deserto. Basta scavare, e qualcosa affiora sempre. Il problema sono le risorse».